Finalmente la vivisezione è fuorilegge

In Italia non ci saranno mai più “fabbriche delle cavie”. Lo stop agli allevamenti di cani, gatti e primati destinati alla sperimentazione arriva con un emendamento, approvato in commissione Affari Sociali della Camera, alla normativa che recepisce la legge comunitaria del 2011 e che riguarda la protezione degli animali utilizzati a fini scientifici. La decisione è stata presa dopo pochi giorni dal “caso” Green Hill, a Montichiari, in provincia di Brescia, la struttura tristemente famosa perché ospita, ogni anno, circa duemila cani beagle destinati alla vivisezione (unica in Italia) e che ha portato attivisti fin sopra al tetto della stessa struttura per protestare. Un provvedimento che riscuote il plauso delle associazioni animaliste e che Paola Frassinetti, vicepresidente della Commissione Cultura della Camera definisce «un importante risultato di civiltà. Mai nessun governo, prima dell’attuale, aveva avuto una tale sensibilità verso le tematiche ambientali e animaliste».

Ci sono state tante polemiche per l’utilizzazione dei beagle…

Sì, c’è stata una grande mobilitazione contro il centro Green Hill dove sono allevati cani destinati solo ai laboratori. Noi volevamo fermare questo orrore. Col nostro emendamento abbiamo fatto sì di vietare l’allevamento di cani e gatti destinati alla sperimentazione. Tutti i firmatari dell’emendamento fanno parte del Comitato animal friendls, presieduto dal ministro Vittoria Brambilla.

Di che cosa si tratta?

È un comitato ministeriale per la creazione di un’Italia amica degli animali. In sostanza, il gruppo di lavoro si propone di favorire nel nostro Paese la diffusione di una nuova cultura di tutela e rispetto degli animali e dei loro diritti nonché di agevolare la vita dei cittadini che desiderano viaggiare in compagnia del proprio amico a quattro zampe.
Fanno parte del Comitato anche i rappresentanti a tutela dell’ambiente e degli animali, l’Anci, l’Upi e le Regioni.

Ora dopo l’approvazione dell’emendamento che cosa cambia concretamente?

Abbiamo corretto gli errori della direttiva europea del 2010 e abbiamo introdotto in modo definitivo il principio per cui l’utilizzo degli animali, in quanto esseri senzienti e portatori di diritti, dev’essere abbandonato vincolando i centri di ricerca a metodi alternativi in vitro.

Ma che cosa prevedeva la direttiva comunitaria del 2010?

C’erano paletti molto più larghi e la vivisezione era consentita. L’opinione pubblica si era indignata per l’allargamento delle maglie e in Parlamento si era creato un movimento per cercare di correggere quelle storture. Ora grazie al nostro emendamento possiamo voltare pagina dopo decenni di orrori.

Ora quali sono i prossimi passi?

Dobbiamo aspettare che venga approvata la legge comunitaria 2011 e poi il governo dovrà emanare un decreto legislativo per garantire una progressiva sostituzione della pratica della vivisezione, tra l’altro considerata da molti studiosi ormai superata, favorendo l’utilizzo di pratiche alternative. Il decreto dovrà vietare gli allevamenti per la vivisezione, vietare le sperimentazioni per esercitazioni didattiche e per esperimenti bellici. Inoltre, le scimmie antropomorfe, i cani, i gatti e le specie in vie d’estinzione potranno essere utilizzate solo in casi eccezionali e non potranno essere sottoposti a procedure dolorose. E, infine, devono essere favoriti metodi alternativi.

C’è stata unanimità in Commissione nell’approvare l’emendamento?

C’è stato un dibattito molto acceso perché alcuni deputati sostenevano che le vivisezioni e le sperimentazioni servono per la ricerca. Ma noi siamo convinti che si possa coniugare la ricerca con la tutela degli animali e, quindi, si possono eliminare tutti gli esperimenti fatti con la vivisezione.

Ma serviranno fondi per favorire la ricerca…

È chiaro, prevediamo anche misure adeguate per la concreta attuazione del loro sviluppo con la destinazione di congrui finanziamenti. E sarà realizzato un sistema ispettivo che garantisca il benessere degli animali da laboratorio. Nei laboratori ci saranno ispezioni, con e senza preavviso.

Quindi, il centro Green Hill sarà illegale in Italia?

Non potrà più operare con le tecniche che adoperava. La sottoscrizione di due milioni di firme per la chiusura del centro rende l’idea di quanta sensibilità e attenzione ci sia su questo tema.