Sì, esiste anche un’Italia di m…

Esiste anche un’Italia che ti fa dire “io me ne andrei”. Quella dove si spia il presidente del Consiglio anziché i mafiosi e poi si passano ai giornali stralci delle intercettazioni. L’Italia di quelli che quelle intercettazioni (comprate? fornite da dipendenti pubblici compiacenti?) le pubblicano e le passano alla stampa estera perché faccia a pezzi il nostro Paese. L’Italia dei magistrati che abusano del loro potere ma non pagano mai. L’Italia di quelli che gridano “1, 10, 100 Nassiriya” e quella di chi brucia il tricolore. Quella di chi imbratta i monumenti, sfregia le targhe degli infoibati, ruba pezzi di statue, saccheggia le tombe. L’Italia del “Franza o Spagna purché se magna” e l’Italia degli imboscati. L’Italia del “le tasse le paghi qualcun’altro”. L’Italia del dipendente pubblico che fa la fila alle poste mentre dovrebbe essere al lavoro e si lamenta a voce alta dicendo “ci sono otto sportelli e solo due impiegati! Ma qui in Italia non lavora nessuno?”. L’Italia della figlia del senatore comunista con pensione d’oro che aggredisce Brunetta presentandosi come portavoce dei precari. L’Italia di quei giornalisti (quasi tutti) che, pur sapendo di mentire, hanno scritto che il ministro – dicendole “voi siete l’Italia peggiore” – aveva voluto insultare i precari. L’Italia di quelli che gridano “fascista” a Sacconi perché ha attaccato i cattivi maestri degli anni Settanta e quella dei conduttori che prendono 50mila euro dalla Rai per fare una puntata sugli “sprechi della Casta”. L’Italia di chi è andato in pensione a 48 anni e fa due lavori in nero. Quella dei falsi invalidi e di quelli che hanno avuto per trent’anni il distacco sindacale, non hanno lavorato un giorno e beccano la pensione. Quella di chi fa fatture false e di chi non le fa affatto. Quella dei comici prestati alla politica e dei cantanti miliardari che fanno i Che Guevara da salotto. L’Italia degli invidiosi che gioiscono per le disgrazie altrui, che strisciano dal potente per una spintarella e gli sputano addosso quando cade in disgrazia. Quella che ha il maggior numero pro-capite di telefoni cellulari al mondo ma non ne produce. Quella dei calciatori che scioperano, delle banche che fanno anatocismo frodando i correntisti. L’Italia di quelli che hanno rubato negli anni Settanta, depistato negli anni Ottanta, svenduto le aziende nazionali negli anni Novanta, tentato di consegnare il Paese alle banche d’affari nel Duemila e che sabotano oggi la nazione perché vogliono per sé i posti di comando. L’Italia di chi antepone se stesso all’Italia. E guardiamoci un po’ tutti allo specchio.