Tolleranza zero per i "vandali d’arte"

Tolleranza zero per chi danneggia, imbratto o deturpa i beni culturali o paesaggistici. Oltre gli slogan diventa un testo di legge firmato dal ministro per i beni e le attività culturali, Giancarlo Galan e dal ministro della giustizia, Nitto Palma. L’approvazione del Consiglio dei ministri avvia una rivoluzione copernicana sull’argomento con «un disegno di legge per il conferimento al governo della delega a riformare la disciplina sanzionatoria in materia di reati contro il patrimonio culturale». Un provvedimento che la nota di Palazzo Chigi motiva con «l’intento di contrastare le gravi tipologie di crimini nel settore (furti di beni culturali a carico di enti pubblici e privati, chiese, biblioteche ed archivi, scavi clandestini e contraffazioni di beni)». Da qui «l’inasprimento delle pene, allungamento dei tempi di prescrizione, procedibilità d’ufficio e introduzione di nuove figure di reato. Tra queste il danneggiamento, imbrattamento e deturpamento di beni culturali o paesaggistici, punito con reclusione da uno a sei anni e considerazione dello stato di flagranza quando la documentazione fotografica ne denunci inequivocabilmente l’autore. Particolarmente colpite saranno anche le esportazioni illecite e le violazioni in materia di scavi archeologici». In particolare sono stati introdotti due nuovi reati: uno è il «delitto di danneggiamento, deturpamento e imbrattamento dei beni culturali e paesaggistici» che prevede fino ai sei anni di reclusione. L’altro è il «furto d’arte» che comporta almeno un anno di carcere.
Per Galan, è un provvedimento «di civiltà, garantista e il più possibile liberale. Le pene vengono inasprite solo per consentire una maggiore tutela dei beni culturali». Un aspetto su cui si trova d’accordo il sottosegretario Letta confermando che «quello dei Beni culturali è un ministero chiave nel nostro Paese, ne caratterizza l’identità vera», ricordando che attraverso la valorizzazione del nostro patrimonio «forse potremo trovare la strada della ripresa».

Piazza Navona, il fatto scatenante

Un provvedimento che ha una precisa genesi, come spiega il sottosegretario ai Beni Culturali, Francesco Giro. «È stato concepito all’indomani dell’atto vandalico che ha ferito la città di Roma a piazza Navona, la vorrei dedicare a questo evento e alla città di Roma» ricordando l’impegno dell’esecutivo per Roma Capitale, proprio «in questa fase nella quale siamo molto impegnati sul fronte della tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale che avrà il suo culmine simbolico ma anche concreto e materiale con l’imponente restauro del Colosseo, emblema della cultura nazionale e occidentale». Un testo «accolto con particolare soddisfazione» da Paola Frassinetti, vicepresidente della Commissione Cultura della Camera: «I beni culturali e paesaggistici rappresentano una delle risorse più importanti dell’Italia delle quali spesso ci si dimentica. Invece rappresentano un fattore unificante, in quanto contenute nella stessa Costituzione. Non a caso da due anni in Parlamento c’è l’Associazione parlamentare Articolo 9, nata per difendere il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione. Credo che questo testo possa essere un volano per garantire la massima tutela alla “bellezza” italiana in tutti suoi aspetti».

La tutela della bellezza italiana

Un aspetto che evidenzia Fabio Rampelli, il quale con Fabio Granata ha fondato l’Associazione Articolo 9. È una norma sulla cui approvazione ci auguriamo possano esserci tempi celeri – dice il deputato Pdl – così come ci auguriamo che l’opposizione parlamentare abbia un atteggiamento responsabile e converga con un voto positivo sul provvedimento». Nel merito, «è una norma che è più volte stata invocata e che non ha mai avuto realizzazione e che è tesa a salvaguardare l’autentica ricchezza rappresentata dal patrimonio culturale italiano». Rampelli ricorre a una metafora industriale: «Con la stessa attenzione che i paesi produttori di petrolio e di gas riservano ai loro giacimenti così noi dobbiamo porre sotto la massima attenzione il nostro patrimonio artistico e paesaggistico». Un articolo 9 della Costituzione da rilanciare anche attraverso questo provvedimento, «che può riavvicinare il popolo italiano alla sua tradizione. Finora – incalza il parlamentare del Pdl – abbiamo voluto poco bene al nostro patrimonio materiale e immateriale che rappresentano l’identità nazionale». L’Italia, sollecita Rampelli, «non deve fermarsi. Deve puntare di più sul made in Italy coinvolgendo l’opposizione. Su questi temi non esistono divisioni geografiche o politiche». Un tema al quale ieri ha fatto riferimento anche Giorgio Napolitano, in occasione della sesta Conferenza nazionale degli assessori alla Cultura e al Turismo. Nel suo messaggio augurale il presidente della Repubblica ha infatti ricordato che «nell’attuale difficile fase economica, nazionale ed internazionale, è più che mai necessario valorizzare lo straordinario patrimonio naturale, storico e artistico che è caratteristica peculiare della nostra identità». In particolare «garantendone la conservazione e la tutela, secondo i principi sanciti dalla Costituzione, e promuovendo misure che possano migliorarne la fruibilità e creare nuove opportunità di sviluppo e di occupazione».

Il grazie del sindaco Alemanno

Il provvedimento di Galan incassa a caldo anche il ringraziamento del sindaco di Roma. «Quanto accaduto a Piazza Navona – dice Gianni Alemanno commentando l’approvazione del provvedimento – ci ha mostrato che il danneggiamento delle opere d’arte deve essere considerato un reato grave perché si tratta di un danno non solo contro il nostro patrimonio ma anche contro la civiltà del nostro Paese e in generale contro l’umanità, e pertanto merita l’arresto». Sulla stessa linea la nota del ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini. «La storia ha donato all’Italia un patrimonio che non ha eguali nel resto del mondo e ha fatto del nostro Paese la nazione che detiene il maggior numero di siti dichiarati dall’Unesco patrimonio dell’umanità. Si tratta di un privilegio, questo, che se da un lato ci rende orgogliosi dall’altro ci pone davanti ad una responsabilità particolare nella salvaguardia e nella conservazione delle nostre ricchezze. Una responsabilità a cui il ministro Galan ha fatto fronte in modo tempestivo e concreto».  Oltre gli slogan la tolleranza zero può diventare legge. Ora la palla passa al Parlamento.