Vuoi capire i compagni? Guarda il lato B

È bello, anche in un momento di crisi delle certezze e fluidità dei saperi, ritrovare delle cose che non cambiano mai. Leggendo il manifesto di ieri ne abbiamo avuto una conferma. Intanto per il tedioso editoriale d’addio di Norma Rangeri e Angelo Mastrandrea intitolato didascalicamente “Ecco perché ci siamo dimessi”. Per carità, lungi da noi fare ironia sulle difficoltà di una testata alle prese con qualche problemuccio. Ma è veramente necessario spiegarlo ai lettori con un articolo involuto e logorroico come un comunicato brigatista? E poi «le compagne e i compagni», il dibattito aperto ai lettori, gli inviti a «cambiare il rapporto redazione-sostenitori», la «forma-giornale» eccetera eccetera eccetera. Un piccolo mondo antico che si parla addosso, che fatica a uscire dai propri tic e dai propri complessi. Quel che è più divertente ancora, tuttavia, è la seconda, di conferma. Perché se da una parte scopriamo che i comunisti parlano ancora da comunisti, dall’altra fa quasi tenerezza ritrovarli come sempre col piede in due staffe: con e contro i padroni, con e contro le banche. Ed ecco, allora, che il “quotidiano comunista” si mette a cavalcare con decisione la protesta dei sedicenti “indignados” che sembrano avercela tanto con le banche e poi, in ultima pagina, nel “lato B” del giornale, ti sbatte lì una mega-pubblicità di “Che Banca”, istituto di credito del gruppo Mediobanca. Insomma: la banca delle banche, il gotha del capitalismo italiano, il cuore pulsante dell’alta finanza di casa nostra. Per carità, pecunia non olet, ma poi risparmiateci almeno l’edizione speciale del 15 ottobre con le copie del quotidiano a 50 centesimi. Vilfredo Pareto parlava di «plutocrazia demagogica» per indicare l’estrema confidenza degli agitatori rossi con i padroni delle ferriere. Noi, che siamo decisamente più terra terra dell’illustre sociologo, diciamo semplicemente che certi compagni hanno veramente la faccia come il lato B…