«A Roma in azione terroristi urbani, volevano il morto»

I segnali ci sono tutti, a detta di Roberto Maroni: «Si preannuncia un nuovo autunno caldo», dice al Senato, correndo col pensiero anche al prossimo corteo No Tav di sabato dove «uno dei leader, Alberto Perino, ha detto che succederà qualcosa di brutto», ricorda il titolare degli Interni. Il quadro che fornisce ai senatori degli scontri di sabato scorso a Roma, del resto, è tutt’altro che rassicurante: volevano una vittima sacrificale, i vandali, un nuovo Carlo Giuliani. Il livello di attenzione, sottolinea Maroni, è altissimo, “bisogna intervenire sul piano della prevenzione”, anche se il ministro non fa mai riferimento a una legislazione speciale, tantomeno a quella legge Reale invocata dal leader dell’Idv Antonio Di Pietro. Maroni, nel suo lungo intervento, non dimentica di ringraziare le forze dell’ordine, alle quali l’aula del Senato tributa un lungo applauso.

“Un altro Carlo Giuliani”
Gli scontri avvenuti durante il corteo erano premeditati, spiega Maroni: «C’era la volontà di ricreare l’incidente avvenuto a Genova e solo grazie alle forze ordine che si è impedito che ci scappasse il morto». Azioni spesso diversive, con una strategia precisa: «C’era l’intenzione di assaltare le sedi istituzionali della Repubblica, in primo luogo Camera e Senato», dice ancora Maroni che ricostruisce così i fatti: «sabato scorso a Roma c’è stata un’inedita forma di terrorismo urbano, con la cieca violenza di 3000 incappucciati che ha oscurato la protesta di migliaia persone che volevano solo manifestare. Tra i tremila delinquenti incappucciati, non vi era nessun black bloc proveniente dall’estero».

Da Roma alla val di Susa
Maroni ha focalizzato l’attenzione sulla fascia anarchica. «Nell’area romana frequentano centri sociali e gruppi come Acrobax, i Ras e gli Ultras romanisti del gruppo dei Fedayn. Poi c’erano i disoccupati organizzati napoletani. Dei 12 arrestati, nove sono residenti tra Roma e provincia, di cui uno solo noto alla Digos; poi c’è uno studente di Bologna che frequenta il gruppo Caos; un rumeno residente a Varese e un ragazzo varesino di 22 anni». Comunque, ha sottolineato, la principale area di riferimento è quella “anarchica” e il riferimento alla Val di Susa è stato automatico: «Questa estate in Val di Susa era possibile cogliere la recrudescenza del fenomeno insurrezionale. La protesta “no tav” di sabato prossimo è un laboratorio ideale per sperimentare le pratiche di guerriglia in previsione di un autunno caldo», ha detto Maroni, che chiede di isolare subito, soprattutto dopo gli scontri di sabato a Roma, anche i violenti in Val di Susa, invitando a tenere alta l’attenzione per la giornata di domenica prossima. Il titolare del Viminale ha evidenziato le parole di alcuni leader del movimento, chiedendo ai sindaci di «dissociarsi da quelle dichiarazioni e da eventuali atti di violenza» per la manifestazione “No-Tav”. Maroni ha quindi annunciato che questa mattina ci sarà la riunione del comitato provinciale di Torino» e ha sottolineato di aver «dato indicazioni a prefetti e questori perchè vengano prese tutte le misure per evitare violenze».

La prevenzione e il Daspo
Arresto in flagranza differita, Daspo anche per i cortei, uno specifico reato associativo per chi esercita violenza aggravata nelle manifestazioni, maggiori tutele giuridiche per gli operatori di polizia, arresto obbligatorio per chi, in prossimità di manifestazioni, viene trovato in possesso di “veri e propri kit di guerriglia urbana”. Sono alcune delle misure legislative annunciate dal ministro dell’Interno. Ma servono “risorse”, per questo, ha aggiunto il ministro: «Ho già chiesto al Consiglio dei ministri di venerdì di azzerare i tagli al ministero dell’Interno nei prossimi anni. Il ministero dell’Economia stanzierà 60 milioni di euro entro il 2011 per le spese necessarie alla gestione dell’ordine pubblico», ha detto il ministro. Maroni è anche entrato nel merito sulla questione normativa: «Le informazioni sul movimento dei violenti c’erano tutte, ma le norme di legge attuali non consentono di procedere a fermi e arresti di chi è solo sospettato di volere partecipare a violenze di piazza». Il ministro ha anche annunciato che proporrà al Parlamento “nuove misure legislative per consentire alle forze dell’ordine di intervenire con efficaci azioni di prevenzione per evitare che le violenze vengano attuate”. Misure sulle quali però, è la promessa del ministro dell’Interno, tutte le forze politiche verranno consultate. L’esecutivo sta pensando anche a una sorta di fideiussione per manifestare: gli organizzatori dei cortei dovranno dare cioè garanzie economiche per riparare ad eventuali danni di chi scende in piazza. Però – ha precisato  – «è destitituito di ogni fondamento- ha rimarcato Maroni- il fatto che non si sia fatto abbastanza sul fronte della prevenzione».

L’elogio e l’ira delle forze dell’ordine
Il ministro è tornato a difendere le azioni delle forze dell’ordine: «Era più di vent’anni che non si usavano gli idranti, e credo che il loro utilizzo sia stato molto utile», ha affermato ricostruendo le concitate fasi degli scontri. Poi il conto: «Complessivamente in 24 ore sono state impiegate tremila unità di polizia, carabinieri e guardia di Finanza coordinate da 107 funzionari della polizia di Stato». E un conto anche sui danni: «Nel complesso sono pari a circa 5 milioni di euro». Ieri, però, all’esterno di Palazzo Madama s’è svolta la protesta di alcune sigle sindacali di polizia per denunciare i tagli “continui al comparto sicurezza, ormai ridotto sul lastrico”. “Dal 2008 ad oggi  – spiega Massimo Zucconi Martelli, segretario nazionale Siap, giungendo davanti a palazzo Madama – sono stati fatti tagli per circa 3 mld di euro, ai quali si aggiunge una sforbiciata di 60 mln di euro decisa con questa manovra».

Le aperture del Pd
L’arresto in flagranza differita e il Daspo «potrebbero essere utili» ma il Pd è «ostile» verso «forme di arresto preventivo: e ciò per ragioni costituzionali e perchè lo Stato ha tutti i mezzi per intervenire», in particolare eliminando i tagli alle forze dell’ordine. Una posizione come al solito ambigua, ma non del tutto ostile al governo, quella assunta ieri da Anna Finocchiaro, presidente dei senatori Pd, che però dimentica di ricordare le coperture politiche offerte dalla sinistra ai manifestanti di piazza per anni, quelle che ancora oggi renderebbero vano qualsiasi ulteriore provvedimento normativo.