Diciassette anni per l’Italia. Si riparte da 1 milione (di tessere)

Prima di Berlusconi, con Berlusconi e dopo Berlusconi. Il percorso della destra da Tangentopoli a oggi non può essere integralmente sovrapponibile a quello del Cavaliere e proseguirà anche dopo la caduta del governo.

1993, il Cavaliere pro Fini
«Se fossi a Roma non avrei dubbi, voterei Fini». Il 23 novembre 1993, l’allora leader della Finivest, all’inaugurazione del centro commerciale Euromercato di Casalecchio sul Reno, si schierò con il segretario del Msi Gianfranco Fini, in corsa nel ballottaggio per diventare sindaco di Roma contro Francesco Rutelli, ma prima il terreno per una svolta governativa di un partito antisistema era già stato preparato da un dibattito interno ed esterno.

Post Tangentopoli
Il crollo sotto i colpi della magistratura dell’intera classe dirigente del pentapartito, infatti, creò le condizioni perché i voti congelati dall’arco costituzionale rientrassero in gioco. “La destra di governo” nacque nelle amministrative del 1993: a Roma e Napoli il Msi superò la soglia del 30% e portò i suoi candidati (Fini e Alessandra Mussolini) al ballottaggio. Nei piccoli comuni, da Colleferro (Roma), alla Cerignola di Giuseppe Di Vittorio (Foggia), a Corato e Altamura (Bari), solo per citarne alcuni, i candidati missini conquistarono con voti plebiscitari i municipi.

Nasce Alleanza nazionale

Da forza di testimonianza e antisistema a soggetto politico con ambizioni di governo: in questa direzione lavorò Giuseppe Tatarella, esponente dell’ala moderata del partito, convinto di poter riunire culture politiche non di sinistra in un fronte modernizzatore. Non a caso sulle colonne dell’Italia settimanale diretta da Marcello Veneziani, nei primi anni Novanta si potevano leggere le firme di intellettuali cattolici come Rocco Buttiglione, trovare le provocazioni di Vittorio Sgarbi, le analisi conservatrici di Domenico Fisichella e le intuizioni di Giano Accame. Cattolici, monarchici, liberalnazionali e sociali in una sola casa: ecco la sintesi riunita nella nascente Alleanza nazionale, fondata a Fiuggi nel gennaio 1995 dopo lo scioglimento del Msi.

1994: i postfascisti al governo
Nel marzo 1994 l’alleanza tra Msi-An, la neonata Forza Italia e la Lega (quest’ultima unita solo con la lista berlusconiana nei collegi del Nord, al Sud invece il fronte unico fu realizzato da missini e berlusconiani) sancì la vittoria alle politiche del centrodestra e segnò una battuta d’arresto per “la gioiosa macchina da guerra” dei progressisti. Giuseppe Tatarella, primo postfascista nell’Italia repubblicana, fu nominato vicepresidente del Consiglio, Adriana Poli Bortone andò al ministero dell’Agricoltura e Altero Matteoli all’Ambiente. La prima esperienza del cavaliere a Palazzo Chigi durò poco, la Lega si sganciò dall’alleanza, favorendo l’insediamento del governo Dini.

La destra di governo
Le coordinate programmatiche della destra di governo attualizzarono battaglie di cambiamento antipartitocratiche già presenti ai tempi di Giorgio Almirante: in questo contesto si inquadra la campagna per il presidenzialismo, riforma costituzionale rivolta a garantire maggiore agibilità all’esecutivo, come contrappeso all’evoluzione federalista che la presenza al governo dei leghisti andava consolidando. I successi nelle elezioni svoltesi nei maggiori atenei, da Catania a Bari alla Sapienza di Roma, confermarono la vocazione al sindacalismo studentesco contro le baronie dei gruppi del Fuan, poi evoluto in Azione universitaria: le organizzazioni giovanili, postulando nelle scuole e nelle università sinergie con le sigle di Comunione e liberazione da un lato, e con i liberali da un altro, contribuirono a rafforzare nell’immaginario dell’elettorato la coesione del centrodestra unito poi alle politiche. Sul piano sociale le proposte della destra erano rivolte a temperare le proposte liberiste che in quel periodo storico andavano per la maggiore in Europa, mentre su sicurezza e immigrazione il lavoro legislativo fu incessante, prima opponendosi alla legge Turco-Napolitano e dopo con l’approvazione della Fini-Bossi (2002). La legge per “il giorno del ricordo” dell’esodo istriano-dalmata e il voto per gli italiani all’estero furono altri due punti qualificanti di una presenza patriottica negli esecutivi guidati da Berlusconi.

Le correnti del partito

Il dibattito di idee nella Seconda Repubblica a destra è stato ricco tra congressi, dibattiti interni e polemiche sui Secolo d’Italia e Il Giornale prima, dal 2000 anche su Libero. Il lavoro di elaborazione di tesi programmatiche è stato accompagnato dal ruolo di impulso incarnato dalle riviste di area. La corrente modernizzatrice, i “tatarelliani”, si riconosceva nelle proposte dei periodici curati da Tatarella, che adattava la testata del mensile alla temperie politica, passando così da Repubblica presidenziale a Il centrodestra fino all’ultimo, Millennio. Sensibilità più liberali o “euro global” si potevano apprezzare su Carta Minuta di Adolfo Urso, mentre dal 1996 Area, diretto prima da Vincenzo Centorame e poi da Marcello De Angelis, animò il filone culturale e politico della destra sociale, partendo dalle idee strutturate nell’omonimo saggio dall’intellettuale Giano Accame.

Le fondazioni

Nuova Italia, Fare Futuro, Fondazione della Libertà per il Bene comune, l’associazione Italia Protagonista: la prima legata ad Alemanno, la seconda ad Adolfo Urso, la terza ad Altero Matteoli, l’ultima a Maurizio Gasparri e Ignazio La Russa, sono stati soggetti culturali attivi sul territorio nel sollevare temi politici e nel ridurre la distanza tra elettorato e politica non abbandonando i riferimenti ideali storici di riferimento. I temi della cittadinanza per gli immigrati e la riflessione sui diritti civili sono stati invece elementi qualificanti del “Forum delle idee” promosso dal circolo di intellettuali vicini a Gianfranco Fini. Fondazioni e associazioni hanno costituito un pungolo e un momento di confronto arioso nella dialettica interna sia al partito che alla coalizione.

2008 Predellino-nascita Pdl
La soggettività autonoma della destra di governo rappresentata da An ha avuto un itinerario autonomo fino al 2008. Poi l’accelerazione di Silvio Berlusconi con il “discorso del predellino” a Milano (novembre 2007) – prima osteggiato e poi appoggiato con la costituzione delle liste uniche alle politiche da Fini – portò alla confluenza di Forza Italia e degli alleati nazionali nella nuova nascente organizzazione con il congresso alla Fiera di Roma (27-29 marzo 2009).

La formula 70/30

Il neonato partito è stato guidato fino alla nomina di Angelino Alfano da tre coordinatori: Sandro Bondi, Denis Verdini e Ignazio La Russa. Sul territorio per la costituzione degli organismi locali di guida del partito la formula di riferimento condivisa fu quella del 70/30, la prima quota riservata agli ex Fi e ai partiti minori confluiti nel Pdl, la seconda agli ex An. Il tesseramento appena concluso alla fine di ottobre ha sancito il superamento di questa ripartizione, dando inizio alla fase iniziale delle tappe congressuali.