«Fate presto e fate come diceva Silvio»

Monti, Grilli, Draghi. Non sono i protagonisti di una fiaba per bambini, con animali ed elementi naturali antropomorfi, ma solo i componenti della delegazione italiana che ieri si è recata a Bruxelles per partecipare alla riunione dell’Eurogruppo. A rappresentare il Belpaese, di fronte agli occhi severi dei partner europei c’erano infatti il premier e ministro dell’Economia Mario Monti, il suo vice Vittorio Grilli e, in veste di presidente della Bce, Mario Draghi, alla sua seconda uscita ufficiale dal suo insediamento alla guida dell’Eurotower. Un appuntamento definito “cruciale”, nel quale, oltre ai soliti inviti alle «riforme», alla «crescita», al «risanamento», l’Ue ha chiesto al governo Monti di tornare… a Berlusconi. Già dal pomeriggio, comunque, il neopremier ha avuto un incontro bilaterale con il presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker e con il ministro delle Finanze francese Francois Baroin.Durante la riunione dell’Eurogruppo, in seguito, il commissario europeo agli Affari economici e monetari, Olli Rehn, ha presentato il rapporto sull’Italia, dopo il “commissariamento” deciso nelle settimane scorse e la missione degli ispettori Ue a Roma conclusasi qualche giorno fa.

«Ripristinare la fiducia»

«L’Italia – è stato, nel dettaglio, il monito lanciato dalla Commissione Ue al nostro Paese – deve rapidamente aumentare i suoi sforzi per fronteggiare la sfida incredibile che ha davanti. Il governo ha le competenze per disegnare un pachetto completo di riforme, ma per essere credibile, l’agenda deve essere ambiziosa, globale ma anche dettagliata e vincolata a una tempistica precisa». Per Rehn, «il nuovo governo ha le competenze per definire un pacchetto di riforme complessivo e coerente un pacchetto che può ridare impulso alla crescita e ripristinare la fiducia». Il fatto di «ripristinare la fiducia nei mercati, per l’Italia, dipende in modo cruciale dal sostengo di partiti, parti sociali e cittadini alle riforme del governo», si legge nel documento intitolato “Affrontare le sfide italiane dell’alto debito e della bassa crescita”. Che continua: «Per assicurarsi un sostegno duraturo, il governo deve chiaramente e in modo convincente spiegare i costi insostenibili di un fallimento, e i benefici per la società intera contro le inevitabili resistenze di gruppi ristretti che perdono i loro privilegi». Rehn riconosce che, «mentre sta anzitutto all’Italia convincere i mercati della sua determinazione ad affrontare le sfide, l’area euro nel suo insieme ha anche bisogno di trovare soluzioni sistemiche credibili per scongiurare un ulteriore contagio e per fugare ogni dubbio sul futuro dell’euro e dell’eurozona». Il rapporto cita poi il principio dell’equità sociale che, «come Monti ha sottolineato, è essenziale» nell’agenda delle riforme e concorda sul fatto che la capacità dell’Italia di fare le riforme per ripristinare la fiducia dei mercati dipende dal «sostegno dei partiti, delle forze sociali e dei cittadini».

La soluzione? Tornare a Silvio

Altri passaggi del documento, tuttavia, mostrano maggiori momenti di interesse. Come ad esempio quando leggiamo che, «nel formulare la sua agenda di riforme», il nuovo governo «può costruire sui numerosi provvedimenti che sono già stati decisi». Decisi da chi? Dal precedente governo, è ovvio. In un altro passaggio, il rapporto Ue scrive: «Se la crisi ha costretto al riorientamento delle politiche in altri Paesi, in Italia non cambia le priorità, che sono note a tutti, e che anzi con la crisi sono diventate ancora più urgenti». Insomma: seguite il percorso tracciato da Berlusconi e fatelo in fretta (altro che sottosegretari e spartizioni varie).

Giù il deficit all’1,6% nel 2012
Scendendo più nel dettaglio, le misure tampone richieste «dovrebbero essere predisposte per salvaguardare gli obiettivi di bilancio annunciati a fronte di una crescita economica più debole in Italia e altrove. Rispettare l’obiettivo di riduzione del deficit all’1,6% del Pil nel 2012 è un passo avanti essenziale verso il pareggio di bilancio nel 2013». Obiettivo a rischio secondo la Commissione, che, nelle previsioni economiche d’autunno, aveva stimato per il 2012 un deficit del 2,3%. Da qui la necessità di colmare quello 0,7%, che equivarrebbe a circa 11 miliardi di euro. Rehn ritiene quindi che la spesa per le pensioni dovrebbe essere «velocemente» ridotta, accelerando per esempio l’entrata in vigore dei nuovi parametri del sistema previdenziale (riducendo il divario uomini donne nell’età di pensionamento nel settore privato), stringendo le regole sul pensionamento anticipato penalizzandolo o eliminandolo, rivedendo i regimi pensionistici più generosi, sospendendo automaticamente l’indicizzazione delle pensioni in caso di crescita economica negativa eccetto che per le pensioni basse. Le raccomandazioni europee prevedono di «spostare la tassazione dal lavoro ai consumi e all’immobiliare». Per l’Ue, infatti, «la tassazione in Italia è molto elevata e non distribuita equamente a causa dell’elevata evasione fiscale, che va ridotta».