Tutti i moniti di Napolitano (dalla a alla z)

Un appello sulla manovra, un monito contro chi la ostacola, un appello all’unità tra sud e nord, un monito contro chi vuole dividere. Tra un monito e un appello il capo dello Stato Giorgio Napolitano da Palermo ha aggiunto nuova carne sulla brace del dibattito politico. L’effetto era previsto e prevedibile. Il monito che viene gradito dalla fazione interessata finisce amplificato e rilanciato a nove colonne, quello che non è ritenuto funzionale alla propaganda viene silenziato o cancellato.
Tra giornali ed esponenti dell’opposizione ormai ci sono veri e propri collezionisti di moniti quirinalizi. Come per il vecchio album delle figurine, si è passati dal classico «Ce l’ho, mi manca ce l’ho» al «Ce l’ho, mi serve, non mi serve». Ieri Napolitano ha parlato di «una manovra necessaria, urgente, che sta per concludersi in Parlamento», e che sta «ricevendo un apprezzamento in sede europea molto importante». Di questo apprezzamento senza se e senza ma per l’opera della maggioranza e del governo poche tracce sui siti internet e nei commenti del centrosinistra. Il giudizio è stato annacquato nel profluvio di altre dichiarazioni, in quanto non funzionale alle tesi antiberlusconiane. Illuminante in tal senso Repubblica.it che ha titolato: «Tema crescita è drammatico certi comportamenti ostacolano la ripresa».
Eppure di motivi di dibattito Napolitano ne ha forniti parecchi. Nel discorso in occasione delle celebrazioni del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, con cui si è conclusa la sua visita di due giorni in Sicilia ha tracciato un quadro d’insieme che non si può limitare alle beghe della politica nostrana. «La crisi finanziaria globale esplosa tra il 2007 e il 2008 – ha ricordato il presidente della Repubblica – culminata nel 2011 nella crisi dell’Eurozona, per la crescente insostenibilità del debito sovrano di alcuni Paesi, tra cui l’Italia, ci ha condotto a decisioni molto pesanti del nostro Parlamento in funzione di un risanamento e riequilibrio della nostra finanza pubblica». In tal senso sono «i temi della crescita che si pongono in modo stringente per non dire drammatico all’ordine del giorno, in continuità con l’impegno ad allentare il peso ed il vincolo di un massiccio debito pubblico e del costo di questo debito».Per questo, ha detto Napolitano, «non posso che ribadire che l’Italia può tornare alla crescita, può giungere a crescere intensamente e stabilmente solo crescendo insieme Nord e Sud». Secondo il capo dello Stato, l’Italia può tornare alla crescita «solo mettendo a frutto le risorse del Mezzogiorno, le risorse potenziale della Sicilia e del meridione che sono la maggior carta di cui disponiamo – ha osservato – per guardare con fiducia al futuro. È questa la sfida da raccogliere per dare tempo nuovo e compiuto a quel patto nazionale di cui abbiamo con grande partecipazione in Italia celebrato il centocinquantenario».
Poi un cenno ad «alcuni comportamenti diffusi» «ormai di ostacolo a una sana gestione dei mezzi finanziari disponibili e a una ripresa su nuove basi della nostra crescita economica sociale e civile», riallacciandosi a quanto detto il giorno prima quando aveva parlato della necessità di «fare tutti un esame di coscienza». Non è mancato un riferimento all’autonomia regionale siciliana, storica conquista rimasta incompiuta.
Il governo ha commentato a caldo con il sottosegretario del Welfare, Luca Bellotti. «Ha ragione il presidente della Repubblica quando asserisce che la crescita è un tema drammatico. Per renderla possibile è indispensabile cambiare approccio e cominciare a pensare non solo a come tamponare le situazioni di disagio sociale, ma anche di scommettere sull’iniziativa di tutti coloro che non possono sprigionare quella creatività e quella voglia di intraprendere che è essenziale per la ripresa».
Dopo la visita all’Ars, a Palazzo Steri e alla Facoltà di Ingegneria, Napolitano si è recato in Prefettura, in via Cavour, per incontrare Pina Maisano, la vedova di Libero Grassi, imprenditore ucciso dalla mafia nel 1991, e una delegazione dei volontari di Addiopizzo. Presenti anche Maria Falcone, il presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello, il presidente dell’associazione antiracket Enrico Colajanni e Claudio Zarcone, padre di Norman, il dottorando che si uccise alla Facoltà di lettere denunciando le incertezze del futuro e i mali del sistema universitario. Non poteva mancare il riferimento del presidente «all’inquinamento più devastante» «rappresentato dal peso, dalla presenza invasiva e sconvolgente della criminalità organizzata, che ha prodotto tante vittime e tanti eroi, ai quali rendiamo omaggio». Napolitano ha pure annunciato che tornerà a Palermo il prossimo anno, il 23 maggio del 2012, per il ventennale della strage di Capaci, nella quale morirono Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta
Non è mancato un risvolto polemico. Secondo quanto riportato da “Palermo Blog Sicilia”, «all’incontro non ha potuto partecipare gran parte della stampa locale accreditata. Ammesse soltanto alcune televisioni, contattate dallo stesso Quirinale. Il motivo? Il colloquio non fa parte del cerimoniale. Pazienza». Il blogger ha pure notato: «Naturalmente pochissimi i curiosi ad attendere l’arrivo di Napolitano. A tal punto che uno di loro ha detto: “Pare strano che non ci sia nessuno del popolo”».