«Papa è uno straccio, la Camera non lo ignori»

«L’obiettivo dei giudici è quello di farmi rimanere in cella fino al 26 ottobre e farmi cominciare il processo in carcere, costringendomi ad assistere all’udienza dietro le sbarre». Lo scrive il parlamentare del Pdl Alfonso Papa, in carcere per l’inchiesta che la disinformazione definisce “P4”, in una lettera inviata a settembre e resa pubblica ieri dal capogruppo alla Camera di Popolo e Territorio, Silvano Moffa, che si è recato a trovarlo a Poggioreale insieme ai colleghi Arturo Iannaccone, Vincenzo D’Anna e Giancarlo Lehner. «Come potrai leggere dai provvedimenti del Riesame – scrive ancora Papa – resto in carcere perché “in quanto parlamentare” potrei sempre inquinare le indagini per il mio ruolo; e non sono compatibile con gli arresti domiciliari perché “in quanto parlamentare” non potrei essere privato della facoltà di comunicare liberamente. Quindi io “in quanto parlamentare” sono costretto a restare in galera. Puoi immaginare quanto grande sia allora la lesione del mio diritto alla difesa, proprio perché penalizzato “in quanto parlamentare”». E poi l’accusa: «Estorsioni, queste sì, vere e proprie nei confronti di un parlamentare sottoposto a custodia cautelare, presunto innocente, che si protesta innocente e rispetto al quale dovrebbe ripugnare a un magistrato serio la sola idea di attuare minacce o pressioni». Minacce e pressioni, aggiunge la lettera, «tendenti a barattare la libertà con compiacenti confessioni di cose false». Ovvero: «Il pm Woodcock mi ha fatto sapere che sarebbe disponibile a farmi scarcerare a patto che ammetta almeno uno degli addebiti mossimi e renda dichiarazioni su Berlusconi e Lavitola o almeno su Finmeccanica». Papa rende noto inoltre di aver denunciato alla procura di Roma i pm napoletani che indagano su di lui.

Onorevole Moffa, sono accuse pesanti, che ne pensa?

Papa ormai è un prigioniero politico. Le condizioni che lo trattengono in carcere sono inaccettabili in un Paese civile. Quando ho ricevuto la sua lettera mi sono preoccupato e ho voluto con alcuni colleghi verificare lo stato in cui si trova.

Lei ieri l’ha incontrato in carcere, che idea si è fatta?

Mi sono reso conto  che il suo stato psicofisico è impressionante. Ha la barba lunga, non esce per l’ora d’aria, è chiuso in una cella con altri quattro detenuti ed è in uno stato di prostrazione fisica e psicologica. Ha perso dieci chili in meno di tre mesi, è in uno stato penoso e pietoso, È un fantasma e non è più la persona che conoscevamo noi in Parlamento. Viene aiutato con i farmaci perché la notte non riesce a dormire. Le sue condizioni sono molto preoccupanti. Essendo un ex magistrato vive questa esperienza in maniera autodistruttiva…

C’è una domanda che lo assilla…

Non si rende conto perché è detenuto in carcere. Tutto quello che riguardava la sua responsabilità è stato reso pubblico. Non può inquinare le prove, non può fuggire, non può reietrare il reato, quindi che senso ha tenerlo ancora in carcere? L’unica spiegazione è che si tratta di una forma di carcerazione preventiva in attesa che si faccia il processo. E non mi meraviglio, perché al carcere di Poggioreale il 60 per cento dei detenuti è in attesa di giudizio.

Sono dati allarmanti, qual è la situazione del carcere?

Il carcere, al di là dell’impegno serio dell’amministrazione, può ospitare 1400 detenuti, ma oggi al suo interno ne vivono 2700. Quindi quasi il doppio. In 16 metri quadrati vivono sei persone. Non si possono svolgere attività di rieducazione. È una vera barbarie. Il Parlamento deve intervenire  e rendersi conto delle condizioni disumane delle carceri italiane.

Torniamo a Papa, come pensate di intervenire?

Chiaramente non interferiamo con l’inchiesta, ma presenteremo una mozione in Parlamento per discutere di tutto ciò dopo il vergognoso voto del 20 luglio che ha autorizzato il suo arresto. Quella che si è verificata è una situazione anomala che non si è mai presentata in 150 anni.

Qual è l’anomalia?

Papa è detenuto in carcere da parlamentare. Non crede che sia un’anomalia che vada discussa? Anche perché costituisce un pericoloso precedente. Papa non è in condizioni di svolgere  le sue funzioni parlamentari che legittimamente dovrebbe poter svolgere. Deve avere le convocazioni della Camera, delle Commissioni e ricevere il bollettino ufficiale. Lui non riceve nulla di tutto ciò, nonostante li richieda da tempo. E aggiungo io: non era neanche necessario che le richiedesse perché è parlamentare a tutti gli effetti. È sorprendente che il presidente della Camera non garantisca questo diritto.

… ma il presidente della Camera che cosa dovrebbe fare?

Spetta a lui trovare la soluzione. Certamente la situazione va affrontata e non rimossa. Questa è una situazione inedita. Attraverso questo precedente si mette in dubbio la legittimità del Parlamento. Bisogna difendere il ruolo e la figura del parlamentare. Non è possibile che il Parlamento, inseguendo l’antipolitica, continui a delegittimarsi nel suo ruolo e nella sua funzione che sono essenziali per la democrazia. Non è possibile disinteressarsi dopo aver espresso un voto vergognoso a fronte di una situzione che, a mio avviso, non richiedeva una custodia cautelare.

Il procuratore di Napoli, Giovandomenico Lepore ha liquidato la lettera di Papa con una battuta: “Se è vera non merita commenti…”

Come si fa a dire una cosa del genere? La lettera è stata scritta il 23 settembre, è partita da Poggioreale il 30 e l’ho ricevuta la settimana scorsa. La verità è che sono assolutamente inaccettabili forme di detenzione preventiva così lunghe. E questo vale per Papa e per tutti gli altri detenuti che si trovano in situazioni analoghe.  In questa situazione emergono lati oscuri all’interno di una Procura che meritano di essere attenzionati. Non a caso proprio qui si è verificato il caso dell’ex procuratore capo Agostino Cordova. E non a caso Papa era un magistrato che concordava con le sue posizioni…