E Bersani si fa “bello” con una telefonata

Sta accadendo di tutto, crollano le Borse in Europa, arrivano le cifre sul divario dello “spread”, parola di cui molti non sanno il significato ma che provoca comunque una certa ansia. Berlusconi torna in fretta e furia a Roma per seguire l’andamento della crisi, si lavora alle misure per far fronte a un nuovo tsunami economico. Ma qual è la notizia che viene data dalle agenzie di stampa come prioritaria e ripetuta a mo’ di tam-tam dalle tv, soprattutto da Sky? Questa: Bersani, ha parlato a telefono con Napolitano. Caspita, una notizia-bomba. E che si saranno mai detti? Bersani ha riferito che il Capo dello Stato è fortemente preoccupato. Lo si sapeva. Il leader del Pd ha poi dato la disponibilità delle forze di opposizione a prendersi le responsabilità necessarie di fronte all’aggravarsi delle cose. In che cosa consista però questa disponibilità non è dato saperlo, visto che le opposizioni hanno ripetuto per ore sempre le stesse frasi («il premier si ritiri», «decisivo un passo indietro del governo»), con gli stessi toni e con lo stesso obiettivo, quello di gettare fango su Palazzo Chigi. La vera notizia è giunta in tarda serata, quando Napolitano ha diramato una nota ufficiale auspicando una larga condivisione sulle misure anticrisi. Anche questa condivisione, però, resta un’incognita perché l’opposizione fino a oggi – rispondendo ad analoghi appelli del Colle – al massimo ha evitato di presentare  montagne di emendamenti.
Comunque sia, per ore in tv la notizia del giorno è stata la telefonata, un modo un po’ paradossale di fare giornalismo. In quella telefonata non c’era niente di rivoluzionario, Bersani (fortunatamente) non è il ministro dell’Economia e non è il premier. Che il Napolitano sia preoccupato lo sanno anche le pietre. E allora, per quali motivi una non-notizia è stata data come cruciale? Un sospetto ce l’abbiamo: si inventa l’asse Bersani-Napolitano così, se la questione della crisi evolvesse in modo positivo, il merito sarebbe anche del leader piddì. Un giochetto furbo di un’informazione inquinata.