E Di Pietro preferisce difendere la Grecia…

Il sospetto che Antonio Di Pietro voglia fondare un nuovo partito, la Gdv, la Grecia dei Valori, è scattato ieri mattina quando l’ex pm, in piena bufera di Borse e spread, s’è lanciato nella difesa della terra di Platone. «La tempesta? È colpa nostra, non della Grecia, non scarichiamo sul referendum greco le responsabilità del governo italiano…», ha commentato di prima mattina il leader dell’Idv, posizionandosi prepotentemente in testa al partito dei tifosi anti-italiani, che nel corso della giornata s’è rimpolpato di dichiarazioni di esponenti dell’opposizione che nascondevano a fatica l’euforia per la drammatizzazione della crisi. Immaginare un Bersani un po’ brillo, a metà mattinata, mentre incrocia i calici con Casini e Di Pietro e detta una nota in cui esprime forte preoccupazione e chiede, tanto per cambiare, un passo indietro a Berlusconi, è un esercizio di fantasia neanche troppo spinto.

Bersani chiama il Colle
Le Borse stavano già precipitando, per effetto dell’annunciato referendum della Grecia, quando il segretario del Pd ha fatto sapere di aver avuto un colloquio telefonico con il capo dello Stato Giorgio Napolitano. Poi, dimostrando un enorme spirito di sacrificio e un apprezzabile senso delle istituzioni, si fa per dire, s’è proposto come alternativa a Berlusconi, con una velina maliziosa affidata alle agenzie: «Nel corso della telefonata, il leader dei democratici ha dato la disponibilità del Pd e delle forze di opposizione a prendersi le responsabilità necessarie per l’aggravarsi della crisi finanziaria dell’Italia». Tra le altre stranezze di questa telefonata unilaterale, di cui Bersani ha voluto dare notizia a tutti i costi, c’è anche il “rumor” fatto filtrare dagli stessi ambienti del Pd secondo cui il presidente Napolitano si sarebbe mostrato molto preoccupato per la situazione. Altra novità: ieri, per una volta, anche Valter Veltroni, il principale nemico interno di Bersani (Renzi a parte) s’è mosso per chiedere la testa del Cavaliere, invocando allo stesso tempo un “sussulto di responsabilità e di amore per l’Italia”.

L’Udc contro tutti

Tra le fila dei centristi, il fronte comune con le opposizioni passa per la stessa predisposizione all’allarmismo e per la richiesta di un passo indietro di Berlusconi. Anche se l’Udc preferisce ritagliarsi un ruolo autonomo attaccando sia la destra che la sinistra, colpevoli di distrarsi in attività interne in una fase di massima urgenza per le sorti dell’Italia: «In una giornata come questa, a sinistra c’è chi si preoccupa delle primarie e a destra chi annuncia trionfante un milione di tessere. È sbalorditivo e drammatico allo stesso tempo, molti di noi sembrano sulla luna», scrive il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini sul suo profilo facebook. Poi il Terzo polo elabora una posizione comune e chiede al premier di riferire in aula, prima del G20: «Davanti ai drammatici avvenimenti di queste ore, che rischiano di compromettere irrimediabilmente il futuro degli italiani, non servono polemiche nè impegni generici. Chiediamo che il presidente del Consiglio venga in Parlamento per illustrare, prima della riunione del G20, le decisioni concrete che assumerà nelle prossime ore. Non è il momento di indugiare oltre in rassicurazioni di rito», dichiarano in una nota congiunta il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, il presidente di Futuro e libertà Gianfranco Fini e il presidente di Alleanza per l’Italia Francesco Rutelli.

L’anti-italianità

Nella maggioranza sono tante le voci che si levano contro l’atteggiamento strumentale dell’opposizione, pronta ad incalzare il governo nei momenti più difficili, durante i quali ci sarebbe bisogno di una maggiore coesione. «Nessuno dei Paesi europei finiti nel mirino della speculazione ha cambiato il proprio governo. La sola Spagna si prepara a farlo, ma ricorrendo alle elezioni anticipate convocate per domenica 20 novembre», s’è lamentato ieri Osvaldo Napoli, vice presidente dei deputati Pdl. «Come mai quanti oggi sostengono che i mercati bocciano il governo non hanno detto che lo premiava la settimana scorsa, quando la Borsa era in crescita?», s’è chiesto invece Massimo Corsaro, secondo cui le opposizioni italiane non si rendono conto «di essere gli unici provinciali a chiedere le dimissioni del governo, mentre all’estero le opposizioni non imputano a Merkel e Sarkozy i crolli delle Borse di Francoforte e Parigi».