Il governo si ricompatta sulla legge di Stabilità

Annunciato come difficilissimo nei contenuti e sul piano politico, il Consiglio dei ministri di ieri si è risolto in un confronto di due ore non solo privo di scossoni, ma chiuso con un consenso unanime. Sul tavolo c’erano due provvedimenti cruciali: il rendiconto di Bilancio, che era stato bocciato martedì alla Camera, e soprattutto la legge di Stabilità (o Finanziaria come si diceva una volta), che per via dei tagli aveva generato tante fibrillazioni fra i ministri. Il rendiconto non era un problema: il passaggio in Cdm era tecnicamente necessario, ma era possibile «anche la ripresentazione dello stesso testo», come ha rilevato Giorgio Napolitano nella lettera di ieri ai capigruppo della Camera. Per il ddl Stabilità, invece, problemi se ne prevedevano eccome.  

«Tagli dolorosi», ma si trova la quadra
Un Cdm non facile, del resto, era nelle aspettative dello stesso Berlusconi. «Siamo pronti a ripartire con la finanziaria e abbiamo di fronte tagli dolorosi per i ministeri. Tagli di cui discuteremo perché ciascuno cercherà di ridurre i suoi», aveva detto il premier in mattinata, prima di incassare la fiducia. Berlusconi si era comunque detto certo che sarebbe stata trovata una soluzione e aveva ringraziato Giulio Tremonti per «i conti in ordine». Alla fine la quadra è stata trovata e anche le tensioni iniziali nei confronti del titolare dell’Economia si sono sciolte.

Le barricate della vigilia
I dossier più sensibili erano quelli relativi allo Sviluppo economico, all’Ambiente e ai Beni culturali. Si parlava di Paolo Romani, Stefania Prestigiacomo e Giancarlo Galan come di ministri pronti a salire sulle barricate. Le loro stesse dichiarazioni della vigilia lo lasciavano immaginare. Romani avvertiva di non essere disposto a cedere sulle risorse per la banda larga; la Prestigiacomo lamentava un taglio che avrebbe portato alla scomparsa di fatto del suo ministero, con una riduzione delle risorse pari al 90% in quattro anni; Galan spiegava, non senza accenti polemici, di non aver visto il disegno di legge e quindi di riservarsi di decidere al momento opportuno.

Ma «non ci sono stati voti contrari»
A riunione conclusa, nel corso della consueta conferenza stampa a Palazzo Chigi, però, Ignazio La Russa ha potuto annunciare che «sul ddl Stabilità non ci sono stati voti contrari». Giulio Tremonti non c’era. E non c’era nemmeno Silvio Berlusconi, ma entrambi avevano una “giustificazione” che non ha consentito dietrologie di nessun tipo: il ministro dell’Economia era atteso a Parigi per il G20; il premier al Colle per un colloquio già programmato con Napolitano, nel corso del quale si è parlato tra l’altro di Bankitalia. «Sono soddisfatto per il fatto che la cultura è stata tutelata anche se il momento è difficile e richiede sacrifici per tutti», ha detto Galan, mentre fonti interne al consiglio dei ministri facevano sapere che per l’Ambiente è stato trovato «un escamotage tecnico per reperire le risorse». In questo modo sono stati recuperati 800 milioni. Quanto ai fondi della banda larga, è stato invece La Russa a chiarire che «il gettito proveniente dalla vendita delle frequenze andrà per il «50% all’abbattimento del debito pubblico e per il 50% alla diminuzione dei tagli per i vari ministeri, ma con priorità ai comparti sicurezza e difesa».

20 priorità, dalla Difesa ai giovani
Si tratta dei 1,6 miliardi di euro di maggior ricavi sulle frequenze: dall’asta sono arrivati 4 miliardi invece dei 2,4 preventivati. Gli 800 milioni che non andranno al debito saranno spalmati su una ventina di interventi, che saranno poi organizzati nel dettaglio grazie a successivi decreti della presidenza del Consiglio dei ministri. Oltre alle misure per la Difesa, il ddl Stabilità prevede la detassazione dei salari di produttività, interventi per autotrasporto e ferrovie, scuole e università, coperture per il fondo occupazione, il fondo per le politiche giovanili e quello di garanzia. Cinquecento milioni, poi, andranno a finanziare il fondo di sviluppo di coesione per assicurare il proseguimento degli investimenti produttivi già avviati, tutelando così 5mila posti di lavoro. Ci saranno anche un contributo ai policlinici universitari gestiti direttamente da università non statali e all’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma. Altri fondi andranno alla professionalizzazione delle forze armate e per la partecipazione italiana a banche e fondi internazionali, come il Fmi. E risorse ci saranno anche per “strade sicure”. Ma si finanzierà anche la ricorrenza del 4 novembre e si penserà alle vittime dell’uranio impoverito, oltre che a non specificate «ulteriori esigenze dei ministeri». Inoltre, il piano per lo sviluppo della banda larga sarà comunque realizzato, grazie ad appositi fondi della Cassa depositi e prestiti. Per quanto riguarda il fondo per il finanziamento di interventi urgenti ed indifferibili del ministero dell’Economia, in generale, si registra un’iniezione di 4,8 miliardi nel 2012 e di 263 milioni nel 2013.

Risparmi e tagli un po’ per tutti
Fra i tagli, invece, si segnalano i 50 milioni che dovranno essere risparmiati dai Monopoli dello Stato a partire dal prossimo anno; la riduzione di spese per il funzionamento che Inps, Inpdap e Inail dovranno attuare «nell’ambito della propria autonomia» e «in misura non inferiore, in termini di saldo netto, di 60 milioni per il 2012; 10 milioni per il 2013 e 16,5 milioni a decorrere dal 2014»; il giro di vite sui buoni pasto degli statali, che spetteranno solo a chi lavora otto ore al giorno; la riduzione del 15%, a decorrere dall’anno scolastico 2012-2013, di distacchi, aspettative e permessi del settore scuola, che ha anche «il fine di valorizzare le professionalità del personale scolastico»; l’abbassamento a 300 (da 500) della soglia di alunni necessari per la nomina di un dirigente scolastico negli istituti autonomi; l’assenza di fondi per l’edilizia sanitaria e un taglio di 60 milioni tra il 2012 e il 2013 per Carabinieri e Polizia, che sarà di 10 milioni per il primo anno e di 50 per il secondo, ripartito al 50% tra i due corpi.