Non si salva neppure la strada dei presepi

«Casca Napoli…» avrebbe detto Gegè di Giacomo, il celebre batterista del gruppo di Renato Carosone. E non sarebbe stata una boutade. In questi giorni, infatti, il precipitare di un cornicione nel bel mezzo di via San Gregorio Armeno, la strada dei pastori, ha riportato d’attualità un tema non nuovo, ma sistematicamente trascurato: la fatiscenza del patrimonio edilizio partenopeo. Caratteristica non esclusiva della città dei paradossi. Portici, Barletta e soprattutto L’Aquila, infatti, testimoniano il diffuso degrado di un patrimonio abitativo costituito da vani in parte scampati ai bombardamenti del secondo conflitto mondiale, costruiti nel dopoguerra con tecniche e materiali non proprio rassicuranti, alterati da un abusivismo senza soluzione di continuità.

Un immobilismo decennale
A crollare questa volta è una considerevole parte del cornicione del seicentesco palazzo dell’antico Banco del popolo. Non si è trattato di una imponderabile fatalità, ma dell’inevitabile conclusione di un’agonia cominciata con gli eventi bellici e resa irreversibile dall’annosa incuria pubblica e privata. Quello che ormai è un rudere, fasciato  da decenni con tubi innocenti, attende solo di afflosciarsi su se stesso. La spinta emozionale suscitata dall’episodio  ha riportato alla mente l’esistenza di altri 150 ruderi, risalenti ai drammatici anni Quaranta e al sisma del 1980. Il Comune ha cercato di sensibilizzare i proprietari rammentando loro la possibilità di ricostruire ex novo i fabbricati a condizione che fossero mantenute inalterate le forme e le volumetrie originarie. Appello caduto nel vuoto. Evidentemente la mancanza d’incentivi (ammodernamento degli standard, possibilità di modificare le volumetrie interne) e dei fondi necessari ha di fatto scoraggiato l’intervento privato. Il Comune avrebbe potuto espropriare i fabbricati e le aree di sedime di quelli abbattuti, ma anche nel suo caso, la mancanza dei fondi ne ha impedito l’acquisizione. Salvo poi, con l’adozione di una variante al piano regolatore, destinarli ad “attrezzature”.

Il profeta nel deserto
Quello dei ruderi è purtroppo l’aspetto più evidente della stringente necessità di adeguare il patrimonio edilizio ai dettami delle leggi antisismiche. Napoli è stretta da tre caldere magmatiche attive (Somma Vesuvio, Campi Flegrei, Epomeo), ma solo dalla prima metà degli anni Settanta si è iniziato a varare leggi per le costruzioni antisismiche, per cui tutti gli immobili costruiti prima di tale periodo non presentano tali caratteristiche e non hanno subito adeguati controlli dello stato di conservazione. Da tempo, come un profeta nel deserto, Aldo Loris Rossi, urbanista e ordinario di Progettazione architettonica e ambientale all’Università Federico II di Napoli, grida ai quattro venti la impellente necessità di rottamare la «spazzatura edilizia postbellica priva d’interesse storico ed efficienza antisismica». Gli interventi di riqualificazione del Programma integrato urbano per il Centro storico Unesco di Napoli, sicuramente apporteranno dei benefici al cristallizzato assetto urbanistico del cuore antico della città e, seppure rappresenteranno un buon trenta per cento dei provvedimenti complessivi dal Piu, non saranno assolutamente sufficienti ad elevare i livelli di sicurezza dei fabbricati.

Check-up degli edifici
Torna così d’attualità il “fascicolo di fabbricato”. Una recente sentenza (312/2010) della Corte costituzionale ha nei fatti ribadito il principio secondo cui l’efficacia del titolo abitativo è subordinata alla valutazione della sicurezza dell’intero edificio. Valutazione che deve essere presentata al settore provinciale del Genio civile. Gli esiti della valutazione, abbinati al certificato di collaudo, costituiscono il fascicolo di fabbricato. Una sorta di check-up dell’edificio fatto da ingegneri e geologi, che dovrebbe essere rinnovato periodicamente per valutarne lo stato di salute. Una raccolta aggiornata delle informazioni di tipo progettuale, strutturale, impiantistico, geologico riguardanti la sicurezza del fabbricato. Il libretto del fabbricato in genere è obbligatorio: per gli edifici di nuova costruzione; per gli edifici dove sono necessarie delle opere di ristrutturazione o di manutenzione per la quale sono necessari i nulla osta da parte degli uffici tecnici competenti, Genio civile, Protezione civile, Edilizia pericolante; per gli edifici dove sono riconosciuti situazioni di emergenza da parte degli uffici tecnici cittadini. Al momento, a Napoli, tale obbligo ha però lo stesso valore di una grida di manzoniana memoria. In ogni modo resta quindi fuori dall’obbligo l’edilizia spazzatura realizzata prima del 1970. L’estensione dell’obbligo del libretto di fabbricato a tutto il patrimonio edilizio partenopeo potrebbe aprire la strada alla rottamazione dei fabbricati.

Centri storici e aree rurali
Un’opera di prevenzione incentivata ed  incardinata alla salvaguardia integrale dei centri storici e delle aree rurali. Tale intervento eviterebbe il rischio di crolli, la probabile perdita di vite umane ed il recupero in termini economici di importanti tessere della memoria storica cittadina. L’elevato rischio sismico a cui è esposta Napoli dovrebbe rendere tale operazione inderogabile ed urgente. Peccato però che il sindaco De Magistris sia troppo impegnato a inseguire gli aleatori benefici della Luis Vuitton Cup e del Forum delle Culture.  La città pertanto continuerà fatalmente ad essere esposta alla “tragica fatalità”, a lamentare “fondi carenti ed inesistenti” e ad imprecare alla “ria Natura”.