Aridatece i soldi del biglietto

Processo Knox. Una vicenda tragica, per la vittima, per la sua famiglia e – da quanto determinato dalla corte – per due ragazzi innocenti ingiustamente tramutati in mostri e per le loro famiglie. Aldo Grasso sul Corsera ha definito tutta la vicenda giudiziaria «un format più forte della realtà». E di una soap dalle tinte fosche per molti si deve essere trattato, se consideriamo la piccola folla di anonimi cittadini che, come una platea privata all’ultima puntata del finale già pregustato, ha inscenato fuori dal tribunale una gazzarra contro i difensori della Knox e di Sollecito. Una scena che deve essere messa a confronto con la dignità mostrata dalla famiglia della vittima nella conferenza stampa successiva alla sentenza. Alla domanda se fossero disposti a perdonare i due ragazzi accusati – un vero e proprio must – il fratello della Kercher ha semplicemente risposto che se la Corte ha appurato che sono innocenti non si vede per cosa dovrebbero essere perdonati. Piuttosto, si auspica che nuove indagini scoprano i veri colpevoli. Un concetto – quello che i processi servano a scoprire i veri colpevoli e non a consegnare al rogo un colpevole di comodo – da noi poco conosciuto. A proposito… le indagini. Ovunque nel mondo chi ha svolto indagini inappropriate o condannato innocenti ora starebbe passando un brutto quarto d’ora. In Italia no, perché i giudici non sono personalmente responsabili delle vite che rovinano per incapacità o altro. Bella figura.