Casini prepara l’ammucchiata e sogna il Colle

Pierferdinando ha un sogno: un’intera legislatura di larghe intese. «Abbiamo chiesto la supplenza dei tecnici anche perché, a un anno dalle elezioni, sarebbe stato molto difficile vedere Alfano e Bersani nello stesso governo: ma a me piacerebbe che stessero insieme per precisa volontà». Nella lunga intervista a Panorama Casini fa il Martin Luther King, ma i suoi sogni rievocano foschi scenari da prima Repubblica, ovvero, più tattiche da vecchio democristiano che utopie da Nobel per la pace.
Le ambizioni casiniane si manifestano in tutto il loro splendore allorché il leader dell’Udc si augura che, dalle prossime elezioni, «nasca una grande coalizione sul modello della Germania, e che le ali estreme, e cioè coloro che sono palesemente incapaci di partorire una politica non figlia della demagogia e del populismo, vengano emarginate». Più che una “grosse koalition” una grande ammucchiata. Nel segno di un’egemonia postdemocristiana che, come un buco nero, possa neutralizzare ogni spinta a destra o a sinistra. Nell’intervista al settimanale della Mondadori, Casini sfodera complimenti in linea con gli antichi parametri. Quindi per elogiare l’attuale premier sostiene che «Mario Monti si sta dimostrando più politico di tanti politici, è furbo e raffinato, non ha nulla da invidiare a Giulio Andreotti». E, come il suo mentore, Arnaldo Forlani, Casini ha una velleità personale che anche gli sgabelli di Montecitorio conoscono: il Quirinale. Le relazioni con il Pd prevedono uno scambio alla pari: il candidato premier per le prossime elezioni indicato dal partito di Bersani, in cambio della successione a Giorgio Napolitano.
Un percorso che lo porta a parlare nei panni da arbitro, quasi da esponente fuori dalle parti, con largo anticipo. Diventa conciliante persino con la Lega, alla quale anche Napolitano negli ultimi tempi ha riservato dichiarazioni ruvide. «Noi dialoghiamo con Roberto Maroni e con Flavio Tosi, cioè con l’anima meno populista e radicale della Lega». Umberto Bossi? «Vedremo che cosa farà, ma non credo che l’opposizione trinariciuta al governo di Mario Monti gli faccia bene per la campagna elettorale». Parole al miele per tutti nella logica della grande melassa neo-democristiana, sotto le insegne del Terzo polo con Fini e Rutelli. Manca qualcuno? Assolutamente nessuno. Così Casini sottolinea la necessità di facce nuove anche nel suo partito e lancia un messaggio al sindaco di Firenze, il rottamatore Renzi: «Magari Matteo Renzi venisse da noi, se lo facesse lo accoglierei a braccia aperte».
Le braccia di Casini sono lunghe e apertissime, da far invidia al mitico Tiramolla. Come si evince dalla sua presa di posizione elastica nei confronti della proposta della cittadinanza lampo per gli immigrati. Parlando del nodo immigrazione dopo il veto della Lega, il leader dell’Udc risponde alle domande dei giornalisti alla Camera dopo un incontro con Beppe Fioroni e il ministro della Cooperazione e integrazione, Andrea Riccardi. Conciliando tutto e il contrario di tutto.  «Sono d’accordo con le parole di Napolitano. E credo che l’integrazione vada di pari passo con la sicurezza. Io penso che ci debba essere un rapporto di collaborazione con la Lega, discutendo dell’argomento serenamente. Se poi uno aprioristicamente vuol fare polemica per forza, la faccia…». Quindi subito la legge che chiedono ad alta voce Pd e Fli? Neanche per sogno. Infatti, quando gli chiedono se condivide la proposta del Pdl di affrontare prima la crisi economia e poi l’emergenza immigrati, replica: «La cosa prioritaria ora è l’economia». Stavolta in perfetta sintonia con La Russa e Gasparri. Pierferdinando non sarà Martin Luther King, ma guai a sottovalutare i suoi sogni neo-democristiani.