«In aula per rispetto, come con Giorgio Almirante»

Ottantuno anni e non sentirli, istrionico, immarcescibile, verace. Un abruzzese doc. Il giorno dopo lo strappo radicale che ha mandato su tutte le furie la dirigenza del Pd, Marco Pannella sorride ai processi sommari («ma per favore») e alle invettive di Rosi Bondi contro l’ultima disobbedienza pannelliana agli ordini di scuderia. «Povera ragazza, siamo amici, ma non sa che cosa dice…». Lo scandalo? Ieri, durante le comunicazioni di Berlusconi, la delegazione radicale ha osato restare in aula ad ascoltarlo annunciando che comunque voterà la sfiducia al governo. La decisione – spiega un comunicato ufficiale –  è stata presa «per rispetto del ruolo istituzionale del premier, ritenendo che chi si candida a governare dovrebbe fare altrettanto, soprattutto in un Paese dove da sessant’anni si violano costantemente i princìpi fondamentali dello Stato di diritto».

Non cambiate mai. I soliti pannelliani, sabotatori, rompiscatole, corsari. Come con l’astensione sulla sfiducia al ministro Romano…

Lo abbiamo fatto per rispetto alle istituzioni e alle forme, e chi non lo capisce è uno stronzo, nel senso di quella cosa che galleggia sul Tevere. Quando i fascisti dell’antifascismo negli anni ’70 commettevano sbagli plateali abbandonando le aule parlamentari a disonore di Giorgio Almirante, i radicali restavano al loro posto per ascoltare.

Questo paragone con lo storico leader missino ha fatto storcere il naso a qualcuno. Soprattutto tra le file di Fli

Ma non hanno capito niente, non è un accostamento tra Giorgio e Silvio Berlusconi. Quando la stessa sceneggiata accadeva in Francia con Le Pen, eletto trionfalmente, noi facemmo la stessa battaglia ricordando alla maggioranza degli antifascisti europei che era un rappresentante scelto democraticamente dal popolo. Rendevamo il residuo omaggio provocatorio allo Stato di diritto, il senso è: ci stiamo perché parla il premier e siamo stati eletti per essere opposizione. Lo abbiamo fatto anche a favore dei diritti del Parlamento europeo, ci spiace che l’amico Gianfranco Fini non capisca…

Del resto lei è stato il primo a spezzare la “conventio ad excludendum” della destra partecipando, unico segretario di partito, nel ’77 a un congresso del Msi. E ancora le battaglie per la liberazione di Paolo Signorelli, le tante campagne referendarie gomito a gomito con gli ex An…

Abbiamo testardamente combattuto per quella democrazia che nella storia umana è un battito di ciglio, più che lottare “contro” noi lottiamo “per” con i mezzi che conosciamo. Sabato, per esempio, parteciperò all’appuntamento degli indignados.

Non mi dica, anche lei?

Per solidarietà  generazionale, non anagrafica. Per fermare la metamorfosi del fascismo che è l’antifascimo.

L’Aventino non è anche un segno di debolezza? Molti ironizzano che portò iella…

Portare iella? A Nord i Longobardi conoscono l’uso dei cornetti. Noi meridionali…

Non tutti nel centrosinistra erano d’accordo con la politica dei banchi vuoti

Giocano sulla disinformazione e sull’immagine, il nostro carissimo presidente Fini ma anche Casini, moderato, cristiano, democristiano, hanno lasciato dire a Follini, deputato del Pd, che non era d’accordo con la proposta di abbandonare l’Aula, solo che poi non si è presentato. È la doppiezza dei democristiani: era contrario, poi ha obbedito come un comunista. Però non ho molto capito: so però che Fini sa che il Pci, o i residui o gli epigoni, hanno sempre aspirato, fin dai  bisnonni, ad avere un punto di riferimento vaticano più che cavouriano, italiano, nazionale. Torno a dire meno male che c’è Follini…

Ma allora è una fissazione…

Sono molto lieto di poter chiarire con il “Secolo”, anche se preferisco “il millennio” (scherza, ndr). Siccome sono stato accusato dall’Università di difendere il fascismo dal fascismo dei pretesi antifascisti, dico che Follini dovrebbe andare fino in fondo.

Bersani è stufo. Vi espelle?

Ma quando mai. Espulsioni? L’ultimo discorso politico serio dei democratici, Pci-Pds-Pd, è stato quello di Achille Occhetto che per sei mesi pensò di fare qualcosa con noi e poi scelse Leoluca Orlando. Perché dimenticare che Kant ha previsto la federazione mondiale dei diritti umani individuali? Le scritture sacre non sono le pretese rivoluzioni, ma i grandi pensatori.

E Bersani non lo è?

È una cosa straordinaria, dicono che il Pd sia  perfetto… Io dico che, come Berlusconi non è il genio del male, il Pd non è perfetto nemmeno nella cretinaggine: hanno chiesto le quattro espulsioni di noi che ci eravamo già autosospesi. Quando a “Ballarò” ho detto a quel genio di Franceschini “Dario, hai la faccia come il culo”, ho registrato più di 100mila “mi piace” su internet. Di fronte alle “bindate” Franco Marini, abruzzese come me, è stato feroce e adeguato: ha detto semplicemente “espellerli? Mi sembra una boutade”. E allora dico “Viva Follini”, “Viva il democratico Marini”, col senso degasperiano, liberale. C’è stata la censura totale, non hanno tentato neanche di rispondere, questi portavoce del nulla.

Che cosa succederà domani? Il governo mangerà il panettone?

Sicuramente oggi c’è bisogno di coloro che hanno ancora fiducia in un patto democratico che includa oltre la metà di quelli che hanno creduto nel cambiamemento dagli anni ‘90 al 2000 (già dopo il ‘96 Berlusconi si è calato le braghe). Ma cerchiamo soprattutto di evitare Piazzale Loreto, che è il destino di chi è capace di tutto, e di salvarci dai buoni a niente.