Cittadinanza agli immigrati: è una priorità?

Molto più che un segnale al governo, quasi una postilla al programma del nuovo esecutivo L’intervento di ieri di Giorgio Napolitano, che ha rilanciato il tema della cittadinanza per le nuove generazioni, è stata come benzina sul fuoco del dibattito politico.
«Mi auguro che in Parlamento – ha detto il capo dello Stato durante l’incontro al Quirinale con la federazione delle chiese evangeliche –  si possa affrontare anche la questione della cittadinanza ai bambini nati in Italia da immigrati stranieri.  È una assurdità e una follia che dei bambini nati in Italia non diventino italiani. Non viene riconosciuto loro un diritto fondamentale. I bambini hanno questa aspirazione». Napolitano ha auspicato che tale iniziativa rientri nella consapevolezza della necessità di «acquisire anche nuove energie in una società per molti versi invecchiata se non sclerotizzata». Ricordando, a questo proposito. il significato della nomina di Andrea Riccardi a ministro, secondo una denominazione ufficiale che richiama la cooperazione internazionale ma anche «l’integrazione nella società e nello Stato italiano».
Sembra una dettatura chiara al governo Monti e al Parlamento. Dettatura che, non è piaciuta, per usare un eufemismo, al Pdl. «Non si possono affrontare le leggi sulla cittadinanza a spallate e con semplificazioni che francamente rischiano di complicare e non di semplificare la vicenda. Non è una follia che in Italia viga il principio dello ius sanguinis e non quello dello ius soli. È così in tante parti del mondo». Così il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri ha replicato a caldo alle frasi del Capo dello Stato. «Ci si può confrontare, si può discutere ma siamo in tanti – ha aggiunto Gasparri – a ritenere assolutamente inopportuno passare ad un regime di ius soli, riconoscendo la cittadinanza a chiunque nasca in Italia. Questa sì che sarebbe una scelta assurda, che il Parlamento non farà». Come era prevedibile, è netta la contrarietà della Lega, che con Calderoli ha minacciato le barricate.
La presa di posizione di Napolitano ha suscitato invece le reazioni entusiastiche di Pd, Udc, Idv, Sel e Fli. Non solo, dopo l’intervento di Napolitano, il senatore dei democratici Ignazio Marino, ha depositato un disegno legge firmato da 113 senatori (tutto il Pd, Idv e alcuni del Terzo Polo) che modifica la legge del 1992 e assegna la cittadinanza a ogni nato in Italia indipendentemente da quella dei genitori.
Una scelta che ha allarmato Fabrizio Cicchitto. «Sul tema della cittadinanza – ha ricordato il capogruppo Pdl alla Camera – esistono varie posizioni, fra le quali quella nel nostro gruppo della Souad Sbai. In ogni caso la priorità riguarda i temi economici che devono concentrare l’attenzione delle camere di qui a fine anno». Ancora più drastico il coordinatore del Pdl, Ignazio La Russa: «Se c’è qualcuno che fa finta di sostenere appassionatamente Monti ma in realtà vuole già creare le condizioni perché cada subito ha trovato la strada giusta: quella di proporre che questo governo affronti il tema della legge sulla cittadinanza». Secondo l’esponente del Pdl, «al di là del merito (e comunque nessun Paese europeo segue il criterio dello ius soli) questa materia è estranea alla emergenza economica per cui nasce il governo Monti ed è invece adatta a farci andare dritti dritti alle urne! Specie in una fase in cui l’equazione spread-Berlusconi è miseramente affondata davanti alla evidenza dei dati oggettivi». Invita a non mettere tra i punti dell’agenda Monti la questione anche la deputata del Pdl Margherita Boniver: «La suggestione del Presidente Napolitano di considerare italiani coloro che nascono sul nostro territorio può e deve essere concordata in ambito parlamentare».
Sul dibattito sulla questione della cittadinanza alle seconde generazioni di immigrati,  Souad Sbai è in prima fila da tempo. A Bersani, che nel corso del dibattito sulla fiducia al governo Monti aveva attaccato le politiche del governo Berlusconi per le seconde generazioni, la deputata Pdl, che è firmataria di due proposte di legge, aveva risposto con decisione ponendo l’accento sulle proposte e sulle azioni concrete messe in atto dal Pdl relativamente all’immigrazione e alle seconde generazioni. Una replica che aveva portato poi alle scuse dello stesso segretario Pd alla parlamentare italo-marocchina. «Va bene che la campagna elettorale in questo Paese è un lavoro per qualcuno – ha commentato la deputata Pdl – va bene che ora la nuova tecnica attira-consensi è la corsa alla proposta di legge, ma credo che arrivare fino a prendere in giro le seconde generazioni dicendo che va fatta una legge entro dicembre sia davvero offensivo oltre che strumentale. Mi domando: sono passati tre anni, dov’erano fino a oggi?». La Sbai ha invitato «chi prende parte così animatamente al dibattito sulla cittadinanza alle seconde generazioni, a visionare il sito della Camera, nel quale si può notare che una proposta di legge del Pdl su questo esiste già dal 2009 ed ha in sè ben descritte le finalità della concessione della cittadinanza ai ragazzi immigrati. Fare campagna elettorale su una vicenda così delicata – ha precisato la Sbai – è strumentale e controproducente per quei ragazzi, che chiedono di essere protetti e non solo di divenire degli elettori».