Con i tecnici cambia tutto. Anzi no. È il berlusconismo senza Silvio

Il premier italiano è un signore in là con gli anni, milanese e milanista, che va in Europa e fa le gaffe. Nelle dichiarazioni ufficiali sembra stimato da tutti, ma la stampa internazionale lo maltratta. Le sue proposte per il Paese? Non si sa, è tutto molto vago, per il momento ci sono solo tante promesse. Quel che si capisce è che vorrà liberalizzare un bel po’. E mettere la patrimoniale per i ricchi. Ma più che per le proposte concrete, per il momento ha preferito farsi ben volere per questioni private, biografiche, imponendo la propria storia personale sul proprio ruolo pubblico. Del resto uno stuolo di giornalisti compiacenti è ai suoi piedi. Il Parlamento invece è proprio sotto ai piedi, dato che il suddetto preferisce parlare dei destini della nazione in incontri semiriservati.

Berlusconi senza Silvio
Lo sappiamo: sembra un fondo del Fatto quotidiano ai tempi del berlusconismo imperante. Eppure, a distanza ormai di diversi giorni dalle dimissioni del Cavaliere, lo spartito della politica italiana non sembra poi così cambiato, anche se la maggior parte dei commentatori preferisce suonare un’altra musica. Immaginate, per esempio, se Berlusconi avesse progettato misure fondamentali per i destini del Paese senza riferire in Parlamento, senza spiegare alla stampa, senza dirlo agli italiani. Solo chiacchiere riservate con leader esteri e vertici clandestini con i capigruppo. Apriti cielo. Di sicuro ci avrebbero perforato i timpani a forza di pronunciare l’espressione centralità del Parlamento. E giù lagne contro l’esecutivo populista che se ne frega delle formalità democratiche. Ecco, Mario Monti sta facendo esattamente questo. Quali riforme abbia in mente lo sa Angela Merkel, non il Parlamento italiano. Eppure il premier dovrebbe rendere conto più al secondo che alla prima. Ma la sacralità delle procedure – ai tempi di Silvio considerata un valore irrinunciabile – oggi è poco più di un dettaglio trascurabile. Che poi quali sarebbero queste riforme? La patrimoniale? Il pareggio di bilancio nel 2013? Ma guarda un po’, tutta roba già sentita ai tempi del precedente governo. Persino Berlusconi stesso, alla fine, aveva dato l’ok alla patrimoniale sopra il milione di euro. Del resto sull’ipotesi di una tassa per i ricchi è intervenuto favorevolmente persino Billy Costacurta, l’ex difensore del Milan che si è sbilanciato: «Sono favorevole alla patrimoniale per le persone benestanti come me. Io sono disposto a sacrificarmi, a patto che si tolga qualche tassa sul lavoro e alle imprese». Pure Costacurta. Sicuri che Monti non sia semplicemente Berlusconi con la maschera da professore bocconiano?

Quelle gaffe europee
Anche il comportamento in sede internazionale del nuovo presidente del Consiglio si presterebbe a più di una critica. Il condizionale è d’obbligo, dato il conformismo che regna nei media al riguardo. Ricordate, del resto, il mantra ai tempi del berlusconismo? «Ci fa vergognare in Europa», «siamo ridicoli agli occhi del mondo» etc. Silenzio di tomba, invece, su un premier che si umilia da solo andando in giro a rassicurare i partner internazionali sul fatto che l’Italia «farà i compiti a casa», come si si trovasse accanto a maestrine dalla penna rossa e non in un contesto di rapporti leali e paritetici. Quanto alla gaffe sull’«andare a fondo», si tratta certamente di un lapsus innocente, simpaticamente umano in un professore dai tratti così austeri. Peccato che innocenza, simpatia e umanità fossero categorie non contemplate, solo pochi giorni fa, nel manuale del perfetto statista. Ma Berlusconi era deriso da tutti, si potrebbe obiettare. Be’, di sicuro non sembrano così rispettosi giornali tedeschi come il Berliner Zeitung e il Frankfurter Rundschau, che dopo l’incontro tra Monti, Merkel e Sarkozy titolano:«Vertice a tre, uno è di troppo». Indovinate di chi parlano…

Riformare la giustizia
E per completare il dejà vu mancava solo l’annuncio della riforma della giustizia. Poi, come non detto, spunta addirittura Napolitano in persona ad auspicarla. Il Capo dello Stato, infatti, ha sottolineato in un telegramma alla conferenza nazionale dell’avvocatura «la necessità di riforme incisive e di ampio respiro che razionalizzino l’organizzazione giudiziaria, snelliscano i processi e assicurino la certezza del diritto». Il Presidente della Repubblica ha poi aggiunto: «Per l’individuazione e la realizzazione dei necessari interventi normativi e organizzativi, secondo criteri ispirati solo all’interesse generale, il contributo dell’avvocatura è certamente essenziale in ragione del fondamentale ruolo di tutela dei diritti dei cittadini che a essa affida la Costituzione». Un ruolo, ha sottolineato Napolitano, «che impone anche la pronta definizione di un organico e condiviso progetto di riforma dell’ordinamento forense». Tutto giusto ma… questo non era il programma golpista, sudamericano, autoritario di Berlusconi? Da quando in qua riformare la giustizia si può? Non era un tabù? Sì, lo era. Ora non lo è più. I grandi giornali, comunque, non sembrano colpiti dalla contraddizione. Ma anche questo non fa scandalo: è noto a tutti che l’acquiescenza, l’accondiscendenza, l’ammiccamento nei confronti del potere si chiama “asservimento” se lo fa Minzolini e “spirito di coesione nazionale” se lo fanno Repubblica e Corriere. Eppure a noi sembra proprio la stessa cosa…