Via libera alla manovra in un clima da guerriglia

La fiducia al Senato è arrivata subito prima di cena, come previsto, ma ciò che nessuno avrebbe immaginato è il clima di grande tensione che si è creato fuori e dentro i Palazzi, a dispetto degli appelli del Colle all’unità del Paese di fronte al baratro della crisi. Mentre in aula si susseguivano le dichiarazioni di voto, con toni forti dell’opposizione e insulti al premier dai banchi dell’Idv, davanti a Palazzo Madama si scatenavano gli auto-definitisi “indignados” italiani: circa 200 manifestanti, che da ore erano riuniti in sit-in a piazza Navona contro le misure economiche del governo, provavano a forzare il blocco della forze dell’ordine davanti al Senato, con un lancio di bottiglie e fumogeni e cariche della polizia. Poi si dirigevano verso piazza Navona, dietro lo striscione “Basta macelleria sociale”, con l’intenzione di bloccare il centro della città, fino a dirigersi sotto Montecitorio. Gruppi di Cobas provavano ad assediare Palazzo Grazioli costringendo le forze dell’ordine a chiudere la strada: tutto ciò mentre in aula gli interventi del centrosinistra, che ha votato contro, riproducevano il clima infuocato dell’esterno.

Una manovra puntellata

Il via libera è arrrivato con 165 sì, 141 no e 3 astenuti. L’iniezione di “certezze” sui saldi della Finanziaria (che ha gonfiato la manovra fino a 54,2 miliardi) realizzata grazie agli interventi su Iva, pensioni delle donne e contributo di solidarietà, già ieri aveva contribuito a tranquillizzare i mercati e se la risposta dovesse essere positiva anche nei prossimi giorni il governo già è proiettato verso una fase riformista finalizzata a dare slancio alla ripresa, dopo i dolorosi sacrifici delle tre manovre approvate a cavallo dell’estate. Dietro l’angolo c’è la possibilità di utilizzare un “tesoretto” derivante dal maggiore gettito di Iva, che arriverà dal ritocco dell’aliquota massima dal 20 al 21%: 4,3 miliardi in più da qui al 2012. 

Dal paracadute al tesoretto
La manovrina sull’Iva, che peserà poco sulle tasche degli italiani “medi” (una famiglia con due figli a carico gli aggravi vanno da 60 euro a 124 euro annui per le fasce di reddito più alte, secondo la stima fatta dalla Cgia di Mestre) dovrebbe liberare risorse tali da poter finalmente dare alla luce quella riforma delle tre aliquote Irpef annunciata a luglio. L’innalzamento di un punto dell’aliquota Iva porterà un maggiore gettito di 700 milioni di euro nel 2011 e di 4.236 dal 2012: in assenza di ulteriori catastrofi sui mercati e con la speranza che l’Italia si ricollochi in una posizione di maggiore tranquillità sul palcoscenico finanziario internazionale, quel gettito “paracadute” potrebbe finire nella riforma del fisco, come ha annunciato ieri il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri, che ieri ha difeso l’intervento del governo sull’imposta: «L’aumento dell’Iva non serve ad alimentare spese. Intanto si tratta dell’aumento di un punto sull’aliquota ordinaria del 20 cento, lasciando quindi inalterate le imposte per i beni di più largo consumo. Ma soprattutto si tratta di un intervento che andrà a beneficio dei contribuenti». Gasparri spiega che «i proventi non saranno infatti usati al di fuori dei saldi e delle previsioni della manovra di luglio e di questo ulteriore intervento del governo. Vogliamo infatti – conclude Gasparri – reimpiegare i fondi ricavati per la riforma fiscale ed assistenziale di cui ha la delega il governo. Certo, molto dipende da cosa accade nelle prossime settimane sui mercati, ma nella manovra di luglio abbiamo approvato la legge delega per il fisco e bisogna partire il prima possibile». Anche secondo il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, «l’aumento dell’Iva non compromette la riforma fiscale». «Si tratta di entrate che consolidano i saldi di bilancio. Le preoccupazioni di Cisl e Uil non hanno luogo di essere perchè rafforza la manovra e consente di esercitare la riforma fiscale», ha spiegato a un dibattito alla festa di Atreju.

La riforma promessa a luglio

Nella legge delega sul fisco, approvata nella manovra di luglio, era scritto che il nuovo sistema sarebbe stato imperniato su tre aliquote di base, rispettivamente del 20%, del 30%, del 40%. A copertura, da un lato “il Governo è delegato ad eliminare o ridurre in tutto od in parte i regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale”, dall’altro “forme di copertura saranno progressivamente costituite dai proventi derivanti dalla riduzione dell’evasione fiscale, dal riordino della tassazione delle attività finanziarie, dallo spostamento dell’asse del prelievo dal reddito a forme di imposizione reale, da economie nel comparto della spesa pubblica”. Una riforma che a costo zero avrebbe una valenza quasi simbolica ma se realizzata col sostegno di nuove risorse potrebbe davvero portare a un alleggerimento del carico fiscale su tutte le fasce di contribuenti

Il plauso della Ue

«Le nuove misure annunciate dal governo italiano rispondono alle sollecitazioni giunte da Bruxelles sul fronte del risanamento dei conti pubblici e per stimolare la crescita e contribuiscono a rafforzare la fiducia sull’economia italiana in un momento difficile». Parole di soddisfazione sono state pronunciate ieri dal commissario Ue per gli affari economici e monetari Olli Rehn riferendosi a vari provvedimenti adottati dal governo e all’impegni di inserire nella Costituzione il principio del pareggio di bilancio. In apertura del suo intervento al seminario dedicato alla crisi della Grecia, ieri Rehn ha ricordato i dati di Eurostat secondo i quali nel primo trimestre la crescita è stata dello 0,8% mentre nel secondo è calata a 0,2%. Il commissario ha quindi osservato che la situazione attuale «è un banco di prova molto severo per l’eurozona, la situazione è molto seria» ed ha ribadito di aver «lanciato un appello ai governi europei perché mettano in atto» le misure decise dal vertice del 21 luglio scorso, definite «decisive per ripristinare la fiducia dei mercati».

Il realismo di Gianni Letta
«Il momento che attraversiamo ci vede vivere settimane difficili e amare», ha detto ieri il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, in collegamento telefonico con il Biogen, sottolineando «le sfide difficili e chi ha responsabilità è chiamato ad affrontare». In aula, invece, l’opposizione s’è scatenata: «Il governo vuole nascondere agli italiani che con questa manovra si chiude definitivamente la lunga stagione delle vostre promesse sul taglio delle tasse. È tutto finito e per sempre», ha detto il leader dell’Api, Francesco Rutelli, intervenendo nelle  dichiarazioni di voto. «I governi europei, le opinioni pubbliche, i mercati, i grandi banchieri internazionali, conoscono i comportamenti e la natura di Berlusconi. Sanno che le sue follie sono un pericolo per l’Europa ed hanno deciso di opporsi come possono a questo disastro», ha tuonato il vicecapogruppo del Pd, Luigi Zanda mentre all’esterno infuriavano gli scontri.