Il nuovo slogan: crolla Pompei e tutto il governo

Antonella Ambrosioni
Ormai è psicosi ad uso e consumo della polemica politica: crolla Pompei, crolla il governo, è lo slogan ufficiale del centrosinistra. L’uso sistematico dei crolli veri e falsi, come specchio del presunto sbriciolamento del governo. Quasi quasi pare anzi che l’opposizione “tif”i per il cedimento del prestigioso sito, se questo serve a delegittimare Berlusconi e i suoi ministri. Dopo le vie giudiziarie e quelle del gossip, per far saltare il governo può venir buono pure Pompei. Anche se, in questo caso, il governo non centra. niente.
Che la gestione di Pompei richieda un cambio di passo non sfugge a nessuno nemmeno al ministro Galan, che proprio con l’arrivo del fondo Ue di 105 milioni da destinare interamente  all’area, attesta come Pompei è ora la vera priorità della politica culturale. Ma quando la legittima preoccupazione per l’integrità dell’area cede il posto all’allarmismo ad effetto la cosa si fa sgradevole, intollerabile. Due prove fanno un indizio, si dice. Ebbene, ieri il “giallo” di un un nuovo cedimento segnalato dalla Uil dei Beni culturali nella Domus di Diomede ha fatto  nuovamente gridare allo scandalo l’opposizione e tutto il centrosinistra, Italia dei Valori in testa, quell’Idv che proprio due giorni fa aveva preso una gaffe, partendo con la sua filippica contro il governo, quando poi i muretti danneggiati erano di recente fattura e in nulla ledevano l’area archeologica strettamente intesa. Lo stesso ieri, con l’annuncio del crollo della casa di Diomede. Ma non era vero.
Subito dopo, infatti, la smentita del ministero dei Beni Culturali: «In riferimento alle notizie diffuse da varie agenzie, secondo le quali vi sarebbe stato un nuovo crollo nell’area degli scavi di Pompei, relativo alla domus di Diomede, la verifica effettuata sul posto dai tecnici della Soprintendenza, in sopralluogo congiunto con le forze dell’ordine, ha accertato che tutto ciò non corrisponde a verità, nella maniera più assoluta».
Il ministero ha reso noto poi che «nel corso di un sopralluogo nella Regio VI.1.4, si è constatato il parziale distacco della muratura posteriore di una fontana, che si è adagiata all’interno della fontana stessa. L’episodio non è sicuramente recente, come dimostra la crescita di vegetazione spontanea. Si tratta di una domus scavata nel 1700, chiusa al pubblico, la cui messa in sicurezza è già prevista nel Programma per la salvaguardia per Pompei».
«Appare inaccettabile, attesa la situazione di rischio dello stato di conservazione del patrimonio archeologico di Pompei che merita la massima attenzione per l’evolversi dei fenomeni di dissesto, che vengano propalate notizie allarmistiche – ha affermato ancora il Mibac – atte a gettare discredito sull’Amministrazione dei Beni Culturali». Il ministero sta anche valutando la possibilità di una denuncia all’autorità giudiziaria per procurato allarme. Infatti, poo dopo la Uil  Beni culturali ha dovuto fare una precisazione importante: «Il crollo segnalato è avvenuto in un tratto della via consolare identificato tra la Domus di Diomede e la Domus di Cicerone». Da qui, sottolinea il sindacato, «potrebbe essere sorto l’equivoco sulla prima segnalazione». Chiamalo equivoco… In pochi minuti sono piovuti insulti da tutte le parti su Berlusconi, Galan e compagnia cantando.
 A uscire dagli equivoci ci aiuta la senatrice Diana De Feo della commissione Cultura per il Pdl, che da anni segue la situazione di Pompei e non ha dubbi nell’individuare il problema: «L’inefficacia della Sovrintendenza di Pompei nell’aver sottovalutato e non prevenuto l’impatto delle piogge, nel non aver letto sui registri le segnalazioni reiterate dei custodi. Vede», ci spiega, «non c’entra tanto la gravità o meno del crollo specifico ma il monitoraggio dell’intera area complessiva sulla quale pesa la mancata canalizzazione delle acque, un’opera che la sovrintendente, Maria Teresa Cinquantaquattro, non ha portato avanti com’era stato indicato dalle precedenti sovrintendenze». Va da sé, dice la De Feo che è strumentale dare la colpa al governo: «I sovrintendenti vengono nominati secondo burocrazia interna dalle amministrazioni dei siti e agiscono in autonomia. Tant’è vero che siamo venuiu a sapere che non sono state più stampate le mappe del sito per i turisti e che è stato annullata la possibilità delle prenotazioni on line. Sembra quasi che si remi contro Pompei….».
Ancora, «di questi crolli ci si accorge dopo mesi, lo dimostra la vegetazione che li ha nascosti. In realtà sarebbe stato possibile intervenire tempestivamente se solo la Sovrintendenza avesse letto con più attenzione i verbali redatti dai custodi». E nel registro degli scavi di Pompei c’è in effetti una segnalazione del custode, che non menziona, però, la Casa di Diomede. Parla di un edificio della regione IV Insula I: «Si nota un pezzo di muro all’interno di una vasca, presumibilmente caduto nei mesi scorsi. Siccome all’interno c’è già parte muro puntellato si prega prendere visione per eventuali accorgimenti». Il fatto è che queste annotazioni o non sono state lette o sono state sottovalutate, spiega la De Feo, che ora invita il ministro Galan a vigilare sull’operato corretto e tempestivo della Sovrintendenza: «Centocinque milioni di euro destinati alla rinascita di Pompei bisogna spenderli e bene, ora, evitando di lasciarli nuovamente in cassa come è accaduto nell’ultimo anno, con i 40 milioni di fondi non utilizzati, come è accaduto negli anni precedenti». Per l’esponente del Pdl, «la Sovrintendenza di Pompei si è dimostrata inefficiente ed inerte sia per quanto riguarda la manutenzione ordinaria che quella straordinaria e non sarà certamente in grado di gestire questi ulteriori 105 milioni di euro». La richiesta più opportuna, secondo la senatrice, sarebbe quella di un commissariamento. Ma il ministro Galan il ministro Galan ha nicchiato, affermando che la responsabilità della gestione è della Sovrintendenza e che se ha sbagliato, ne risponderà personalmente.