L’Unesco: sì alla Palestina (e perde i soldi americani)

Con 107 sì e 14 no, la Palestina è stata accettata come membro a pieno titolo dell’Unesco. Il parere positivo dell’assemblea dell’agenzia Onu era atteso, dopo che il 5 ottobre la richiesta era passata in Consiglio esecutivo con 40 voti favorevoli su 58. Non era però scontato: le pressioni degli Usa e di Israele per ottenere un rifiuto sono state pesantissime. Washington da sola versa il 22% del budget totale e due sue leggi degli anni Novanta vietano il finanziamento di qualsiasi agenzia Onu che accetti la Palestina al proprio interno.

Gli Usa tagliano all’Unesco 60 milioni

In queste settimane gli Stati Uniti non hanno mai smesso di ricordarlo e ieri, dopo il voto, è arrivato l’annuncio della portavoce del Dipartimento di Stato, Victoria Nuland: «Dobbiamo effettuare un versamento di 60 milioni di dollari all’Unesco a novembre e non la faremo». Gli Usa avevano già detto di «non poter accettare» la volontà dell’assemblea. «Non faciliterà il raggiungimento di una pace giusta e duratura», è stato il commento della Casa Bianca, secondo cui l’ingresso della Palestina nell’Unesco sarebbe «prematuro e controproducente».

Per Isreale è «una tragedia»
Israele, dal canto suo, ha parlato di «una tragedia». «Dobbiamo prendere in considerazione la rottura di ogni legame con l’Anp. Non possiamo accettare di continuo le sue iniziative unilaterali», ha detto il ministro israeliano degli Esteri Avigdor Lieberman, aggiungendo che «non sono disposto ad accettare che Israele diventi il “fesso” della Regione. Non è ammissibile che una volta dopo l’altra ci venga sputato in faccia, e poi si dica che è solo una benefica pioggerella». In una nota da Tel Aviv si leggeva poi che il passo di ieri «non cambierà alcunché sul terreno, ma allontana ulteriormente la possibilità di un accordo di pace». A Gaza, intanto, si continuava a sparare, tra raid aerei israeliani e colpi di mortaio palestinesi.

Nonostante la «mazzata» economica
Perché ora la Palestina diventi membro a tutti gli effetti manca solo la sua ratifica della carta dell’Unesco. La prospettiva di perdere i soldi americani non è facesse fare i salti di gioia all’interno dell’agenzia, dove alla viglia del voto l’eventualità veniva descritta come «una mazzata». Lo stesso segretario generale dell’Onu, Ban Ki Moon, ha detto che «ora dovremo lavorare su nuove soluzioni tattiche per preservare i fondi destinati all’Unesco» e ha esortato una ripresa dei negoziati per «una soluzione concordata per il processo di pace in Medio Oriente». A quanto pare, comunque, ieri, in assemblea, le ragioni politiche hanno avuto la meglio su quelle economiche.

I sì, i no e la svolta francese
Oltre agli Stati Uniti e Israele, fra i 14 che hanno detto no ci sono anche Canada e Germania. Fra i 107 sì, invece, oltre ai Paesi arabi, africani e dell’America Latina, si segnalano Francia, Belgio, Spagna, Austria e Russia. Parigi e Madrid, in particolare, in Consiglio esecutivo si erano astenute e il loro voto, insieme a quello degli altri Stati europei, è stato accolto con un forte applauso in assemblea. Soprattutto la Francia, però, si è fatta capofila del fronte comunitario per il sì, dopo che nei giorni scorsi aveva parlato, proprio come gli Usa, di decisione «prematura». «La questione – ha detto ieri il portavoce del ministero francese degli Esteri, Bernard Valero – era di sapere se la comunità internazionale rispondeva sì o no all’adesione della Palestina. In questo caso, dobbiamo prendere le nostre responsabilità e andare all’essenziale. E la Francia dice “sì, la Palestina ha il diritto di diventare Stato membro dell’Unesco”». Di più, Valero ha ricordato la proposta di Parigi «di lavorare a una risoluzione all’Assemblea generale dell’Onu per permettere alla Palestina di diventare Stato non-membro osservatore». «La Francia – ha aggiunto il portavoce del Quai d’Orsay – appoggia i responsabili palestinesi, primo tra tutti il presidente Abu Mazen, nei loro sforzi per l’edificazione di uno Stato palestinese in grado di vivere accanto e in pace con lo Stato d’Israele».

L’Europa divisa fa astenere l’Italia

Proprio la spaccatura in seno all’Europa ha portato l’Italia ad astenersi. Fra gli altri Paesi che hanno voluto mantenere una posizione neutrale c’è anche il Regno Unito. «L’Italia – ha spiegato il portavoce della Farnesina, Maurizio Massari – si è attivata per giungere a una posizione coesa e unita dell’Unione europea, in mancanza della quale, abbiamo deciso di astenerci». «Da un lato – ha proseguito Massari – si riconoscono i progressi compiuti da parte dell’Anp e dal premier Salam Fayyad sul fronte dell’institution building, dall’altro riteniamo che non era questo il momento per porre la questione della membership palestinese all’Unesco, in una fase in cui si sta cercando di creare le condizioni ideali per la ripresa del negoziato tra le due parti e pendendo già la domanda presso le Nazioni Unite da parte dell’Autorità palestinese».

«Oggi torniamo nella carta del mondo»

Il punto è proprio quello: la richiesta palestinese di essere ammessa nell’Onu. Il passaggio di ieri segna una tappa anche in quella direzione, perché la Palestina inizia a entrare nelle Nazioni Unite attraverso una loro agenzia di primo piano e perché in questo modo viene riconosciuta come Stato sovrano. C’è anche la questione dei siti potenzialmente patrimonio dell’umanità che si trovano nei territori occupati, ma passa in secondo piano rispetto allo scenario più ampio. «Abbiamo rimesso la Palestina nella carta del mondo. E nessuno potrà più ritirarla da questa carta. È un momento storico per il popolo palestinese, che lo attendeva da 50 anni», ha detto il ministro degli Esteri palestinese, Riyad al-Maliki. «Ora sappiamo che è possibile eliminare l’ingiustizia che vivono i palestinesi», ha proseguito al-Malaki, facendo eco alle parole di Abu Mazen: «È una vittoria del diritto, della giustizia e della libertà». Ancora al-Maliki ha spiegato che questo «è solo l’inizio del percorso, ma arriveremo alla liberazione». Un rammarico, però, il ministro degli Esteri palestinese lo ha espresso: «Avremmo auspicato che l’Italia votasse a favore, visti i legami privilegiati tra italiani e palestinesi e vista l’importanza che riveste l’adesione della Palestina all’Unesco».