Flores d’arcais, il Rushdie de’ noantri…

Be’, sì, in effetti è proprio un libro di cui si sentiva la mancanza. Gesù. L’invenzione del Dio cristiano di Paolo Flores d’Arcais ci risolleva a tutti. Finalmente sappiamo che Gesù non era Cristo, e anzi mai e poi mai si autoproclamò Messia. Questa la grande argomentazione del filosofo friulano per colpire sempre e comunque la Chiesa che si è basato, a suo dire, proprio su fonti neotestamentarie. Peccato però che Gesù disse di essere il Messia in più occasioni, per tutte basti quando lo disse a Ponzio Pilato. E questo concluderebbe la effimera parabola del libretto del professore rosso.
Ma se ce ne occupiamo, stante il nessun interesse del libro per nessuno o quasi, è perché se ne occupa Civiltà cattolica nel suo ultimo numero, con queste parole: «Si tratta di un opuscolo aggressivo, palesemente denigratorio e sommario contro la credibilità della fede cristiana e del suo attuale magistero». Così il quindicinale bolla il libro del direttore della rivista Micromega. Recensendo infatti una delle ultime produzioni di Flores d’Arcais, il padre gesuita Corrado Marucci afferma: «Si incontra una certa difficoltà a commentare il libro per il tono costantemente polemico nei confronti della Chiesa cattolica e del Sommo Pontefice». In un articolo che apparirà sul prossimo fascicolo del periodico della Compagnia di Gesù, le cui bozze come è noto sono rilette e riviste dalla Segreteria di Stato della Santa Sede, padre Marucci osserva: «Da un punto di vista metodologico è evidente che Flores d’Arcais va alla ricerca di più o meno notevoli discrepanze, difficoltà e oscurità del Nuovo Testamento, estraendole da un materiale disparato e di diverso valore, tralasciando le ricchezze sapienziali disseminate negli scritti neotestamentari. Le idee sostenute da Flores d’Arcais non hanno un solido fondamento e non corrispondono a quelle della stragrande maggioranza degli studiosi». Il pamphlet su Gesù di Flores d’Arcais, sottolinea ancora il redattore di Civiltà Cattolica, ha «una composizione frettolosa e disomogenea; stupisce negativamente l’aridità del testo, laddove anche autori non cristiani non tacciono la loro ammirazione di fronte a parole e azioni come quelle di Cristo» E, a proposito delle discrepanze presenti nel Nuovo Testamento, esse, ricorda poi padre Marucci, sono «ben note agli studiosi e già affrontate e il più delle volte risolte». Flores d’Arcais «invece si appoggia a un ristretto gruppo di studiosi che operano per di più al di fuori della Chiesa e che adottano il solo criterio dell’analisi storica e il metodo del sospetto sistematico». Conclude il periodico dei Gesuiti: «Le idee sostenute da Flores d’Arcais non possono essere assolutamente spacciate per l’opinione della stragrande maggioranza degli studiosi, come ripetutamente afferma. Egli poi aggiunge di suo numerosi errori, esagerazioni e fraintendimenti, i quali, assommandosi al palese intento denigratorio, ci portano a giudicarne il testo in modo sostanzialmente negativo».
Commenti negativi, inoltre, anche dall’associazione degli atei italiani, l’Uuar, il che la dice lunga sul valore del libretto. Il portale degli atei e degli agnostici si chiede se Flores d’Arcasi sia uno storico, un teologo, un biblista o almeno se conosca l’ebraico e l’aramaico… niente di tutto questo, ahinoi.
Ma c’è anche un’altra interpretazione sulle intenzioni del già trotzkysta filosofo. Che lui, come Salman Rushdie (se qualcuno ancora se lo ricorda), abbia voluto scientemente scrivere i “versetti satanici” de’ noantri, sperando che qualcuno gli lanci una bella fatwa, che si crei confusione, e che il suo libro  venda un sacco di copie. Solo che l’ex comunista non si è accorto chel’effetto Codice da Vinci ha ormai fatto il suo tempo. D’altra parte, dopo il clamoroso fallimento di molte sue iniziative, come il comico Partito dei senza partito, l’adesione al Pds di Occhetto, e persino la sua intenzione di voto per il Pd giustificata pubblicamente «in funzione antiberlusconiana» (poi come è noto Berlusconi stravinse) oggi Flores d’Arcais vorrebbe finalmente un po’ di notorietà e di successo, per convincersi di non aver sbagliato per tutta la vita. I suoi girotondi oggi sono stati superati dagli indignados. Ma ci sembra che anche quest’ultima trovata andrà a finire come le altre, nel dimenticatoio.
Sia chiaro, qui non si critica il filosofo perché è ateo, ci mancherebbe altro, anche Bertrand Russell, fatte le debite proporzioni, lo era. Però, a che scopo continuare a occuparsi di Gesù, se era o non era il figlio di Dio, se era uno o era trino, a che scopo accanirsi contro il libro di Benedetto XVI, Gesù di Nazaret. Dall’ingresso in Gerusalemme fino alla risurrezione, facendo le pulci alle fonti o alle presunte contraddizioni nel testo? Ci riesce francamente di difficile comprensione.
L’unica risposta possibile a un post comunista, che però fu amico anche di Craxi e Martelli, gliela avrebbe potuta dare solo Gaetano Salvemini, quando disse «Io non so se Gesù fosse il figlio di Dio. Ma sulla necessità di seguire i suoi insegnamenti non ho il minimo dubbio». E il Salman Rushdie in sedicesimo è servito.