Nostalgia della Patria perduta

Parlare l’8 settembre dell’Otto settembre è un rischio che i saggi consigliano di evitare. Ma gli uomini saggi spesso perdono occasioni. La data di oggi ci fa pensare inevitabilmente non a Badoglio, bensì al libro di Ernesto Galli della Loggia La morte della Patria che uscì nel 1996, quando già la destra era arrivata per la prima volta al governo, perdendolo dopo pochi mesi non già per volontà degli elettori, ma perché la Lega aveva lasciato la maggioranza. Il libro fece nascere un dibattito su due livelli: uno, assolutamente banale e di chiusura, nel quale Galli della Loggia venne stigmatizzato come revisionista per aver descritto la Resistenza come mito di parte; l’altro, finito in secondo piano, sulla necessità e possibilità degli italiani di tornare a pensare a se stessi come a una Nazione. Eppure non serve una memoria condivisa per rifondare uno spirito di Patria. In Irlanda del Nord, il primo governo unitario è stato costituito dai due partiti – repubblicano e unionista – fino ad allora radicalmente opposti. Negli Stati Uniti si riuscì a trovare, in un Paese massacrato dalla guerra civile tra Nord e Sud, l’energia e la volontà di trasformarsi per un secolo nella più grande potenza mondiale. La Germania, riunita solo dal 1989, è rapidamente diventata l’asse portante del progetto europeo. L’Italia è ancora bloccata dall’impossibilità di andare oltre le guerre civili. Anzi, sembra inventarne ogni giorno di nuove.