Tre iniezioni di valium per i mercati

Le parole del Capo dello Stato non potevano restare inascoltate, soprattutto se accompagnate dal crepitio inquietante dei mercati in fiamme. In poche ore, l’altra sera, dopo l’appello di Napolitano a blindare meglio la manovra con ulteriori misure all’insegna del rigore, Berlusconi ha deciso che c’era da utilizzare immediatamente quei “paracadute” che il governo s’era conservato per fronteggiare ulteriori emergenze. In fretta e furia, ieri, s’è cataputalto a Roma per un vertice di maggioranza, con Tremonti e i capigruppo della maggioranza, mentre Piazza Affari segnava rosso, ancora una volta. Nel primo pomeriggio è arrivato l’annuncio del “rafforzamento” della manovra, con le misure-paracadute in grado, si spera, di tranquillizzare i mercati: ritocchi su Iva, pensioni e contributo di solidarietà, subito, poi, a breve la cancellazione delle Province e l’inserimento dell’obbligo del pareggio di bilancio in Costituzione per dare un profilo di riformismo istituzionale alla linea del rigore che il governo vuole ribadire ai mercati. Ovvio, e a quel punto scontato, anche il ricorso al voto di fiducia, che dovrebbe arrivare entro la giornata di oggi, al Senato, con un maxiemendamento che va recepire tutte le modifiche già approntate dalla Commissione Bilancio di Palazzo Madama.

Le tre misure “paletto”
Nel merito, il governo, che ieri s’è riunito in un Consiglio dei ministro straordinario per autorizzate la fiducia, ha deciso l’aumento di un punto Iva, dal 20 al 21%, con destinazione del maggior gettito a miglioramento dei saldi del bilancio pubblico; ed ancora, contributo del 3% sopra i 300.000 euro; infine, adeguamento delle pensioni delle donne nel settore privato a partire dal 2014. «Abbiamo posto la fiducia perché bisogna fare in fretta e approvare in tempi rapidi la manovra, la crisi è grave», avrebbe detto Silvio Berlusconi durante il Cdm. Domani, invece, il consiglio dei Ministri approverà l’introduzione in Costituzione della «regola d’oro» sul pareggio di bilancio e l’attribuzione alle Regioni delle competenze delle Province.

Il monito del Colle
I nuovi paletti alla manovra arrivano dopo l’invito del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a varare «misure più efficaci» e alla luce «della difficile situazione venutasi a creare sui mercati finanziari che sta generando una pressione continua sui titoli di Stato», monito formulato dal Quirinale lunedì sera. La decisione di porre la fiducia e votare la manovra entro oggi, però,  nasce anche dalla necessità di dare risposte immediate in vista del “board” di domani della Bce, quando la Banca centrale europea potrebbe decidere di sospendere il sostegno ai Btp italiani o stabilire un limite temporale. Proprio ieri il commissario Ue Antonio Tajani aveva ammonito a non considerare la Bce come “una grande Cassa per il Mezzogiorno che acquista titoli di Stato”. «La solidarietà europea non deve mai mancare, ma non è che si debba approfittarne – ha avvertito – non si può chiedere ad altri di pagare per i nostri problemi». Ne era convinto anche Napolitano, quando ha invitato il governo a muoversi con maggiore incisività. Anche a costo di rispolverare quel contributo di solidarietà che Berlusconi vedeva come il fumo negli occhi. «Lo sforzo del governo ad avere una capacità di ascolto sulla manovra ha dato l’impressione di incertezza ma lo stop and go è dipeso dalla volontà dell’esecutivo di tenere un orecchio a tutte le proposte in campo», ha commentato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, al termine del consiglio dei ministri.

I veleni spagnoli
Borse e Bce a parte, ieri dalla Spagna era arrivata un sgradevole polemica sulla tenuta dei nostri conti. «L’Italia e la Grecia non stanno rispettando gli obiettivi di risanamento dei conti, creando così sfiducia nei mercati», è stata l’accusa dell’esecutivo di Madrid attraverso il portavoce Josè Blanco. «Stiamo attraversando una turbolenza economica che è evidente ogni giorno», ha dichiarato Blanco intervistato da «Telecinco», proseguendo: «Siamo molto preoccupati perchè alcuni Paesi sono in una brutta situazione e non stanno rispettando i loro obiettivi: la Grecia e l’Italia, che si è rimangiata in pochi giorni il suo piano di aggiustamento». Parole senza fondamento e poco opportune, dal momento che in queste ore è impegnata nel varo di una manovra lacrime e sangue che forse anche il governo Zapatero avrebbe fatto bene ad approvare prima.

Al Senato si apre il dibattito

Nell’aula del Senato ieri è iniziato il dibattito sulla manovra economica, anche se nell’attesa di un probabile voto di fiducia sul nuovo testo annunciato dopo il vertice di maggioranza i tempi si sono dilatati. Il presidente del Senato Renato Schifani, dopo un giro di interventi dei rappresentanti dei gruppi, fra i quali molti lo hanno ringraziato per l’opera svolta in favore di un confronto aperto e costruttivo fra maggioranza e opposizione (in particolare, Maurizio Gasparri per il Pdl, Felice Belisario per Idv e Francesco Rutelli per Api). Dopo aver dato la parola ai relatori di maggioranza e di minoranza, Schifani ha preannunciato che sarebbe scattata la fase della discussione generale. Fuori e dentro l’aula del Senato, però, l’opposizione ha sollevato le consuete critiche al governo, senza placarsi neanche di fronte all’appello del capo dello Stato a fare presto, appello raccolto dalla maggioranza e dal governo: «Sono misure sbagliate. Non si vede ad esempio perchè, in luogo dell’aumento dell’Iva, non si introduca un’imposta ordinaria sui grandi patrimoni immobiliari. L’idea di fondo è sempre la stessa: scaricare il peso del risanamento sui molti e tenere al riparo qualcuno», sottolinea il leader del Pd, Pierluigi Bersani, commentando le ultime modifiche alla finanziaria bis..  Numerose perplessità sulla manovra sono state espresse anche dai centristi. «Come al solito il governo è in ritardo e fa solo oggi quello che avrebbe dovuto fare da oltre un mese». Poi l’annuncio: alla faccia degli appelli del Colle, neanche stavolta l’opposizione voterà la manovra.