Nuovi fondi alla ricerca: smentita la bufala dei tagli

U’altra bufala, figlia della disinformazione, è smentita puntualmente dai fatti. L’attacco concentrico dei media e della sinistra contro Mariastella Gelmini, accusata di tagli indiscriminati nella scuola e nella ricerca, è stato smascherato dai numeri. Un miliardo e 655 milioni, più un ulteriore 7% di risorse, saranno assegnati agli enti pubblici di ricerca in quella che il ministero per l’Istruzione definisce, «una nuova fase di investimenti» destinata a caratterizzare la seconda fase della legislatura. Se nella prima fase l’obiettivo era razionalizzare e combattere gli sprechi, ora si punta a «fare investimenti. Il nostro compito è ripartire al meglio le risorse nell’ottica di un maggiore allineamento dell’Italia agli standard degli investimenti per la ricerca in Europa», perché diventino «un’occasione di crescita».

La nuova fase
Risorse, quindi, finalizzate per rilanciare il settore strategico della ricerca e per dare un segnale positivo ai giovani ricercatori. Contrastare la fuga di cervelli è sempre stato, infatti, un obiettivo del ministro che già sin da suo insediamento aveva manifestato la volontà di dare più spazio e voce alle nuove generazioni di ricercatori. L’occasione per illustrare la nuova fase di sviluppo e di investimenti è stata data dalla presentazione ufficiale al governo dei neopresidenti degli enti, nominati lo scorso 13 agosto. «Mi auguro – ha spiegato il ministro – una piena cooperazione per spendere le ingenti risorse a disposizione». Il decreto che assegna agli enti di ricerca il finanziamento sta per essere firmato e a queste risorse, «si aggiungerà un 7% che si distribuisce sulla base della qualità».
La valutazione di queste ultime somme è affidata direttamente al ministero, attraverso il Comitato del piano nazionale ricerca, mentre il finanziamento di un miliardo 655 miliardi sarà ripartito fra gli enti sulla base della valutazione dei loro piani triennali, dei progetti internazionali e dei progetti bandiera approvati nell’ambito del Programma nazionale per la ricerca presentato la primavera scorsa. In arrivo, prosegue il ministro, anche il rinnovo del finanziamento del programma “Futuro in Ricerca”, teso a favorire sia il ricambio generazionale sia il sostegno alle eccellenze scientifiche emergenti già presenti presso gli atenei e gli enti pubblici di ricerca. Un progetto che in sostanza è volto anche a contrastare la fuga di cervelli. Si punta inoltre allo sviluppo della ricerca nel Mezzogiorno, nell’ambito del Piano per il Sud e del Programma Nazionale per la Ricerca, con un miliardo di euro reso disponibile per le università del Sud dal ministero per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, più 400 milioni per le regioni Campania, Calabria, Puglia e Sicilia.
A questi fondi si aggiungono 915 miliardi «per obiettivi tecnologici» e un miliardo e 150 milioni per 146 progetti di ricerca industriale. Per tutti questi investimenti, spiega ancora la Gelmini, la linea di indirizzo guarda a «innovazione, ricerca industriale e ricerca di base». Parte così, «il secondo tempo della legislatura. Se nella prima fase l’obiettivo era razionalizzare e combattere gli sprechi», oggi si punta a «fare investimenti. Il nostro compito è ripartire al meglio le risorse nell’ottica di un maggiore allineamento dell’Italia agli standard degli investimenti per la ricerca in Europa», perché questi investimenti siano «un’occasione di crescita».

I fondi
Si tratta, ha spiegato Antonio Agostini, direttore del settore al ministero, «della ripartizione del Fondo ordinario di finanziamento degli enti pubblici di ricerca per l’anno 2011, che include una componente pari all’8% per il finanziamento dei progetti bandiera approvati dal Pnr 2011-2013, nonché per la partecipazione a progetti internazionali». Questa dotazione «sarà incrementata di un’ulteriore quota pari al 7% del fondo, di 124 milioni, che sarà distribuita su base premiale in funzione della valutazione di progetti di eccellenza e di sistema che saranno candidati dai singoli enti ai fini delle assegnazioni».

Le nomine
La nuova fase nella ricerca passa anche attraverso le nomine di presidenti dei dodici enti di ricerca. I neo-presidenti sono Francesco Profumo, del Consiglio nazionale delle ricerche; Fernando Ferroni, dell’Istituto nazionale della fisica nucleare; Giovanni Fabrizio Bignami, dell’Istituto nazionale di astrofisica; Fabrizio Cambi, dell’Istituto italiano di studi germanici; Maria Cristina Pedicchio, dell’Istituto nazionale di oceanografia e geofisica sperimentale. E ancora: Corrado Clini, del Consorzio per l’area di ricerca scientifica e tecnologica di Trieste; Luisa Cifarelli, del Museo storico della fisica e centro studi ricerche “E. Fermi”; Enrico Alleva, della Stazione zoologica “A.Dohrn”; Alberto Carpinteri, dell’Istituto nazionale di ricerca metrologica; Domenico Giardini, dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia; Enrico Saggese, dell’Agenzia spaziale italiana e Vincenzo Ancona, dell’istituto nazionale di alta matematica «F.Severi».
«Le nomine – ha spiegato il ministro – hanno seguito una procedura innovativa, ispirata a criteri di correttezza e trasparenza, con l’obiettivo di costituire consigli di amministrazione estremamente qualificati e con una presenza maggiore, rispetto al passato, di giovani e donne. Sia i presidenti che i consiglieri di amministrazione sono stati scelti tenendo conto non solo dei meriti scientifici e la preparazione accademica ma anche le capacità manageriali e le competenze di gestione».
Grazie alle nuove nomine, ha ricordato Gelmini, l’età media dei presidenti scende dai 69 a 60 anni mentre l’età media dei consiglieri di amministrazione e di 55 anni. Inoltre, il 25% dei consiglieri nominati dal ministro sono donne e, per la prima volta, due Enti di ricerca pubblici avranno proprio un presidente donna.