Si può vivere senza vedere Miss Italia? Yes, we can

Nel day after di Miss Italia, dove l’unica vincitrice è la diciannovenne calabrese Stefania Bivone c’è la fotografia di una sconfitta. Al di là dei complimenti di rito del governatore Giuseppe Scopelliti che mena giusto vanto per la vittoria di una giovane della sua terra, che «rappresenta la tipica bellezza mediterranea». Oltre il soddisfacente (ma non esaltante) dato Auditel (cinque milioni 24 mila spettatori e uno share del 25.93) resta la cronaca di un insuccesso annunciato.

Un insuccesso annunciato

Tutti contro tutti, una organizzatrice furibonda (Patrizia Mirigliani) che attacca viale Mazzini e si lamenta delle «nozze con i fichi secchi», i vertici che latitano. E la risposta affidata al numero due di Mauro Mazza, Gianvito Lomaglio con una risposta della serie, «bambole non c’è una lira». In realtà i settantadue anni della manifestazione si sentono tutti: il trasloco dalla sede storica di Salsomaggiore a Montecatini hanno rappresentato un ulteriore colpo alla solidità del concorso. Sarebbe come trasferire il Festival di Sanremo a Gallipoli. Si può fare, ma se la forza è nella tradizione non si può poi cadere dalle nuvole se il risultato non è più lo stesso. Esperimento per esperimento si poteva cambiare qualcosa, ma ha vinto la pigrizia e non basta affidarsi all’alibi del fatto che non ci siano risorse. Quando scegli come ospite d’onore Lenny Kravitz vuol dire puntare al pubblico di Mtv e non a quello generalista avanti con l’età tradizionale della prima serata di Raiuno che non sa neppure dell’esistenza del musicista americano. Il modello della ragazza della porta accanto, il sogno che riuniva le famiglie funziona ancora? Difficile crederlo dopo avere visto le interviste alle escort che rivendicano con orgoglio le loro scorciatoie per fare carriera. Così come suonava ipocrita e stereotipato la risposta tipo delle concorrenti. Nel mirino delle critiche anche il conduttore Fabrizio Frizzi che, tornato a condurre Miss Italia dopo nove anni, ha ricordato di aver firmato «un contratto per un solo anno». «Sono contento – ha spiegato – perché la Rai e Patrizia mi hanno messo in condizioni di fare il programma che volevo». Il conduttore ce l’ha messa tutta, ma lo stile è quello suo consueto. L’effetto pavloviano per il telespettatore era quello da quiz tv: come se da un momento all’altro Frizzi potesse svelare la vera professione della concorrente di turno, come nel format de I soliti sospetti. Da qui l’accusa di essere stato troppo accomodante con le miss. «È un mio limite, non voglio più convincere nessuno su torti e ragioni, magari qualcuno troverà una formula migliore». Ieri Patrizia Mirigliani si è calmata, dopo aver visto i risultati degli ascolti, meno disastrosi della prima serata.

Le nozze coi fichi secchi

Restano agli atti le accuse pesanti e la conferenza stampa convocata d’urgenza lunedì mattina alla vigilia della finale.  «Dateci gli ingredienti! – ha accusato la figlia dello storico patron Enzo – Le nozze con i fichi secchi non si possono più fare, e non è giusto quello che accade. Mi sono rotta le scatole, siamo al punto che non c’è ancora il presidente di giuria… Miss Italia merita pari dignità del Festival di Sanremo, visto che è un evento al quale l’azienda Rai tiene». Ma la domanda più pressante formulata ieri era: le brave ragazze funzionano ancora? Per la Mirigliani sì. «Miss Italia non è nata con la tv, esiste da 72 anni e continuerà ad esistere». Il contratto con la Rai? «C’è un accordo per due anni con opzione sul terzo». Un format che è sembrato ipocrita, se ben tre concorrenti sono state eliminate prima della gara perché due di loro avevano posato nude. A ciò si aggiunga la formula inflazionata del concorso di bellezza: la gara ormai viene inserita persino alle feste di partito (chiedere informazioni alla Lega, che addirittura ha guadagnato la messa in onda sulle reti nazionali per il suo concorso di Miss Padania e ai dirigenti di Futuro e libertà, che a Mirabello per il secondo anno consecutivo hanno organizzato la contestatissima sfilata di Miss Tricolore). Tutte queste ragazze insieme, belle preparate colte, sembravano quasi la redazione di un Tg nazionale, tipo quello di Sky Tg24 con conduttrici (e conduttori) che sembrano fotomodelli. Perché miss Italia aveva ragione d’essere finquando al telegiornale vedevi Angela Buttiglione, Bruno Vespa e Bianca Maria Piccinino. Ovvio che miss Italia rappresentasse una novità. Oggi, invece, lo standard di ogni programma prevede l’aspetto estetico come fattore determinante: prendete le ultime collaboratrici di Santoro, dalla Borromeo alla Innocenzi. Sarebbero state a loro agio nel cast delle concorrenti di Montecatini. Per non parlare degli show, tra veline, meteorine, letterine, reality, schedine e conduttrici glamour, la “bellezza” impera in tv 24 ore su 24. Ecco perché nei palinsesti del terzo millennio questa miss Italia ha davvero poco senso. A questo punto, dopo l’addio a Michele Santoro e a Serena Dandini, l’abbonato Rai può tranquillamente vivere senza miss Italia.