“Se non ora quando” cercasi: Obama mortifica le donne

Non dev’essere stata una bella notizia per quel «grande movimento spontaneo, stabile, autonomo, inclusivo, ramificato» – tanto per parlare con lo stesso linguaggio usato dalle militanti – meglio conosciuto come “Se non ora quando”. Per loro, che hanno fatto dell’orgoglio rosa una bandiera, scandalizzate dalle notizie dei festini, in piazza per protestare contro il (presunto) maschilismo di Berlusconi, è una brutta botta: Barack Obama, proprio lui, l’idolo del progressismo “democratico”, il presidente che incarna il nuovo sogno della sinistra, idolatrato prima ancora che mettesse piede alla Casa Bianca, ha relegato in un angolo le persone di sesso femminile.
Ma guarda un po’, nella stagione liberal e politically correct di Obama, le donne si sono sentite messe da parte ed escluse dal circolo più ristretto, e tutto al maschile, del presidente. A rivelarlo è stato un libro uscito ieri negli Stati Uniti ma che già da giorni sta facendo infuriare lo staff del presidente per l’affresco di una West Wing – l’ala della Casa Bianca dove si trovano gli uffici – litigiosa, dominata da rancori e faide tali da minare la stessa azione di Barack per la ripresa economica. In particolare il giornalista Ron Suskind racconta in Confidence Men: Wall Street, Washington and the Education of a president (gli uomini di fiducia: Wall Street, Washington e l’educazione di un presidente) del risentimento delle donne chiamate a lavorare con Obama che a un cena dello staff, nel novembre del 2009, si lamentarono direttamente con il presidente del fatto che si sentivano poco considerate e ascoltate, e spesso tagliate fuori dalle discussioni più importanti. A questo punto Obama fu costretto a intervenire personalmente per riorganizzare il lavoro dello staff in modo di rivalutare il ruolo delle donne, si legge ancora nel libro.
«Ci sono stati dei problemi nei primi mesi dell’amministrazione in cui le donne sentivano che non si era ancora capito quale ruolo potessero avere nel circolo più ristretto dei consiglieri della Casa Bianca», ha ammesso, intervistata dal Washington Post , Valerie Jarrett, uno dei principali consiglieri di Obama e anche amica di famiglia. «La maggior parte di loro non avevano lavorato nella campagna elettorale e così non avevano una relazione personale con il presidente», afferma ancora la Jarrett, cercando di minimizzare quanto scrive Suskind che, in effetti, non fa altro che riportare dichiarazioni che nei mesi scorsi ha raccolto durante una serie di interviste a tappeto con collaboratori, ed ex collaboratori, della Casa Bianca. E uno degli attacchi più duri arriva infatti da Anita Dunn, ex direttore delle comunicazioni della Casa Bianca: «Questo posto sarebbe definito in tribunale un ambiente di lavoro ostile per le donne, perché in effetti corrisponde a tutte le sue caratteristiche». Ma la Dunn ha subito smentito, accusando il giornalista di aver estrapolato dal contesto le sue parole. Nel libro viene anche descritta la disputa tra Christina Romer, ex capo del Council of Economic Adviser, con Lawrence Summer, ex capo consigliere economico del presidente, che avrebbe volutamente escluso la collega economista da una riunione importante: «Ero stata avvisata prima di arrivare a Washington che alla West Wing circola sempre molto testosterone», ha detto la Romer che intanto è tornata a insegnare a Berkley. La situazione ha del paradossale, se le “accuse” fossero vere, sarebbe un trauma progressista. Ci si aspetta un’altra piazza, un’altra ondata d’indignazione contro quell’Obama che delude. “Se non ora, quando”?