Centrella, con i tecnici: «lacrime e sangue»

Larghe intese «per dimostrare a mercati ed Europa che sappiamo pensare ancora come una nazione davanti alle difficoltà». Giovanni Centrella, segretario generale dell’Ugl, è tra coloro i quali non tifano né per le elezioni anticipate né per l’ipotesi di un governo presieduto da Mario Monti. Una soluzione intermedia, dunque, «per non consegnare il Paese agli ulteriori costi delle urne» da una parte «e ai provvedimenti “lacrime e sangue” dei tecnici» dall’altra.

Segretario, come ha reagito alle annunciate dimissioni di Berlusconi?

Stavo ripetendo da un po’ di tempo che la crisi di governo avrebbe dimostrato la debolezza dell’Italia. Per questo avevo chiesto a tutti un passo indietro – non solo di Berlusconi ma anche dell’opposizione – per attivare un tavolo che mettesse subito politica e parti sociali nelle condizioni di non trascinare il Paese dove è adesso. Quello che è successo non rappresenta una bella pagina della nostra storia anche perché non c’è nessuno in possesso di una soluzione.

La legge di Stabilità potrebbe essere l’ultimo atto di questa legislatura. Che cosa si aspetta?

Se in questa ci dovessero essere i licenziamenti facili, la modifica della norma sulle pensioni e qualche altro provvedimento che va a toccare le tasche del ceto medio-basso non credo sia un fatto positivo. Mi aspetto invece che sia una legge che metta in chiaro come per il momento sia giusto che a pagare di più sia chi ha di più, in modo da partecipare tutti alla risoluzione del problema.

Proposte?

La patrimoniale potrebbe essere un elemento utile per far carpire questa intenzione. Assieme a questo occorre procedere davvero con la riduzione dei costi della politica, che a mio avviso non si rivolge alla riduzione del numero dei parlamenti ma a quella più pesante di quelle società inutili che fanno capo alla politica.

Elezioni subito, governo tecnico?

Non mi auspico né elezioni anticipate né tantomeno un governo tecnico. Spero in un governo di larghe intese intese con a guida di chi ha vinto le elezioni – ossia il Pdl – ma con dentro tutti quelli che hanno intenzione di dare risposte al Paese. Anche il Pd.

Quindi non si iscrive nel partito del “meno male che Monti c’è”.

Io non amo i governi tecnici ma quelli politici. Un governo a guida Mario Monti, poi, significherebbe tutta una serie di provvedimenti lacrime e sangue che non servono alla produttività del Paese. Ricordiamolo: se non ci sono soldi nelle tasche dei lavoratori, non c’è crescita.

L’Europa continua ad incalzare il nostro Paese. Cosa ne pensa di questa pressione?

Credo che non dobbiamo subire pressioni da parte di nessuno. Facciamo parte dell’Europa, paghiamo tanto all’Europa e per questo credo che non sia giusto subire tutto ciò. Davanti a questo solo facendo fronte comune è possibile rispondere.

E quella dei mercati?

 stiamo facendo prendere troppo anche da questi. I mercati hanno un’importanza ma questi diventano prepotenti se non si trovano davanti la forza di uno Stato unito. Mi spiego: se si trovassero davanti maggioranza, opposizione, forze sociali unite pensano i mercati di poter fare tutta questa pressione? Obama, quando è stato in difficoltà, ha chiesto aiuto ai Repubblicani, la Merkel ha fatto lo stesso con l’opposizione socialdemocratica. Non vedo perché non dovrebbe accadere lo stesso anche da noi, con un governo allargato che risponda alle emergenze e che conduca poi il Paese alle elezioni.

Lettera della Ue. Quale sarà l’atteggiamento dell’Ugl rispetto al capitolo pensioni? E quello licenziamenti?

Sui licenziamenti non abbiamo nessun margine di discussione. Riguardo alle pensioni noi diciamo che non vanno toccate tout court  per fare cassa, ma siamo pronti a sederci al tavolo per discutere di che cosa davvero l’Europa ci chiede.

Non la preoccupa questo commissariamento della politica da parte dell’economia?

Sono molto preoccupato da questo. La politica dovrebbe essere la guida del processo economico e in questo momento non è così. Anche per questo spero che sia approvata subito la legge sulla stabilità, e così dopo nasca un governo politico che avvii un confronto serrato con le forze sindacali per mettere su un piano strutturale per la crescita.