«Poveri noi, Vespa e Floris ci rubano il mestiere»

Passeggiate romane, da una strada all’altra di Roma attraverso ricordi personali legati a grandi protagonisti del teatro e della romanità. Enrico Montesano, scelto dalla Sala Umberto come testimonial del secolo dello storico teatro, da stasera al 30 ottobre è in scena l’autore e mattatore di “Passeggiate romane. Cento anni di varietà da Petrolini a Montesano”, da un’idea di Alessandro Longobardi, testi dello stesso Montesano e Nicola Fano. «Dalle mie passeggiate sono nati incontri fortuiti, alle volte fortunati, con grandi personaggi della storia del varietà».

Qualche esempio?

A via Baccina, dove andavo a fare la spesa, abitava via Petrolini. In via dei Greci, dove giocavo, c’era il conte Tacchia a cui ho dedicato anche un film. Nella strada delle mie scuole medie viveva Anna Magnani.

Uno spettacolo che rappresenta anche un’operazione culturale?

In un certo senso sì. Abbiamo riportato alla memoria artisti come Maria Campi, soubrette romana che inventò «‘a mossa». La prima fu lei, a Napoli, nel 1904. Come pure ricorderemo Giggi Zanazzo, il poeta e commediografo romano di cui a dicembre ricorre il centenario della morte.

Ci sarà spazio anche per i cavalli di battaglia del suo repertorio?

Certo. Come Torquato il pensionato o la romantica donna inglese. Ma non solo i miei personaggi ma anche le macchiette, le parodie e le canzoni dei grandi artisti come Ettore Petrolini, Nicola Maldacea, Aldo Fabrizi. Passati tutti alla Sala Umberto.

A proposito di origini, la sua storia personale è legata anche a quella di due storici cabaret romani, Il Puff e Il Bagaglino.

Ho iniziato al Puff di Lando Fiorini, in via dei Salumi per poi andare al Bagaglino, quando si recitava ancora nella cantina e i successi televisivi erano ancora lontani. Un ricordo particolarmente bello perché lì ho lavorato con Gabriella Ferri. E nello spettacolo ci sarà modo di rendere omaggio anche a questa grande artista.

Proprio in queste ore si parla della chiusura del Bagaglino.

Ho sentito Pingitore e mi dispiace molto. Ma non ci voglio credere. Secondo me,  magari non più al Salone Margherita, torneranno presto di nuovo in scena.

La satira in Italia gode di cattiva salute?

Mai stata meglio. Basta accendere la tv e guardare “Ballarò” o “Porta a Porta”. Ci hanno rubato il mestiere.

A voi poveri comici restano ancora margini di spazio?

Se è vero che su quella politica ci sentiamo un po’ tutti spiazzati dalla cronaca che supera la fantasia, c’è da dire che sulla satira sociale possiamo ancora attingere a piene mani. Il lavoro per noi non manca mai.

Lei è diventato anche romanziere. Il suo libro “Un alibi di scorta”, edito da Gremese, ha avuto un successo lusinghiero. Diventerà libro anche queste passeggiate romane?

Non ci ho ancora pensato, ma c’è abbastanza materiale per farlo diventare anche un libro.