Tecniche di stupidimento di massa

Bindi ha il dono della chiarezza. Chiarisce in una frase la linea del ministero della disinformazione che i suoi colleghi – per amore del politichese – a volte impapocchiano. La manovra, che al giudizio europeo appare malgrado tutto credibile e nella buona direzione, è a suo insindacabile giudizio comunque iniqua e non credibile… «perché la presenta lui!». E il “lui” è ovviamente sempre lui, la provvidenziale odierna incarnazione del male assoluto senza cui le Rosy di questo mondo non avrebbero senso di esistere. “Lui” è così sbagliato in termini assoluti, antropologici e disumani, che alla fine della giornata ti fa quasi tenerezza. La manovra potrebbe anche realizzare i suoi obiettivi. Ma non è questo il punto: a firmare la manovra c’è il nome odioso, il che cambia di valenza non il contenuto ma la sua anima. C’è chi ha ragione anche quando ha torto e chi ha torto persino se dovesse avere ragione. Avere un nemico assoluto da sterminare deve essere a suo modo confortevole. E non è che sia una cosa nuova. Queste tecniche di demolizione ad personam si insegnavano nelle scuole sovietiche. La ricetta è semplice: si prende un dato oggettivo (ci sono disagi dovuti alla crisi); anziché tranquillizzare gli animi ci si costruisce attorno un panico mediatico che la faccia percepire a tutti come la cosa più catastrofica che gli sia mai accaduta nella vita; al culmine dell’isteria collettiva si punta il dito sull’untore. Ghigliottina. Una testa che rotola e passa la paura.