Coro bipartisan in Transatlantico senza Silvio che noia…

La beffa finale, per Berlusconi, è l’arrivo di Gigi Marzulloin Transatlantico per partecipare, democristianamente, al funerale politico del premier. Forse non è un caso. Se i sogni aiutano a vivere meglio, Gianfranco Rotondi, passeggiando nel corridoio dei passi perduti, confessa che la notte scorsa ha avuto un incubo: «Ero con Cossiga, andavo a casa sua, in via Quirino Visconti, e lui mi ripeteva la sua profezia: nascerà un governo di centro-trattino-sinistra. Quello che sta venendo alla luce oggi, col sostegno del Pdl», racconta nel suo ultimo giorno da ministro. «Per me è un incubo davvero, l’ho detto a Cossiga, mentre mi accompagnava alla porta…». Poi annuncia: «Che farò? Deciderà Berlusconi. Potrei dimettermi se mi chiedesse di votare Monti». In tanti, tra i cronisti, sono più tristi di Sandro Bondi: «Da oggi, che palle, mesi senza maggioranza e opposizione…». E anche tra i parlamentari dell’opposizione, che hanno perso il “bersaglio fisso”, non c’è l’euforia che t’aspetti. Da domani, forse, si vota tutto, e tutti insieme. «Poi dicevano che qui, con Berlusconi, si premeva solo il pulsante, adesso sarà peggio…», commenta un anonimo Pdl.
Poco più in là, mentre il centrodestra in aula si prepara a tributare l’ultima standing ovation a Berlusconi, il saggio Pierluigi Castagnetti, ex diccì e personaggio di spicco dell’attuale Pd, quasi si emoziona al pensiero di vedersi sparire da sotto gli occhi l’avversario di sempre: «Sono contento che la fine politica del suo governo sia avvenuta in Parlamento, ho sempre odiato la prospettiva che la spallata potesse arrivare da un’aula di tribunale. Oggi si chiude una stagione politica, certo, sono contento. Ma per Berlusconi ho sempre nutrito rispetto, fin da quando io ero a Palazzo del Gesù e lui veniva a parlare con i leader della Dc, prima che decidesse di scendere in politica. Poi, anche al Parlamento europeo, quando io ero capogruppo del Ppe e lui premier, avevamo un bel rapporto. Rimpiangerlo? Non esageriamo…». Chi non crede all’uscita di scena del Cavaliere è Francesco Pionati, un altro ex dc che da cronista parlamentare ne ha viste di cotte e di crude: «No, oggi qui alla Camera non si respira certo un clima da ultimo giorno del berlusconismo. In tanti, me compreso, siamo convinti che tra sei mesi ce lo ritroveremo ancora qui, a cavallo….». Di una fase che si chiude per sempre parla invece Adolfo Urso, che passeggia per il Transatlantico in attesa che si consumi l’ultimo atto del governo, fermandosi a parlare con i possibili, futuri compagni di viaggio: «Oggi si chiude una fase politica caratterizzata da populismo e demagogismi opposti, sia nel centrosinistra che nel centrodestra, ma si può aprire quella di una svolta moderata nel segno del Partito popolare europeo. Berlusconi? Vedremo». Sotto il tendone dei fumatori, all’esterno del Transatlantico, Antonio Di Pietro si gode l’ultimo atto. Ma senza enfasi. E ricorda il momento più significativo dell’eterno e decennale duello con il Cavaliere nelle aule parlamentari. Quel giorno di qualche mese fa in cui l’ex pm si fece sorprendere tra i banchi della Camera a discutere in segreto con Berlusconi di un possibile “inciucio” con la maggioranza. Di Pietro, si festeggia? «No, ascolto, vedo che succede, sta parlando Galletti (dell’Udc ndr), è interessante». Le mancherà Silvio? E lui sorride, dando una boccata dal sigaro. “No comment”. Che non è “no” e basta. Il surreale si raggiunte quando il “responsabile” Domenico Scilipoti inizia ad aggirarsi per il Transatlantico a caccia di giornalisti, prima di inscenare un deprecabile show in aula. Teme l’oblìo, dopo l’uscita di scena di Silvio. Così, quando incrocia un cronista, gli molla un comunicato e quasi si inginocchia: «Ti prego, non ti dimenticare di me! Parla male, attaccami, ma parla di me…». Poi, alla richiesta di un commento sul Berlusconi-day-finale, si chiude in raccoglimento: «Mi mancheranno le nostre riflessioni politiche, io e lui, da soli…».