Quella fissazione per gli anni ’70…

E alla fine siam sempre lì, tra presente e passato, tra cronaca e storia, tra 2011 e anni ’70. Il fatto è che gli scontri di Roma hanno lasciato il segno. Sulla città, certo. Ma soprattutto nell’immaginario collettivo di una nazione che a un certo punto della sua storia, senza volerlo ammettere a se stessa, ha vissuto una guerra civile vera che poi ha rimosso, salvo avere reazioni incontrollate ogni volta che l’attualità ne richiama in vita la memoria.

Cortei e “leggi speciali”
Fa molto anni ’70, ad esempio, il dibattito sulle cosiddette leggi speciali contro l’estremismo politico. Parlando in Senato, il ministro dell’Interno Roberto Maroni aveva spiegato che «servono nuove norme preventive. Le informazioni sul movimento dei violenti c’erano, ma ricordo che le norme di legge attuali non consentono di procedere al fermo o all’arresto di chi è solo sospettato di volere partecipare alle violenze». Tra le nuove norme richieste c’è l’arresto in flagranza differita, il daspo anche per i cortei, uno specifico reato associativo per chi esercita violenza aggravata nelle manifestazioni, maggiori tutele giuridiche per gli operatori di polizia. Se il premier Silvio Berlusconi si è limitato a commentare con un laconico «dobbiamo parlarne in Consiglio dei ministri», il sindaco di Roma Gianni Alemanno si è sbilanciato un po’ di più: «Stiamo studiando – ha detto – la proposta fatta da Maroni. Presto ci incontreremo in modo tale da mettere insieme sia le sue proposte sia le esigenze specifiche di Roma. Questo mese, questa moratoria che io ho proposto, serve proprio a definire insieme al ministero nuove regole per manifestare, per garantire a tutti il diritto di manifestare ma anche a tutti i cittadini di avere una città vivibile e sicurezza». Della questione cortei, del resto, nella capitale si parlava già da un po’: «Erano due anni – ha spiegato Alemanno – che invocavo regole per le manifestazioni che non hanno mai trovato un riscontro spontaneo. Visto che la volontà di trovare accordi non c’è stata mi sono dovuto assumere le mie responsabilità e credo di averlo fatto nell’interesse dei cittadini».

Estremisti di ieri e di oggi
Ma proprio il sindaco di Roma ha dovuto fronteggiare, in queste ore, un attacco personale sul tema della violenza politica di ieri e di oggi. “Quando i violenti erano loro”, titolava ad esempio Il Fatto Quotidiano in prima pagina, tirando fuori vecchie foto note e arcinote di Giuliano Ferrara, Ignazio La Russa e lo stesso Alemanno in situazioni particolarmente calde. Gli unici tre, par di capire, che qualche decennio fa hanno fatto politica in modo estremistico, mentre, come tutti ricordiamo, a sinistra in quegli anni era tutto un fiorire di riformismi moderati all’odore di lavanda. Insomma – è la logica del finto scoop – loro erano i black bloc di qualche anno fa, oggi non possono fare la morale “ar Pelliccia” & friends. «Mi sembrano polemiche stupide. È evidente che chi ha fatto politica negli anni ‘70 e ‘80 ha imparato quanto l’illegalità non produce cambiamenti nella società», ha replicato il sindaco di Roma. «Proprio quelli che hanno vissuto i momenti duri della politica italiana – ha continuato il primo cittadino della capitale – hanno consapevolezza della necessità di portare la protesta e la lotta politica su canali di legalità e rispetto delle esigenze di tutti. Voglio sottolineare che gli anni di piombo sono costati tantissimo a tutta l’Italia e quell’esperienza diretta insegna ad avere un atteggiamento diverso e a chiedere a tutti di protestare e farsi sentire rispettando sempre canoni di rifiuto della violenza e dell’illegalità». Insomma, la logica da studentelli secchioni di Padellaro e Travaglio viene ribaltata: non è che delle situazioni calde di oggi possono parlare tutti tranne chi ha fatto in passato politica di strada – manifestazioni e scontri inclusi – ma è vero esattamente il contrario: proprio chi certe cose le ha vissute può oggi dare contributi fondamentali alla discussione su certi temi.

Riaprire i processi (ancora?)
In tutto questo stupisce la tempistica dell’ennesima riapertura degli ennesimi fascicoli relativi agli omicidi politici degli anni di piombo. Quasi che, storditi dalle violenze dell’oggi, ci si volesse accontentare di fare giustizia su quelle di ieri. Accade, comunque, che la procura di Roma si sia detta pronta a riaprire l’inchiesta sull’omicidio di Walter Rossi, militante di Lotta Continua ucciso nel ‘77 davanti alla sezione del Msi in viale Medaglie d’Oro a Roma. Per quel delitto, che inizialmente è stato attribuito ad Alessandro Alibrandi, un processo non c’è mai stato, perchè Alibrandi, colonna dei Nar, è morto in una sparatoria con la polizia nel 1981. La nuova pista sarebbe spuntata nell’ambito delle indagini sull’omicidio di Valerio Verbano. Dalle testimonianze sul delitto emergerebbe infatti un file rouge che lo collegherebbe alla morte di Walter Rossi, ma anche a quelle del militante del Fronte della gioventù Stefano Cecchetti (10 gennaio 1979) e del militante dell’Msi Angelo Mancia (12 marzo 1980). Secondo l’ipotesi della procura i quattro delitti sarebbero maturati nell’ambito di una catena di vendette politiche e ritorsioni tra il settembre ‘77 fino al marzo ‘80. Per questo il pm del procura di Roma Erminio Amelio ha deciso di riaprire gli accertamenti sul caso Walter Rossi ma anche sulla morte di Cecchetti e Mancia. Tutti delitti finiti in archivio senza responsabile. Nei prossimi giorni i carabinieri del Ros hanno annunciato la consegna dell’informativa che ricostruisce e collega i quattro delitti. Poi la procura aprirà il fascicolo. Giustizia sarà fatta, quindi? Difficile crederlo. Intanto per questa mania alla Csi (ma in questo caso il telefilm più calzante dovrebbe essere Cold Case) che fa credere ai magistrati di risolvere oggi delitti di 10, 20, 30 anni fa. Come se depistaggi, superficialità, indagini ideologicamente orientate, approssimazione colpevole potessero essere cancellate così, con un “supertestimone” a scoppio ritardato qua e una prova del dna là. In tutto questo la verità è che come per i “black bloc” servirebbero soluzioni politiche e non poliziesche, allo stesso modo per i casi degli anni ’70 occorrerebbe la verità storica mentre si ostinano a presentarci il miraggio di una verità giudiziaria. Che comunque, è facile prevederlo, non arriverà mai.