«La linea è giusta,  lo conferma Draghi»

La lettera di intenti del nostro governo alla Ue «è un primo passo importante nella direzione di riforme organiche dell’economia italiana».  Il via libera arriva dal governatore uscente di Bankitalia, Mario Draghi. «Sono riforme coraggiose», ma «si tratta però ora di farle» con «rapidità e concretezza», sottolinea evidenziando che «nell’attuarle bisognerà tutelare le fasce di popolazione più basse». Secondo Draghi, che dal primo novembre andrà al posto di Jean-Claude Trichet alla guida della Bce, l’Italia ha le forze per uscire dalla crisi, ma deve farlo nel concerto europeo. «Sono piacevolmente sorpreso, segno che qualcosa è cambiato», commenta a caldo il sottosegretario all’Economia, Alberto Giorgetti.

Sottosegretario, in che cosa è piacevolmente sorpreso?

Non è un mistero per nessuno che Draghi finora sia stato sempre molto critico nei confronti dell’esecutivo. Evidentemente questo è un fatto molto positivo segno di una discontinuità importante con il passato.
 
Qual è il dato principale?

Anche il governatore di Bankitalia focalizza un aspetto che noi andiamo evidenziando da tempo. C’è una difficoltà palese dell’euro prima ancora del sistema Italia. In realtà ci sono tutte le ragioni per essere ottimisti.

Un ottimismo dettato da quali dati?

Il Paese è vivo, c’è una crescita sostanziale degli ordini, una crescita del Pil rispetto alle previsioni, i dati che arrivano dall’industria sono migliori rispetto a qualche tempo fa.

Nonostante tutto i mercati non rispondono come dovrebbero.

Guai a farsi condizionare dalle Cassandre della finanza internazionale, il governo deve andare avanti con le riforme che l’Italia aspetta da anni e che non sono state mai realizzate.

Inclusa la famosa riforma delle pensioni che la Lega sta contrastando.

Siamo arrivati a un punto di compromesso con il Carroccio anche se credo che non sarà semplice andare oltre. Ci sono nodi che dovranno essere sciolti.
   
La raccomandazione del futuro numero uno della Bce riguarda in particolare la tutela delle fasce deboli.
 
È un passaggio molto delicato sul quale impieghiamo tutte le nostre energie. Abbiamo lavorato per questo su più fronti. Intanto garantendo la certezza dei risparmi, quindi investendo molte risorse non solo a sostegno dei lavoratori in difficolta, ma anche sulla riforma del mercato del lavoro. Una riforma che deve essere completata in maniera più organica.

Ci sono altri versanti su cui il governo può lavorare?

La riduzione dei prezzi di benzina ed energia rappresentano due grandi sfide che vanno affrontate. Come pure va messa mano alla liberalizzazione dei servizi pubblici locali e alle concessioni pubbliche per porti, aeroporti e in materia di gioco.

Sul decreto sviluppo ci sono novità?

Stiamo approntando risposte adeguate al mondo dell’imprenditoria. Sono risposte principalmente a costo zero per lo Stato, quindi si sta lavorando in particolare per superare le storture rappresentate dalla burocrazia e della pressione fiscale.

Si parla tanto di concordato e di condoni? Si fanno o no?

È un’operazione che può anche essere presa in considerazione, ma che comunque non risolverebbe granché. Non è il momento di misure “one shot”. L’Europa ci chiede operazioni che determinino vantaggi strutturali.