A Morando scappa l’applauso al Cav e il Pd lo “fulmina”

Il primo sorriso di Monti arriva al minuto 25, in una fase Rem del discorso, quando il leghista Castelli entra a ugola spianata sugli sbadigli dell’aula che in ossequioso silenzio ascolta Monti: «Più entusiasmo, su, applaudite!», urla l’ex ministro verso i banchi del centrosinistra. Sobbalzi, stropicciamenti. Ma Mario incassa bene: «Non è importante applaudire, ma ascoltare…», dice francescanamente. Amen. Da quel momento, guarda caso, gli scrosci di mani iniziano ad arrivare più copiosi dalle fila dell’ex opposizione, mentre il centrodestra si limita ad applaudire un po’ svogliatamente qualche passaggio, ritrovando un po’ di entusiasmo solo su lavoro, legalità e tributo ai militari. Diciassette in tutto gli applausi, alla fine, ma almeno due terzi sono targati centrosinistra, mentre la Lega resta ferma, salvo ridacchiare e borbottare quando il premier parla di questione meridionale. «Che novità…», ghigna Castelli, che si gira indietro verso Calderoli: «Rifanno la Cassa del mezzogiorno?». E ridono.

Minuto zero: Passera dov’è?

A inizio seduta i neoministri sciamano verso l’aula, mischiandosi tra i senatori, ognuno alle prese con le proprie amicizie personali. Quando Schifani prende la parola per introdurre Monti, però, c’è un clamoroso buco nella compagine governativa: manca il più atteso e discusso ministro, Corrado Passera, che entra in aula precipitosamente pochi istanti prima che il premier inizi a parlare. E trova posto solo in seconda fila, avanti, dove in genere siedono o sottosegretari, proprio lui, il plenipotenziario del governo Monti.

Minuto 10: senti chi applaude

Monti si dedica ai ringraziamenti, dalle forze politiche al Capo dello Stato, da Schifani a Berlusconi. E qui, ovviamente, scatta l’applauso del centrodestra, non senza defezioni tra i leghisti. Ma quello che non t’aspetti è che al tributo del Pdl si unisca il senatore del Pd Enrico Morando, un ex Pci oggi considerato un liberal. In un attimo gli sguardi dei colleghi lo fulminano, come quello della senatrice Teresa Armato seduta accanto a lui, che lentamente si accarezza le mani fino a simulare uno sfregamento da gelone. Brrr. Poi si ricompone.

Minuto 18: siamo tutti Dc
Nel segno del “siamo (e forse moriremo) tutti democristiani”, l’applauso più convinto e partecipato dall’intera aula scatta quando Monti fa riferimento ad Alcide De Gasperi, mentre il brusìo più bipartisan coincide con l’analisi della crisi: Monti – col un colpo al Silvio e uno alla botte – sostiene che si tratta di un fenomeno internazionale e che “bisogna evitare le demonizzazioni”, concedendo guazza ai berlusconiani, per poi rivirare a sinistra: «Ma in Italia è andata peggio che altrove», dice, in un esercizio di equilibrismo politico degno di un circense bulgaro.

Minuto 45: lady Elsa si scioglie  
In tribuna ospiti, solitario e silenzioso, c’è anche Gianni Letta, che ascolta senza applaudire, mentre lateralmente la moglie di Monti, la signora Elsa, con un vistoso cappottino rosso, siede accanto ai due figli. Per tutta la durata del discorso i tre restano fermi e alla fine, mentre l’aula applaude Monti, la signora Elsa prima armeggia con la borsetta nera, poi si concede un paio di battutine di mano sobrie, quasi di nascosto, sotto la balaustra.

Overtime: e Monti va a destra
Commessi e giornalisti, fin da prima mattina, si scambiano fotocopie con le facce dei neoministri. E subito il gioco del riconoscimento diventa lo svago della mattinata. Alla fine Monti lascia l’aula passando da destra. Come previsto. Ma stavolta, forse, è anche una scelta politica. Perché è lì che può incrociare i senatori del centrodestra e stringere molte mani, per bilanciare l’applausometro del centrosinistra. È la sua ultima acrobazia della mattinata sul trapezio, senza rete, dei Palazzi romani. Oplà.