Così si lavora alla “scossa” economica

Èuno dei bersagli preferiti dei blogger, le sue immagini continuano a fare il giro del web (distorte abilmente con sotterfugi grafici), impazzano i link postati su facebook con tanto di commenti tra l’ironico e l’insulto. Persino negli autobus, se c’è un po’ di traffico, la gente finisce col prendersela con lui. Renato Brunetta contende a Silvio Berlusconi l’appellativo di Cavaliere nero. Quando prende un provvedimento subisce l’attacco concentrico dall’opposizione e dai media vicini alla sinistra. Quando poi quel provvedimento funziona, cala il silenzio, nessuno ne parla. Eppure oggi fa comodo andare in un ufficio pubblico e trovare un esercito di dipendenti seduti al loro posto, grazie soprattutto alla tanto contestata azione contro i fannulloni e gli assenteisti. Fa comodo la ricetta on line, che evita la solita fastidiosa trafila cui erano costretti gli impiegati. Fa comodo tutto ciò che adesso possiamo fare con un piccolo click sul computer. Tante piccole grandi cose che messe insieme consentono di guadagnare tempo e di non impazzire nei labirinti burocratici. Per non parlare poi della crociata contro le auto blu. Nonostante ciò, per mesi Brunetta è stato descritto come un padre-padrone, armato di frusta, senza un minimo di sensibilità umana, oltre i limiti della cattiveria, un mostro che spaventa i bambini.
L’ultima notizia, però, dovrebbe quantomeno far riflettere: nel 2010 i suoi ispettori hanno recuperato, con l’aiuto della Guardia di finanza, oltre otto milioni di euro per lavoro svolto da pubblici dipendenti senza autorizzazione o in nero. Sono stati scoperti circa 500 dipendenti pubblici in posizione irregolare e sono state erogate multe per quasi 24 milioni di euro – che dovranno essere versate all’Agenzia delle Entrate – alle società e agli enti che hanno conferito tali incarichi. Questi sono i fatti (del Cavaliere nero). Diteci se è poco.