Taci. il nemico ascolta

Da giorni decine di pagine della stampa italiana – con riprese estere – sono dedicate alle trascrizioni delle conversazioni private del cittadino B. Conversazioni francamente poco interessanti se non per i pettegoli pruriginosi. Eppure la Procura di Napoli ne ha acquisite centomila, della durata media di cinque minuti. Ci vorranno quattro anni per ascoltarle. Stiamo parlando della stessa città dove la camorra gestisce da anni i rifiuti e le indagini vanno a rilento? Sì. Come ci finiscono sul Corsera tutte le intercettazioni delle conversazioni di B. appena vanno in mano ai magistrati? Mistero. Non sarebbero atti processuali e quindi da non rendere pubblici? In teoria. In realtà funziona al contrario. Normalmente si intercetta una persona quando si sa che ha commesso un crimine: un trafficante di droga per scoprire quando farà la prossima consegna e beccarlo con le mani nel sacco, o un mafioso per arrestarlo prima che ammazzi qualcun’altro. Qui si ascolta un tizio tutti i giorni nella speranza che prima o poi dica qualcosa su cui si possa costruire un’ipotesi di reato. Non sfuggirà a nessuno l’anomalia ulteriore del fatto che il tizio è il presidente del Consiglio. Non c’è nessun Paese del mondo nella storia in cui l’intera struttura di indagine concentri le sue attività sulla vita privata di un solo uomo. E solitamente i capi di governo (quelli cattivi) usano la polizia per spiare gli oppositori. Evidentemente in Italia l’oppositore è Lui.