Crisi, la Ue dà l’aiutino ai deputati indignados

Non è un altolà ma un consiglio amichevole, a loro dire quasi fraterno. Non è una bocciatura perché, sempre a loro dire, il governo sta fronteggiando la crisi senza sconti. Ma è il pretesto, servito su un piatto d’argento all’opposizione nostrana per dare il “la” al solito coro di “indignados parlamentari”, quelli che a ogni frase che viene pronunciata sull’Italia rompono le vetrine del confronto politico scatenando una guerriglia nelle sedi istituzionali (e fanno passerella nelle piazze). Ma andiamo con ordine. «Riforme strutturali per liberare il potenziale di crescita dell’Italia e creare nuovi posti di lavoro». Olli Rehn, commissario agli Affari economici e monetari della Ue, affida al suo portavoce il compito di fare la voce grossa, sia pure dopo aver riconosciuto che Roma ha lavorato bene per «il consolidamento di bilancio», il cui percorso «va nella giusta direzione». Sulle misure del Belpaese è «urgente e importante» una «tempistica concreta», perché la mancanza di crescita è per l’Italia «il tallone di Achille degli ultimi anni». Non è un richiamo, fanno sapere da Bruxelles, semplicemente un «forte incoraggiamento». Incoraggiamento che, però, arriva nel bel mezzo di una polemica architettata dal centrosinistra sul fatto che il governo starebbe perdendo troppo tempo, nella preparazione e nel varo delle misure necessarie. Suona perciò più come “soccorso rosso” alle opposizioni che come un aiuto a chi, invece, lavora per mettere assieme le risorse necessarie.

Le responsabilità della Ue
La Ue, comunque, appare in questo momento come la meno titolata per fare richiami. I problemi maggiori, infatti, arrivano proprio dal fatto  che è a livello comunitario che si sta perdendo tempo. Dapprima la non adozione delle misure necessarie ha messo a malpartito la Grecia, successivamente la dilazione oltre le attese della decisione sull’ampliamento del fondo salva-Stati ha finito per creare problemi, oltre che ai greci, anche agli italiani, agli spagnoli e a tutti gli altri Paesi con problemi legati al debito sovrano. Ogni volta che i mercati danno per scontata l’adozione della decisione, che dovrebbe portare il fondo da 400 a 2000 miliardi, puntualmente arriva la smentita. Tra l’altro, continua la trattativa privilegiata tra Parigi e Berlino che certo non aiuta i Ventisette a essere ottimisti. Giovedì è stato escluso che anche il vertice di domani possa dare risposte definitive: si discuterà il problema ma una decisione, nella migliore delle ipotesi, non arriverà prima di mercoledì prossimo, quando è in programma un summit straordinario richiesto dalla Germania.

Il costo dello spread
Intanto la Grecia è scossa da proteste e da scioperi, mentre Italia e Spagna dilapidano sull’altare dello spread tra i loro titoli pubblici e il bund tedesco decine di miliardi di euro e con essi il ricavato di una parte delle dolorosissime manovre varate in questi mesi. Lo stesso ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, ha riconosciuto al suo arrivo alla riunione straordinaria di ieri a Bruxelles preparatoria del vertice di domani, che la situazione è «seria» e «l’Eurozona ha delle grandi responsabilità verso e stessa e verso l’economia mondiale». Una posizione condivisa dal presidente dell’Eurogruppo, Jean Claude Junker, secondo il quale «l’Unione europea sta dando l’immagine disastrosa» di «una leadership che non funziona bene. Avrei preferito – ha aggiunto Junker – che non ci fosse stato bisogno di due vertici, uno domenica e uno mercoledì, e che si fosse potuti arrivare a un accordo su una soluzione globale già domenica». Berlusconi e il governo, comunque, stanno lavorando seriamente alle misure da mettere in cantiere per la crescita, per dare una mano ai giovani e all’occupazione e per ridurre la burocrazia.

La vicenda Bankitalia
Sullo sfondo ci sono la riforma del fisco e quella dell’assistenza che dovrebbero consentire a lavoratori e pensionati di avere ricadute  concrete sui redditi in grado di aiutare i consumi. I tempi non sono troppo lunghi: come è successo per le manovre di questa estate e come ha insegnato la vicenda Bankitalia, il premier riflette e poi decide. In occasione della nomina di Ignazio Visco a Governatore di Via Nazionale, infatti, non ha dato ascolto a chi avrebbe voluto una decisione affrettata che lo avrebbe portato in rotta di collisione con altri. Aveva tempo fino a fine ottobre e ha preso una decisione nei tempi previsti. Non si capisce perciò quale sia lo scandalo, visto che la persona scelta è considerata di prestigio e all’altezza del compito da tutti. Ma nonostante questo, il centrosinistra trova sempre il modo di scagliarsi contro il premier. Massimo Giannini, vicedirettore di Repubblica, ha dato il meglio sostenendo che la nomina di Visco è ottima, ma il metodo è criminale. Il crimine, però, non si capisce qual è, posto che tempi e procedure sono stati rispettati. Un altro deluso, probabilmente, è Nicolas Sarkozy: sponsorizzava Bini Smaghi con l’obiettivo di liberare la poltrona occupata nella Bce dall’economista italiano e insediare al suo posto un francese. Se ne farà una ragione. Del resto, lui ha deciso di agire nella Ue gomito a gomito con Angela Merkel.