Roma violenta? La sinistra legga i numeri

Roma violenta, escalation della microcriminalità, cittadini allo sbando, strapotere di gang e bande di delinquenti, “eredi” della banda della Magliana. La sinistra, da sempre poco attrezzata in materia di sicurezza, prova uno strano godimento a soffiare sul fuoco per mettere alla sbarra il sindaco Gianni Alemanno e la giunta capitolina. «Roma sta vivendo un periodo di violenza mai vista prima, con il ripetersi di omicidi  come se fossimo ripiombati negli anni ‘70», azzardano dalle file dell’opposizione accusando il primo cittadino di limitarsi agli spot. Se il Campidoglio usa il pugno di ferro è accusato di rigurgiti post-fascisti, se mette il tema della sicurezza cittadina in cima all’agenda è accusato di cavalcare il sentimento di paura dei cittadini a fini elettorali (vedi il caso Reggiani), se ci scappa la sparatoria, è accusato di restare alla finestra, se combatte e riduce il crimine, meglio tacere.

I numeri “veri”

Ma i numeri, come per la lotta alla mafia e all’evasione, smentiscono la vulgata progressista. Basta leggerli senza la lente di ingrandimento della propaganda: l’enorme spiegamento delle forze di polizia sul territorio, il potenziamento dei mezzi, la stretta sinergia tra amministrazione, Prefettura, Questura e Viminale, i continui monitoraggi e setacciamenti dei quartieri più a rischio danno risultati concreti e confortanti. L’ultimo esempio viene dalla cattura lampo dell’uomo che martedì sera nel quartiere San Basilio ha investito un romano di 68 anni, riducendolo in fin di vita. In poche ore oltre venti pattuglie di polizia e carabieri hanno settacciato la zona e arrestato il pregiudicato romano.

Blitz e arresti record

Non si contano negli ultimi mesi i blitz notturni dei carabinieri nelle zone più a rischio della capitale, da Tor Bella Monaca al Trullo, da San Lorenzo a Bastogi, da San Basilio alla Magliana e Tor Pignattara mentre proseguono a ritmo continuo i controlli preventivi in tutta la città. Numeri e non spot pubblicitari che, a dispetto degli allarmi e degli Sos a orologeria de L’Espresso, fanno di Roma una delle città più sicure d’Europa se paragonata a Madrid, Londra, Parigi e Berlino.
Solo negli ultimi giorni il lavoro congiunto di polizia e carabinieri ha portato all’arresto di 25 persone per reati legati allo spaccio di stupefacenti, furti e rapine (19 pusher finiti in manette, 10 giovani segnalati sorpresi ad acquistare dosi di stupefacenti, 6 le persone arrestate, altre 16 quelle denunciate in stato di libertà, 85 le prostitute fermate lungo alcune strade delle periferie).

La città non è violenta
Dopo gli allarmi agostani un vertice tra Alemanno, il ministro Maroni e il questore di Roma, ha istituito un pacchetto “ad hoc” e in pochi giorni sono stati impiegati 360 nuovi agenti. Altro che Bronx e Far West, chi lo dice scherza con il fuoco generando falsi allarmi tra i cittadini. Ieri il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, ha rotto il silenzio: «Di sicurezza parlano tutti, sarebbe bene che a farlo fosse invece solo chi se ne occupa da anni. In giro ci sono troppi professori, troppi sociologi che salgono in cattedra: danneggiano l’immagine della città e del Paese». Pecoraro è stanco dei luoghi comuni, «finiamola con questi paragoni che rischiano di trasformarsi in un boomerang». Anche sulle gang emergenti la verità è molto lontana dalle improvvisate letture dei criminologi di turno. «Ma quali pericolose bande, si tratta di piccoli gruppi, non vera mala. Sui 27 omicidi del 2011 solo uno (De Masi, a gennaio) ha collegamenti certi con i clan. Roma è una metropoli che mobilita quattro milioni di persone: è ovvio che ci possano essere situazioni di tensione che sfociano in casi estremi. Niente a che vedere con ciò che accade nelle altre capitali europee, dove le forze dell’ordine non possono entrare neppure in alcune periferie».

“Patto per Roma sicura”

Monitorare il fenomeno municipio per municipio con controlli capillari. Il prossimo “Patto per Roma sicura” prevede l’istituzione di gruppi interforze composti da poliziotti e carabinieri: più agenti in strada per il monitoraggio del territorio, un nuovo decreto legge per rafforzare i poteri dei sindaci a emanare ordinanze, una struttura per il controllo delle bande territoriali con vocazione alla criminalità. «La nostra amministrazione – riassume Giorgio Ciardi, delegato del sindaco per la sicurezza – ha lavorato con efficacia dimostrando una strategia vincente che ha portato negli ultimi tre anni alla complessiva riduzione dei reati su tutto il territorio». Il procurato allarme della sinistra non fa bene alla città, «a dispetto dei media, gli addetti ai lavori ci dicono che non c’è un allarme criminalità. Non ci sono zone franche come in altri Paesi – spiega Ciardi –  c’è una grande attenzione alle nuove bande locali di quartiere legate allo spaccio, che purtroppo si stanno fronteggiando non con le catene ma con le pistole. Non bisogna abbassare la guardia e soffocare il fenomeno dall’origine». Pur non avendo competenze specifiche, il sindaco si è attivato personalmente nei confronti del ministero dell’Interno chiedendo nuove strutture e nuove risorse. Anche Alfredo Mantovano, sottosegretario all’Interno, in prima fila su tutto il territorio nazionale, spegne gli allarmi: «su 26 omicidi dall’inizio dell’anno, non più di due sono legati alla criminalità organizzata. La maggior parte sono fatti intrafamiliari o di follia personale».