Roberto Cavalli e l’antifascismo chimico

Sembra una di quelle vecchie canzoni di musica alternativa, con il riccastro snob che fa l’antifascista e poi si trastulla con divertimenti, per così dire, “artificiali”. Macchiette? Stereotipi? Macché, quelle band avevano capito tutto. Leggere, per credere, le dichiarazioni di Roberto Cavalli rilasciate nel backstage della sua ultima sfilata. Sì, lui, lo stilista. Che però non si fa trascinare nell’abisso del frivolo dal frenetico modo delle passerelle. Ha una coscienza sociale, lui. Un impegno politico. Ed ecco che se ne esce con varie ed eventuali sui massimi sistemi: «Oggi c’è un gran vuoto e il vuoto mi fa paura», spiega. E qui siamo ancora al livello dell’«abbasso la fame nel mondo». Ma il nostro eroe entra nel dettaglio: «Sono un antifascista, ma ricordiamoci che Mussolini uscì in un momento di crisi simile e questo è il mio timore. Non considero Berlusconi come Mussolini, lui è più bonaccione». Accidenti, che previsioni altisonanti. Certo, Silvio è bonaccione. Ma questo basta a garantirci dal baratro della dittatura? Certo che no, che domande. E allora bisogna attrezzarsi. Scendere in piazza. Raccogliere tutti i sinceri democratici. Andare in montagna. Dicci, Roberto, che dobbiamo fare. Pendiamo dalle tue labbra. Un tuo solo gesto, Roberto. Una parola. Parla, Roberto… Roberto? Ci sei? Poi il vaticinio sgorga inaspettato e quasi crepuscolare: «Oggi – dice fissando idealmente l’orizzonte – c’è un cielo nerissimo. Però io prendo il Prozac e torno di buon umore». Sguardi imbarazzati in sala, qualcuno tossisce, altri si fissano le scarpe. I cronisti si affrettano a precisare che lo stilista «ironizzava». Sarà sicuramente così, ma a noi la lezioncina di storia e il sermone morale da gente così fa un po’ ridere. Per non piangere. Pastiglia?
PS: Nel frattempo pare che Sabina Began abbia dichiarato di essere «comunista». Appunto…