Decidono i tecnici. E il Parlamento diventa un deserto

Dal tartufo, ai diamanti, alle biciclette, fino alla disoccupazione (albanese) e al trapianto parziale del polmone, senza dimenticare l’indagine in corso sulle sette sataniche da cui potrebbero emergere – non si sa mai – clamorose rivelazione sulle frequentazioni berlusconiane. Al parlamentare “commissariato” da Monti e in cerca di stimoli politici, nei prossimi giorni è riservato un menù politico particolarmente originale, visto che l’avvento del governo tecnico ha di fatto desertificato i lavori dell’aula, relegando deputati e senatori della semioscurità delle Commissioni, alle prese con temi lontanissimi da quelli che nei Palazzi europei decidono le sorti del Paese. Da qui alla settimana prossima c’è poco o nulla in agenda, nelle aule di Camera e Senato: si attende che Monti rientri dalla sua tournèe per illuminare le aula parlamentare con i suoi decreti. L’immagine del Transatlantico vuoto, ieri pomeriggio, in attesa di una seduta-lampo della Camera per annunciare un calendario scarnificato, è la fotografia della politica ibernata, che aspetta di uscire dal freezer nella quale è stata scaraventata dai professori imposti dall’Europa.

Il deserto parlamentare
La settimana alla Camera s’è aperta ieri, alla grande, si fa per dire, con la lettura del verbale della precedente seduta da parte del segretario d’aula, davanti a una platea fantasma. Poi la parola è andata al vicepresidente Rosy Bindi, che ha annunciato per oggi la discussione sul pdl costituzionale relativo all’obbligo di introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione e quella sulla regolamentazione dei “materiali gemmologici”, dai diamanti in giù. A ben vedere, in aula c’era un manipolo di leghisti, con il deputato Polledri che ha fatto notare come l’assemblea fosse deserta, il Parlamento fermo e all’ordine del giorno sia stato messo un punto, quello del pareggio di bilancio, considerato “indegno” da discutere fino all’avvento di Monti. Sette minuti, seduta sciolta. Nelle stesse ore, a Montecitorio, andava in scena un’eccitante riunione della Commissione Esteri, che aveva in agenda l’incontro con tale Ertugrul Kurkcu, deputato turco che lotta per la difesa dei diritti umani dei curdi. Interessante, ma un po’ meno decisivo per le sorti dell’Europa dei colloqui che in quelle ore Mario Monti stava tenendo a Bruxelles con Barroso e Van Rompuy. L’aria mesta che regnava ieri tra i divanetti del Transatlantico la dice lunga su come i parlamentari abbiano compreso che ormai il Parlamento – di cui Monti rivendica centralità – d’ora in avanti sarà sempre di più il luogo della politica virtuale che discute tanto e decide poco, in attesa che dall’alto calino i provvedimenti decisivi per le sorti dell’economia nazionale. Da votare, ovviamente, senza troppo fronzoli e in modo rigorosamente bipartisan. Ecco perché la presunta casta, da qui alla fine del governo Monti, si sta rendendo conto che è destinata a restare marginalizzata e sempre più oggetto di ironie sulla scarsa incisività sulle sorti del Paese, dopo l’avvento dei tecnici salvatori della Patria.

Il tartufo della Carlucci
A chi ha voglia di darsi da fare, non resta che sposare la battaglia epocale scatenata da Gabriella Carlucci in difesa dei “tartufai”, su cui Monti dovrebbe affrettarsi a fornire garanzie per non rischiare un nuovo strappo politico dell’ex soubrette, dopo quello col Pdl. Se ne parla oggi in Commissione Agricoltura, alla Camera: non sarebbe male un sostegno bipartisan alla legge, si attende consueto monito di Napolitano. Ma nei prossimi giorni, ai parlamentari in attesa di Monti, è offerta anche la possibilità di disimpegnarsi su temi come la disoccupazione albanese (Commissione Lavoro, comunicazioni del presidente sulla missione a Tirana su occupazione giovanile ed emigrazione delle Nazioni Unite in collaborazione con il Parlamento albanese), l’implementazione delle piste ciclabili (in aula da dicembre), il varo della patente nautica a punti (Commissione Trasporti), il trapianto parziale del polmone tra viventi (Commissione Affari sociali), fino all’inquietante indagine parlamentare sulle sette sataniche, che tiene banco al Senato, in Commissione Giustizia.

A chi parlano le Commissioni?
La palude in cui è sprofondato il Parlamento da quando è stata archiviata l’esperienza del governo Berlusconi, ovviamente non ha cancellato tutte le iniziative legislative che da tre anni e mezzo cercavano di farsi spazio fino ad approdare in aula, nè ha interrotto il lavoro delle Commissioni bicamerali impegnate in numerose indagini. Il problema, però, è che in mancanza di una dinamica maggioranza-opposizione e in assenza di un interlocutore politico al governo, ci si chiede che senso abbia arrivare fino in fondo, soprattutto nei casi in cui si stiano approfondendo questioni che il governo ha già avvocato a sè. È il caso della Commissione Lavoro, che è alle battute finali sull’indagine in materia di occupazione e che in settimana dovrebbe dare il via libera alle conclusioni sulle “dinamiche di accesso e i fattori di sviluppo”. Ma a chi “parlerà” un eventuale documento partorito dalla maggioranza? E una relazione di minoranza? Un caso che potrebbe ripetersi anche in Commissione Trasporti, anch’essa alle prese con un’indagine sul trasporto ferroviario di passeggeri e merci. Qualcuno, nel governo dei tecnici, leggerà quelle conclusioni partorite nel “segreto” del Parlamento? Altra riflessione: domani, nelle Commissione riunite di Finanze, Attività produttive e Politiche Ue della Camera, e Finanze, Industria e  Politiche Ue del Senato, si svolgerà l’audizione del Commissario europeo per il Mercato interno e i servizi, Michel Barnier. Un appuntamento che in altri tempi sarebbe stato cruciale, di interesse assoluto rispetto alle scelte future dell’Italia. Ma di fronte al trionfale “road show” di Monti nei Palazzi del potere europeo, tra Barroso, Van Rompuy e la Merkel, cosa vuoi che ci possa venire a dire di nuovo un certo Barnier?

Il calendario scritto al buio
Il clou dell’attività parlamentare dell’intera settimana è previsto per oggi, dove sia alla Camera che al Senato si riuniranno diverse Commissioni, tra cui quella Ambiente, che a Montecitorio svolge una serie di riunioni sulle fonti energetiche rinnovabili, tra cui quella dello Studio Legale Watson, Farley & Williams, dell’Istat, di Nomisma e della Fondazione per lo sviluppo sostenibile. Tutto ciò, però, al buio, in assenza di indicazioni politiche del neoministro Clini di cui, al momento, si sa solo che non disdegna il nucleare, più che le rinnovabili. E che ieri parlava. Ma al Senato.