Se in piazza c’eravamo noi era eversione

Era il 1° aprile 1993. La Prima repubblica cadeva nel vortice di Tangentopoli. Un centinaio di ragazzi del Fronte della Gioventù guidati dall’attuale vicepresidente del Parlamento europeo Roberta Angelilli e dall’attuale sindaco di Roma, Gianni Alemanno, fece un girotondo, tenendosi per mano, attorno alla Camera. I ragazzi indossavano tutti una maglietta con la scritta “arrendetevi siete circondati”. Il Corsera montò un caso al limite del demenziale, inventando insulti, minacce, violenze e saluti romani mai verificatisi, come accertarono le successive indagini. Il ministro dell’Interno Mancino fu costretto a chiedere addirittura pubblicamente scusa per aver “sottovalutato gli squadristi” e la mattina dopo scatenò la polizia in decine di perquisizioni domiciliari e altrettante denunce. Disse che era in corso una «campagna torbida di disinformazione e di diffamazione» cui bisognava reagire, così come a «questo clima di dissennato attacco alle radici stesse della democrazia». «Le forze dell’ordine – accusarono i deputati – non sono intervenute per reprimere e punire l’oltraggio al Parlamento». D’Alema dichiarò: «È uno schifo. Qualche questore dovrà rispondere di quello che e’ successo!». E Ayala: «È un fatto gravissimo, ma la tenuta democratica del Paese non è in discussione». Erano altri tempi. C’erano ancora la Dc e il Pci e il Parlamento era cosa loro. Oggi ci sono aggressioni e minacce vere, ma sono contro il centrodestra. E allora va tutto bene.