Sfascia, menti, rilascia

Perché in Italia è impossibile arginare i devastatori? Anche se cambiano etichetta – con la complicità di giornalisti ingenui o conniventi – sono sempre gli stessi. Autonomi, centri sociali, disobbedienti, antagonisti, no-global, indignati: tutti nomi che fanno buona pubblicità. Fanno parte di una rete nazionale e globale, che si attiva ogni qualvolta ci sia una protesta da cavalcare, un corteo all’interno del quale inserirsi. Dopo le devastazioni i riflessi della sinistra sono sempre gli stessi: 1) erano provocatori infiltrati, fascisti o poliziotti; 2) la polizia li ha provocati; 3) è comprensibile che i giovani siano arrabbiati e si sfoghino così. Se leggete gli articoli apparsi su Unità o Repubblica il 15 dicembre del 2010 e quelli del 16 ottobre scorso dicono le stesse cose. Era così anche negli anni Settanta, quando le Br erano sedicenti e i fascisti si ammazzavano da soli. Arresti non ce ne sono quasi mai, perché i dirigenti della polizia hanno paura delle reazioni politiche. Nemmeno cariche, perché ci potrebbero andare di mezzo i “manifestanti pacifici”. Alla fine si arrestano quattro ragazzini sbandati, perché chi sa fare gli scontri non lo prendi. E i giudici li rilasciano subito rampognando i poliziotti che li hanno presi. Escono e sono eroi. Buoni per un’altra volta.