Pdl: ci vuole meno libertà  e più popolo

Grande attivismo nel Pdl. Convention, incontri, dibattiti. Ma sono tutti riconducibili ad iniziativa personale. Molte teste, molte voci. Fortunatamente molte di queste teste hanno anche un loro “popolo”, un seguito elettorale, una capacità di aggregare. Forse il destino del centrodestra è di essere sempre più plurale. Difficile compito sarà tenerlo insieme, per chicchessia. Giuste le richieste di maggiore democrazia e partecipazione. Che non sono la stessa cosa. Tesseramenti, primarie, preferenze. Ben venga qualunque strumento riavvicini il popolo alla politica e al partito. Sperando che non significhi balcanizzare ancora di più il movimento con signorie che spostano pacchetti di tessere e voti all’interno ognuno di un proprio “cerchio magico”. Sarebbe un risultato poco auspicabile. Cento manifestazioni di mille persone in cui ognuno schiera le truppe da mostrare al Segretario sono un bel risultato. Ma perché il Pdl non è in grado, come qualsiasi altro partito, di lanciare una campagna di mobilitazione coordinata, di tutti e per tutti? Magari con uno slogan trito e ritrito (tipo “dal Popolo, per il Popolo”) che rilanci la presenza del movimento? Perché il senso del manifestare politico non è mostrare ai capi i propri “numeri”, ma mostrare al nostro Popolo che ci siamo, non abbiamo paura di confrontarci e, soprattutto, che non stiamo tutti chiusi nei palazzi.