«Sì alle primarie, purché non diventino un pastrocchio…»

Primarie per legge anche per il premier? La proposta di Andrea Augello ha riacceso il dibattito nel partito. Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori del Pdl, raccoglie la sfida e rilancia.

Senatore Quagliariello, ieri il sottosegretario alla Pubblica amministrazione ha lanciato la sua proposta per le primarie del Pdl anche per il premier. Una delle differenze sostanziali rispetto a quella vostra è che diventano elezioni vere e proprie, un anno prima della scadenza della legislatura o della consiliatura. Qual è il suo giudizio su questa proposta?

Innanzi tutto bisogna dare atto al senatore Augello di essere stato fra i primi, e non da oggi, a tentare di portare il tema delle primarie sul piano delle proposte concrete. L’idea lanciata da Augello pone il tema della trasparenza e dell’istituzionalità delle procedure. Personalmente, tuttavia, sono maggiormente favorevole a un’ipotesi di primarie che siano più chiaramente connotate come strumento a disposizione dei partiti e dunque fermo restando il controllo di soggetti pubblici facciano capo ai partiti stessi. E ho anche qualche perplessità sull’idea di fare le primarie un anno prima delle elezioni: una campagna elettorale di un anno è troppo lunga.

La candidatura di Berlusconi alle elezioni del 2013 condizionerà la possibilità di fare le primarie o meno? Insomma, hanno senso solo se non si presenta Silvio Berlusconi?

Se Berlusconi decidesse di ricandidarsi nel 2013, l’idea di indire le primarie per il candidato premier del Pdl sarebbe pleonastica, un’ipocrisia. Le primarie si svolgono se c’è una scelta da compiere: non credo che qualcuno si candiderebbe in antitesi al leader carismatico. Aggiungo, in termini generali, che le primarie per la scelta del candidato premier avrebbero maggior senso se il capo del governo venisse eletto direttamente dal popolo come avviene per i sindaci e i presidenti di provincia e regione.

Possiamo andare per esclusione dicendo che cosa non devono essere le primarie del Pdl?

Innanzi tutto non devono essere un pastrocchio ma seguire criteri e procedure fissati dalla legge. Un partito deve essere libero di ricorrere o meno alle primarie, ma se lo fa deve attenersi alle regole. In secondo luogo, non devono essere considerate un fine salvifico ma un mezzo, uno strumento per migliorare la qualità dei candidati, anticipare la mobilitazione elettorale, trasformare in energia positiva le conflittualità interne che inevitabilmente scuotono le forze politiche quando c’è da scegliere una candidatura.

Che idea si è fatto delle primarie del Pd? Per anni sono state criticate dal centrodestra. Perché questo cambiamento di rotta?

Il passare del tempo, e soprattutto la sconfitta alle ultime amministrative, hanno reso evidente che in ambito locale il ricorso alle primarie costituisce ormai un vantaggio per i nostri avversari e un fattore penalizzante per noi, per le ragioni che ricordavo poc’anzi. Resta la critica per l’approssimazione con cui il Pd ha gestito questo strumento, e che ha prodotto esperienze fallimentari come quella delle primarie di Napoli. E aggiungo anche, non per malizia ma per amore di verità, che il Pd è stato in qualche modo costretto a inventarsi questo sistema per mancanza di un leader naturale, problema che il centrodestra dal ‘94 non ha mai avuto. Tuttavia, va riconosciuto ai nostri avversari di aver compreso che le primarie avrebbero potuto rappresentare un fattore positivo".

Gli ultimi sondaggi danno un calo di consensi per tutte le forze politiche e i loro rispettivi leader. Anche le forze d’opposizione. Le primarie possono servire come antidoto all’ondata dell’antipolitica?

Tutta la politica sconta in questo periodo il peso di una crisi globale che si ripercuote sulla vita delle persone, e sarebbe stato strano il contrario. Non ho mai creduto alla funzione salvifica dei sistemi elettorali e non inizierò quindi attribuendo virtù messianiche alle primarie. Tuttavia, è evidente che un sistema in grado di incentivare la mobilitazione e coinvolgere i cittadini nella scelta dei candidati non può che giovare all’atteggiamento dell’opinione pubblica nei confronti della politica e dei suoi riti.

Con le primarie serve anche una legge elettorale nuova?

Non legherei il tema della legge elettorale a quello delle primarie, quanto piuttosto a una complessiva rivisitazione dell’architettura istituzionale del nostro Paese. La legge elettorale è un mezzo e non un fine: tutto si può migliorare, ma senza rinunciare al bipolarismo e a quella governabilità che l’attuale sistema, anche se certamente imperfetto, ha fin qui garantito.

Con le primarie alle amministrative e ancor prima alle regionali, si sarebbe potuto ottenere qualche sindaco e qualche governatore in più?

Non mi piace lo sport di scaricare la croce addosso a qualche capro espiatorio, ma è difficilmente smentibile che con una diversa scelta delle candidature alcune delle recenti sconfitte, sia alle amministrative che alle precedenti regionali, si sarebbero potute evitare.

Quante possibilità abbiamo di vedere le primarie nel Pdl in tempi brevi?

Il segretario Angelino Alfano ha mostrato fin dal primo momento grande sensibilità per questo strumento. Ha istituito un apposito tavolo presso il partito per definirne le caratteristiche nel modo più rigoroso possibile, e credo che molto presto di questo lavoro si vedranno i frutti.