Se il Cav passa  la mano dov’è lo scandalo?

Se non molla l’osso è un insopportabile tiranno, insensibile ai destini della nazione, se ipotizza di passare il testimone governando fino al termine del mandato – per poi lasciare – certifica il fallimento di un esecutivo in rotta. La sola ipotesi diventa uno scandalo planetario, uno tsunami che segna il de profundis     di un uomo stanco, depresso e malato.
Cari giornalisti di provata fede progressista, cari compagni – democrat, libertari, dipietristi, giustizialisti – dovreste decidervi se brindare alla fine di un incubo o strapparvi le vesti. Da giorni è un tam tam di indiscrezioni, boatos, previsioni sull’uscita di scena del premier. Si enfatizzano i vertici a Palazzo Grazioli, si costruisce un’aurea di mistero sull’incontro di martedì sera con Tremonti e Letta dopo l’annuncio del declassamento del debito italiano da parte di Moody’s. Si ricama sulle confidenze del premier, si costruisce un tormentone sul possibile annuncio televisivo della non ricandidatura alle prossime elezioni.

Dov’è lo scandalo?

Certo il premier non ha gradito l’ultima performance verbale del ministro Tremonti sullo stato di salute della Spagna, «stanno meglio dell’Italia perché vanno al voto anticipato», una voce dal sen fuggita e rimangiata poco dopo. Certo «gli girano», certo è un po’ scombussolato (chi non lo sarebbe?). Assediato dalle Procure, snervato dai veti interni alla coalizione, sotto schiaffo per le intercettazioni quotidiane, passato al setaccio dalla stampa di mezzo mondo: qualche sfogo è fisiologico. «Si respira un’aria strana, la stessa del 1994…»,  ha detto l’altro ieri pensando al ribaltone del suo primo governo dopo solo otto mesi di vita. Giuliano Ferrara ci mette del suo: «L’ho sentito ed è molto di cattivo umore. Minaccia di andarsene lasciandoci in balia della sorte e non di un’alternativa concreta».

Quelli della lista civetta
«A me risulta che Berlusconi – insiste lo storico consigliere del Cav – stia sondando la base del Pdl per capire se c’è la possibilità di fare un partito di supporto». Ora – dicono nel suo entourage – fiuta un tentativo di golpe finanziario ma pubblicamente, per quanto combattuto sul da farsi, il Cavaliere assicura che lasciare Palazzo Chigi è il suo ultimo pensiero. Ipotizzare governicchi di transizione e giochetti di palazzo nel bel mezzo di una crisi mondiale sarebbe un suicidio come pure la prospettiva del voto anticipato, anche perché – particolare non proprio trascurabile – la maggioranza parlamentare tiene ed è passata indenne sotto le forche caudine di tutti i voti di sfiducia. «Il voto anticipato sarebbe una sciagura, il nostro obiettivo è chiudere la legislatura, andare avanti, fare le riforme», dice Fabrizio Cicchitto rivolgendosi all’incauto Tremonti. Costruire un ricambio generazionale in vista della scadenza naturale del 2013 è nella democrazia dei partiti e delle istituzioni. Dov’è l’anomalia? Dov’è il pericolo? Altri spifferi riguardano la nascita di un nuovo partito, di cui si parla a fasi alterne, o semplicemente di una lista del Pdl senza riferimento esplicito al nome del premier, un’ipotesi a cui starebbe lavorando suo malgrado lo stesso Berlusconi. L’esito dei test sulla forza del partito al netto della sua immagine avrebbero confermato l’intuizione: meglio un partito «deberlusconizzato», un partito moderato con il volto giovane di Angelino Alfano. Che sia lui il successore?

Angelino for president?

Si vedrà. Di certo l’ex Guardasigilli mostra un grande attivismo: ieri ha incontrato Tremonti e il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli (un’ora di colloquio “top secret)” per poi correre da Adolfo Urso, primo sponsor della Costituente popolare, che lo invita a «muoversi subito, perché sono passati già troppi mesi e il tempo stringe». La risposta si fa sentire: «Non siamo una parentesi della storia italiana. Se qualcuno pensa di fare una discesa in campo come Berlusconi nel ‘94, sappia che quest’anno, l’anno prossimo o nel 2013 la differenza è che non ci sarà il deserto, non ci saranno truppe in fuga o eserciti in rotta, ma ci sarà un grande partito che si richiama al Ppe e rappresenterà tutti i moderati». Anche sull’ipotesi del nuovo “marchio” o di un restyling elettorale, già scartata dagli esponenti del Pdl, Alfano è lapidario: «Il Pdl è un partito pienamente in campo e celebrerà tutti i congressi provinciali entro dicembre e migliaia di congressi comunali, allargandosi alla presenza di forze nuove e moderate come quelle di Adolfo Urso e Andrea Ronchi». Nel pomeriggio in molti si sono sbracciati per escludere categoricamente le ricostruzioni giornalistiche.«Non esiste l’ipotesi di una lista civetta. Il Pdl è un progetto politico su cui Berlusconi si gioca il bilancio storico della propria presenza nella vita politica e, dunque, il partito non è separabile dal suo fondatore», taglia corto Gianfranco Rotondi. «Siamo impegnati a realizzare la Costituente popolare per un nuovo corso del Pdl. Questa è la strategia della segreteria», risponde Franco Frattini, «non so niente di queste manovre e francamente non mi interessano». E l’addio di Berlusconi?  «Se ne sente parlare, ma sono decisioni che non si possono tirare per la giacchetta o per i capelli. Sono decisioni che saranno prese dallo stesso Silvio Berlusconi, che sa cosa deve fare». Per il felpato Ronchi, ex finiano oggi nel gruppo misto, «il candidato del nuovo centrodestra dovrà ricreare lo spirito riformatore, penso che sia Angelino Alfano. Ma questo lo deciderà Berlusconi». Insomma il Cavaliere accompagnerà ancora il futuro del centrodestra («deve continuare a governare e fare le riforme, poi nel 2013 deciderà cosa fare»). Oggi nella residenza romana del premier tornerà a riunirsi il tavolo per mettere a punto le misure per rilanciare la crescita, al quale parteciperanno tutti i capigruppo della maggioranza.

Non mollerà…
«È chiaro che non possiamo arrivare al 2013 così», ripete ogni giorno Pierluigi Bersani, ormai quasi ex segretario del Pd, «siamo pronti a discutere qualsiasi soluzione che convinca la maggioranza a fare un passo indietro». Ma anche lui sa bene che la spallata è lontana e che il governo “rischia” di mangiare il panettone e anche la colomba. «Mio padre non deve assolutamente mollare e non mollerà», intervistata dal Corriere, Marina Berlusconi, reduce da un esposto contro lo strabismo dei giudici sul lodo Mondadori, respinge le ricostruzioni della stampa. «In un momento come questo la stabilità è un bene prezioso, e oggi non mi pare proprio ci siano alternative degne di questo nome all’attuale governo. Ma soprattutto non deve mollare e non mollerà per il rispetto e l’amore che ha verso la democrazia».