Quelli sono “indignados”? Per piacere…

Ma c’è una maggioranza (non) silenziosa che ieri non era in piazza a protestare a fianco di Cgil, Cobas e Rifondazione: migliaia di studenti che, pur essendo preoccupati per i tagli alla scuola, si sono rifiutati di essere strumentalizzati e si sono dissociati dalle manifestazioni indette da alcune sigle studentesche insieme ai sindacati di base. Su di loro non c’è nessun riflettore acceso, nessuno li rincorre per strada per avere dichiarazioni ad effetto contro l’ultima finanziaria e contro il governo. Ma sono la maggioranza. «Non siamo scesi in piazza – dice Francesco Di Giuseppe, coordinatore nazionale di Avanguardia Studentesca – perché rifiutiamo ogni forma di strumentalizzazione del movimento studentesco. Riteniamo fuori luogo colorare le manifestazioni studentesche di bandiere rosse, appartenenti a partiti e sindacati dei professori, in quanto il legittimo disagio degli studenti non può essere utilizzato da soggetti esterni alla comunità studentesca. Non c’è stata la grande mobilitazione che tutti si aspettavano proprio perché gli studenti non vogliono essere usati come burattini. A causa anche di alcuni atti di vandalismo durante i cortei di Roma e Milano, si rischia di delegittimare l’intero movimento studentesco che in realtà rifiuta queste pratiche». Avanguardia Studentesca, il movimento degli studenti identitari protagonista in queste settimane di originali iniziative contro i tagli all’istruzione, come il blitz di giovedì nel quale sono state «sigillate» cento scuole con problemi di edilizia scolastica, annuncia per novembre una mobilitazione nazionale senza partiti e sindacati. «Scenderemo in piazza – spiega Di Giuseppe – in tutte le città italiane a fianco dei coordinamenti locali spontanei per lanciare la nostra piattaforma rivendicativa. Sarà una mobilitazione costruita dal basso e incentrata sulla “rivoluzione partecipativa”, cioè una riforma degli organi collegiali che preveda una maggiore rappresentanza studentesca, e sull’esigenza di realizzare un piano nazionale dell’edilizia scolastica per risollevare le nostre scuole dal degrado in cui versano. Il ministro Gelmini – conclude –  ha il dovere istituzionale e morale di ascoltare le nostre richieste, l’Italia è al penultimo posto della graduatoria europea per il rapporto tra il Pil e i fondi investiti sulla scuola, dopo di noi c’è solo la Slovacchia».
Assenti dalle piazze, ma non sono mancate le goliardate. A Roma alcuni militanti del Movimento studentesco nazionale hanno affisso a ponte Sublicio dove si svolgeva  un corteo di protesta organizzato dall’Uds uno striscione: «Ma quali indignati? La solidarietà vince la crisi». «C’è qualcuno che sta tentando di utilizzare questo momento per riproporre anacronistiche lotte di classe – dichiarano Andrea Moi e Alessandro Rossi del Movimento studentesco nazionale – ci riferiamo a quelli che hanno tentato nuovamente di strumentalizzare il gravoso tema della crisi economica per dividere un popolo. È per questo motivo che abbiamo affisso il nostro striscione, per ribadire con forza che l’indignazione fine a se stessa in un momento storico come questo non serve, ma anzi ancor peggio se utilizzata a fini propagandistici lede alla nostra Nazione. Non c’era in quel corteo nessuna proposta, nessuna iniziativa, né tantomeno uno spirito costruttivo. Riteniamo che oggi più che mai sia necessario rispondere ai poteri forti dell’economia che tentano di imbalsamare il nostro sistema, non con un becero qualunquismo, ma con coesione e solidarietà, riscoprendo il valore profondo dell’adoperarsi gli uni per gli altri, fratelli per questa Italia». Per Michele Pigliucci, romano e dirigente nazionale di Giovane Italia, «si sta verificando una situazione paradossale, il sindacato difende gli interessi dei docenti ma per farli valere usa come grimaldello la protesta degli studenti. I tagli sono da condannare, ma provengono da chi negli ultimi anni ha pensato di poter utilizzare il “sistema scuola” come ammortizzatore sociale».  Andrea Volpi, coordinatore nazionale di Azione Universitaria è critico nei confronti di chi ha protestato davanti al Miur a Roma. «Come ogni anno  – sottolinea – è tornato puntuale il carnevale d’ottobre organizzato dalla sinistra studentesca e universitaria. Condito di vecchi slogan e pochissime idee la protesta si è distinta solamente per blocchi del traffico e danni alla città. Durante la sfilata ci si aspettava di più dagli “indignados” in salsa italica – aggiunge – che invece sono apparsi meno credibili e molto più fuori luogo forse perché più che indignati sono miseri attori prestati a una parte. Da tutto questo caos come al solito, non è uscita nessuna proposta, nessuna richiesta plausibile da poter essere considerata in tempi di crisi economica. Da parte sua Azione Universitaria continua a chiedere al ministro Gelmini di non farsi intimorire e di non fermarsi nel percorso che ha intrapreso. Pochi giorni fa – conclude Volpi – abbiamo appreso della boccata d’ossigeno rappresentata fai fondi per il Sud, eppure c’è chi si diverte a mettere in scena proteste fini a se stesse. Noi non ci stiamo e continueremo a batterci per scardinare quel sistema baronale che la sinistra, mascherata da paladina della giustizia, in realtà continua a proteggere».
Da Roma a Salerno. Anche qui sono in molti a disertare la piazza. Gianfranco Manco, dirigente nazionale del Movimento studentesco nazionale, ci tiene a sottolineare che il suo gruppo «non condivide questa impostazione della crisi. Le sinistre stanno strumentalizzando una folla di studenti che non ha sogni e ambizioni. Noi vogliamo  consegnare alla nostra generazione una visione della scuola  che sia capace di mettere insieme la tradizione con la modernità».  «Vogliamo – sottolinea – che la scuola sia capace  di unire le tre “i” – Internet, inglese e impresa – con l’italiano, l’identità e l’immaginazione. È vero quando dicono che non dobbiamo eesere noi a pagare la crisi, ma è altrettanto vero che dobbiamo individuare che la deve pagare e questo non si fa né con la rassegnazione, né con un approccio qualunquistico. Non stiamo in piazza perché dalla crisi si esce con la parola chiave “comunità”». Carolina Varchi  è dirigente nazionale di Giovane Italia e responsabile di Rete Identitaria Plus Ultra, è laureata e vive a Palermo. «La situazione è grottesca – dice – c’è una minoranza di studenti intruppati e politicizzati dai professori e dai sindacati che scende in piazza. Ma la stragrande maggioranza degli studenti italiani è preoccupata per il degrado degli ambienti scolastici. Non solo, si è resa conto che sta pagando decenni e decenni di politica scellerata e suicida che i governi democristiani e di sinistra hanno posto in essere sull’istruzione. Noi siamo con loro». E Mauro La Mantia,  presidente regionale in Sicilia di Giovane Italia, rincara la dose: «In piazza a Palermo c’erano bandiere rosse e sindacati di base e Rifondazione. Noi non ci scandalizziamo che gli studenti scendano in piazza, lo hanno sempre fatto. Ma la Gelmini dovrebbe essere più dialogante con gli studenti impedendo così alle sigle di sinistra di manipolarli a loro piacimento. A novembre ci sarà una grande manifestazione di studenti non di sinistra, sarà una sorta di rivendicazione del nostro mondo».