Fisco, rivolta bipartisan: assedio finale al contribuente

Il postino suona sempre due volte e in genere consegna una multa. Ma non solo. Anche cartelle esattoriali, ingiunzioni di pagamento, avvisi e solleciti. In tutto sono quaranta milioni le letterine che Equitalia spedisce ogni anno agli italiani più o meno indadempienti col fisco, “bombe” a orologeria che nel 2010 hanno consentito di recuperare quasi 9 miliardi di euro di somme dovute. Un buon lavoro o un eccesso di accanimento? La risposta non è semplice ma una cosa è certa: il sistema fiscale italiano è antiquato nelle informazioni e sproporzionato nell’utilizzo della “forza” quando c’è da confrontarsi in sede legale col cittadino, spesso già fiaccato dall’arrivo di more raddoppiate, interessi, ipoteche e ganasce varie. Una questione di cui finalmente la classe politica inizia a interessarsi, a suon di iniziative, per una volta bipartisan, che nulla hanno a che vedere con la doverosa lotta all’evasione, che si conduce con attività di intelligence fiscale e non certo confidando sulla difficoltà di difendersi del contribuente medio, sia che sbagli colposamente sia che incorra in errori più o meno involontari del fisco.

Lo Statuto in Costituzione
A tutti i politici che trascorrono ore a litigare sull’intangibilità della Costituzione, un consiglio disinteressato. C’è una piccola modifica della Carta che realmente potrebbe interessare la gente comune: l’introduzione dello Statuto del Contribuente in Costituzione. La necessità di riequlibrare la posizione dello Stato e quella del cittadino di fronte al contenzioso tributario è diventata, mai come in questi tempi di crisi, una priorità assoluta sulla quale sarebbe necessario ragionare in termini costruttivi. Nella stragrande maggioranza dei casi, infatti, il contenzioso nasce con persone alle quali vengono contestate infrazioni banali che finiscono per trasformare un credito dello Stato in uno strumento sproporzionato di vessazione con modalità squlibrate, nella dinamica accusa-difesa: meccanismi medioevali, come quelle delle notifiche (come li definì qualche anno fa lo stesso Tremonti) che mettono il contribuente nella condizione di dover sopportare l’onere della prova a discolpa, sempre, anche in caso di cartelle pazze.

E Visco inventò Equitalia
Equitalia visse la sua stagione di gloria nel 2007, con il ministro delle Finanze Vincenzo Visco, che inventò il braccio armato dello Stato e fu l’artefice della stretta sulla riscossione dei tributi.  Peccato che anche l’attuale ministro dell’Economia, Tremonti, con il recente ampliamento dei poteri di Equitalia sulla riscossione, si sia reso colpevole di un ulteriore aggravamento della situazione, soprattutto per centinaia di imprenditori sui quali la crisi grava come una mannaia.

La protesta bipartisan
«Capisco che possa sembrare in controtendenza rispetto alle dichiarazioni di tutte le forze politiche sulla lotta all’evasione, ma combattere l’evasione non può significare calpestare tutti i diritti del contribuente», ha sbottato ieri il sottosegretario alla Difesa, Guido Crosetto, autorevole esponente del Pdl che spesso e volentieri ama punzecchiare il suo avversario politico Giulio Tremonti. «Quello che sta succedendo in Italia – dice – per l’attività di Equitalia è surreale. Si sono costruite norme che consentono all’agenzia poteri quasi incostituzionali che non hanno uguali nel mondo, nemmeno nei paesi governati da regimi. Serve un riequilibrio legislativo che rispetti lo statuto del contribuente ed la ratio del diritto». Come già era accaduto per altri partiti, come la Lega, il Pdl stesso, ma anche Fli, ieri sulla stessa linea si è mossa anche l’Idv, con Elio Lannutti, presidente dell’Adusbef, che ha chiesto una «commissione parlamentare d’inchiesta per far luce sull’operato dell’agenzia, sulle cartelle pazze, sui tassi di interesse usurari che applica, sui poteri smisurati e incostituzionali che le sono inspiegabilmente riconosciuti».