Caro Di Pietro, sei pompiere o piromane?

Immaginate di vivere sotto il tallone di un governo che ricorda «un po’ di Vanna Marchi e un po’ di sistema mafioso»: non spacchereste tutto? Fantasticate sul fatto che a capo della nazione vi sia un «un delinquente politico», uno che «viola la democrazia»: non scendereste in piazza armati di tutto punto? Pensate di vivere sotto «Videla» o semplicemente sotto un esecutivo che ha «un comportamento tipico di una dittatura argentina»: non riterreste giusto colpire gli sgherri armati della giunta militare? Probabilmente la risposta a tutte queste domande è: certamente sì. Eppure c’è chi tutte queste cose non solo le crede davvero, ma le ha dette apertamente, su tutti i giornali e in tutte le tv: è Antonio Di Pietro. Che però ha un problema di schizofrenia politica, perché quando qualcuno lo prende in parola e agisce di conseguenza, l’ex pm finisce – lui! – per invocare la repressione “alla sudamericana”. Ieri, infatti, il leader dell’Idv ha superato se stesso: «Si deve tornare alla Legge Reale. Anzi bisogna fare la “legge Reale 2” contro atti criminali come quelli di Roma. Si devono prevedere arresti e fermi obbligatori e riti direttissimi con pene esemplari». Leggi speciali per scontri speciali, insomma. Ma così è troppo comodo: parlare a briglia sciolta dando del mafioso qui e del dittatore là, salvo poi ricorrere alla via più facile, quella dell’inasprimento generalizzato del controllo. Basterebbe, per il momento, che Tonino controllasse di più la propria incontinenza verbale. E già che c’è, magari, desse anche un’occhiata agli astri nascenti del suo partito, come quel De Magistris che ha sì le manette facili, ma anche inquietanti liason con i settori più duri dell’antagonismo partenopeo, con i quali sabato è salito a Roma in autobus. «Abbiamo scassato Napoli», disse subito dopo le elezioni. Era una metafora, ma oggi l’assonanza con i casseur che hanno fatto il diavolo a quattro nella capitale sembra emblematica. È ora di dirlo: ci sono personaggi che ora hanno veramente rotto, anzi “scassato”.