«Vi spiego la macchina dello sputtanamento»

La memoria difensiva che Berlusconi ha inviato alla Procura di Napoli per spiegare la natura dei suoi rapporti con Gianpaolo Tarantini e Valter Lavitola non è bastata ad evitargli l’interrogatorio come parte lesa, che dovrebbe avvenire nei prossimi giorni, e che sortirà l’effetto di trasformare il premier ancora una volta in indagato. Si assiste a uno strano meccanismo che con un termine tecnico viene definito «traslazione di piani processuali», nel senso che il testimone viene interrogato per acquisire indizi utili alle indagini che verranno svolte successivamente e che lo potrebbero poi trasformare in indagato.
Ma Alfredo Mantovano, sottosegretario agli Interni e magistrato preferice un termine meno tecnico.

Mantovano, siamo di fronte a che cosa?

Userei un termine meno tecnico e parlerei di “sputtanamento”. Che ora ha un impatto maggiore perché riguarda la figura del premier, ma può riguardare qualsiasi cittadino, con gravi danni di immagine.

Ma come funziona questa “macchina” processuale che può trasformare chiunque in colpevole, da parte lesa che era?

È un meccanismo che passa attraverso tre fasi, la prima: nel corso di un’indagine si raccolgono elementi che sono per lo più intercettazioni telefoniche, come in questo caso del processo Tarantino. Da questi elementi viene fuori un’ipotesi di reato da cui risulta una parte lesa, in questo caso il premier.

Fin qui sembra tutto normale. Poi vengono le anomalie…

Fase due: invece di procedere all’ascolto della parte offesa, avviene che questi atti, gli elementi raccolti, finiscono sulle pagine dei giornali. In questo caso, ad indagine ancora in corso e, ripeto, ancor prima di sentire la parte lesa. Un’anomalia preoccupante, ma ce n’è un’altra ancora: le pare normale che si proceda all’arresto dei presunti responsabili – Tarantino – e solo dopo l’arresto si sente la necessità di di sentire anche la parte lesa? Siamo di fronte a un altro capovolgimento delle procedure.

Vai con la fase tre, l’invito a comparire…

Si vuole sentire la “vittima” per completare l’indagine, in realtà provando a mettere in difficoltà la “vittima” stessa, in questo caso il premier. In che modo? Se non si presenta, si dirà che il test è reticente; se si presenterà, gli si contesterà prima di tutto ciò che è stato acquisito dalle telefonate e se qualcosa è rimasto fuori, sarà l’occasione per far emergere altri particolari ininfluenti ai fini dell’indagine per poi veicolarli, diffonderli. Risultato: questo meccanismo a tre fasi è funzionale a divulgare ciò che sarebbe dovuto rimanere segreto. E l’“operazione sputtanament”o è completata. Ah, dimenticavo, manca un elemento: questo meccanismo sarebbe inefficace se non fosse fatto in stretto collegamento con i media.

Dobbiamo preoccuparci? Il procuratore capo di Napoli, Gianantonio Lepore, ha respinto il sospetto di volere organizzare una “trappola” al premier, convocandolo come parte lesa ma col rischio di tramutare la sua posizione in indagato. Però non ha escluso l’eventualità: «Berlusconi è parte lesa, non indagato. Naturalmente se lui desse una versione che contrasta con alcuni elementi obiettivi che abbiamo a disposizione, allora bisogna che una delle due posizioni prevalga sull’altra. Quindi naturalmente c’è questa possibilità». Che dobbiamo pensare?

Che siamo di fronte a anomalie su anomalie. Non le pare strano che un procuratore della Repubblica rilasci interviste nel corso delle indagini, spiegando ai cronisti quello che potrebbe avvenire se? Mi sembra preoccupante il fatto che stiamo stabilendo se sia giusto che fatti che non hanno rilievo penale e coperti da segreto istruttorio possano in tempo reale finire sui giornali. Sono perfettamente d’accordo con il guardasigilli, Nitto Francesco Palma, che ha annunciato un approfondimento e ha chiesto elementi alla procura generale di Napoli. Li aspettiamo con ansia…

Che dire dell’imputazione coatta del premier nel processo Bnl-Unipol, nonostante la richiesta di archiviazione avanzata dalla procura di Milano?

Parte della Magistratura vede Berlusconi come il Re Mida di un’aula d’udienza penale: ogni casa che tocca diventa reato. Basta una battuta a commento di una telefonata trascritta per trasformarla in un illecito penale. Vede, il Gip può non condividere la richiesta di archiviazione. Certo, nel caso di Berlusconi era facile scommettere che si sarebbe arrivato a questo…