Anche Napolitano si becca i fischi

Dal cupio dissolvi dell’antipolitica c’è qualcuno che si può tirare fuori? Vi sono personalità istituzionali che possono sentirsi al riparo dalla furia distruttiva degli indignati di turno? La risposta è un no grande come la Torre di Pisa. Proprio nella città toscana ieri è toccato a Giorgio Napolitano diventare il bersaglio delle contestazioni. Un numero che è partito da «alcune decine» secondo la Reuters, cresciuto in «una cinquantina» per Il Tirreno, diventato «centocinquanta giovani» secondo il sito di Rainews 24. Al di là dei numeri colpisce la contestazione annunciata e pianificata a tavolino contro Napolitano.
I giovani, che si sono appostati in un presidio all’esterno della Università della Sapienza, «appartenenti all’area dell’antagonismo universitario di Pisa e alla Rete dei comunisti», hanno accolto l’arrivo del presidente al grido di «Vergogna», poi hanno distribuito un volantino nel quale la principale accusa è stata quella di avere controfirmato le leggi del governo Berlusconi. «Caro Napolitano, non sei il nostro presidente, la guerra e i sacrifici falli tu. Non saremo tra chi festeggia la tua visita a Pisa. Il vostro debito non le pagheremo e le vostre guerre non le faremo». Fra i contestatori anche quelli con le bandiere “no Tav”. Tra gli slogan gridati all’indirizzo del presidente “La crisi non la paghiamo”.  
Le avvisaglie c’erano tutte: il presidente della Repubblica è arrivato in una città in stato di massima allerta. Imponente il servizio d’ordine predisposto dalla questura di Pisa. Bonifiche con cani antiesplosivo effettuate nelle aree e negli edifici della visita, Domus Mazziniana e Palazzo della Sapienza ispezionati accuratamente all’alba e praticamente inaccessibili fino all’arrivo del presidente. Un cordone di sicurezza e pesanti limitazioni al traffico e ai parcheggi della zona del centro, lungo tutto il tracciato interessato dalla visita ufficiale. Ma è soprattutto nell’area intorno all’università, dove Napolitano ha partecipato anche a un convegno sul Risorgimento, che i controlli sono stati ferrei. Le cronache ufficiali dalla città blindata riportano soprattutto del «bagno di folla», di «migliaia di pisani in festa» per la visita del capo dello Stato. Grandissimo spazio nei reportage delle agenzie «ai mille bambini delle scuole elementari con le bandierine tricolori che hanno intonato l’Inno di Mameli». Perfino un spazio dedicato alla chiacchierata con tale Marino Mazzariello presidente dei goliardi del gruppo Savot-Pisa: «Il presidente – riferisce entusiasticamente Mazzariello – ci ha fatto gli auguri e ci ha detto di essere molto contento che la goliardia sopravviva nelle università». Bisogna leggere i siti d’informazione locale per avere resoconti meno edulcorati. Scrive il sito Pisatoday: «La paura che ci potessero essere contestazioni, da parte dei ragazzi appartenenti all’antagonismo studentesco, si è mostrata reale. Infatti l’aria festante e gli applausi hanno lasciato il posto ai fischi. Gli studenti indignati hanno attaccato pubblicamente Napolitano, accusandolo di aver avvallato le politiche del governo». Il giornale telematico pisano registra tutto: «Da dietro le transenne sono partiti i cori: “Qui non c’è niente da inaugurare, ci sono solo macerie – grida un ragazzo con il megafono – Vergogna!”. E a fare eco al giovane tanti altri studenti: “Noi la crisi non la vogliamo! Ridateci il nostro futuro!”. La folla sembra dividersi: c’è chi appoggia il movimento di protesta studentesco e chi si mostra palesemente irritato per la sfrontatezza dei giovani. “Ma cosa fischiate? – borbotta un’anziana signora, mentre si fa largo tra i ragazzi – state fischiando la persona sbagliata. Prendetevela con chi avete votato!». L’uscita dall’università toscana è così registrata: «La folla comincia a disfarsi, molti anziani sono elettrizzati per aver visto da vicino il loro Presidente, camminano di fianco agli indignati e ai precari che invece continuano a protestare. E mentre tutti se ne vanno, c’è ancora qualcuno che fischia e canta timidamente Bella Ciao». Appunto la cesura generazionale, nonostante le dichiarazioni retoriche, balzano agli occhi.
Sui Socialnetwork nelle testimonianze della gente comune, arrivano testimonianze più disincantate e impazza l’ironia tipicamente toscana di una giornata particolare. Scrive su Facebook Francesco G. commentando la visita di Napolitano: «Bellissimo. Alla stazione non c’erano nemmeno i trafficanti di droga. Allora la questura quando vuole è presente. Peccato noi pisani non possiamo avere il trattamento del nostro presidente». Davanti alle contestazioni Napolitano ha scelto la strada più diretta. Senza minimizzare: «Attraversiamo momenti difficili, non solo in Italia, ma l’importante è saper trovare la rotta giusta. Non solo degli studenti universitari, ma del mondo delle nuove generazioni». Perché da Pisa è arrivata l’ennesima conferma: la furia anticasta non risparmia nessuno.